Tano Festa

Biografia

Foto Tano Festa

Nato a Roma nel 1938, e qui è morto, per aver consumato l'esistere, nel gennaio del 1988.

Autoritratto postumo di Tano Festa

Nella galleria romana di Francesco Soligo, il pittore Tano Festa si lascia intervistare da Dimitri Buffa. il maggio 1987: uno è un grande protagonista dimenticato della pittura italiana; l'altro, un ammiratore con il registratore in mano.
Dopo la morte del pittore il 10 gennaio scorso, Buffa chiede spazio, nella speranza che questa intervista possa rimanere come il "ritratto di un pittore con una grande anima".

Tano Festa, come è iniziata la tua avventura nella vita e nell'arte?
Sono un pittore. Nato a Roma e perciò cattolico, apostolico e romano. Anche se sono in troppi a dirlo. La mia carriera inizia ufficiosamente da bambino. Mi ci ha spinto mio padre che dipingeva per hobby; ufficialmente ho iniziato ad esporre in una collettiva con Angeli, Festa, Schifano e Uncini. Io appartengo a quella che fu, a torto, definita "pop art" italiana. Ora, quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano "pop artist" perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l'ispirazione. Noi italiani siamo stati "popular" perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l'arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale.
Jasper Johns, Oldenburg e Wahrol potevano invece bene esprimere l'arte con la bandiera americana, con i barattoli di zuppa e con i pennelli in bronzo. Quegli oggetti più che altri rappresentavano la cultura americana ed era logico e giusto, per loro, enfatizzarli. Ma io dovevo fare i conti con Leonardo e Michelangelo, non mi potevo mica inventare niente.

Che importanza ha avuto, per te, la figura di Andy Wahrol?
Per me il suo periodo più valido rimane quello in cui rappresentava i travestiti negri, gli omosessuali da strada in cui coglie proprio il senso dell'America di quegli anni, tra mito e disperazione. Sono poi gli stessi personaggi che non a caso Lou Reed evocherà in quella canzone, Take a Walk in the Wild Side, che tu sai quanto mi piace, come del resto tutta la musica dei Velvet Underground.

Ma quali sono state le tue scelte più importanti?
È giusto chiedermelo, visto che poi, in definitiva, si parla di me. Dunque, come ti dicevo, gli italiani rovesciano il metodo americano. E così Festa parte dal particolare del quadro di Michelangelo e Schifano da quello di Leonardo. Nel 1962 con gli Albinoni,sculture in legno colorate in nero e oro, che ha Franchetti (il collezionista che più di ogni altro ha creduto nel pittore scomparso, standogli vicino fino all'ultimo), io mi immedesimo in un chierichetto in chiesa. Nasce così, in me, l'idea di benessere legata al cattolicesimo e, per questo, decido di consumare l'arte di Michelangelo. Ma in quella generazione credo di essere stato il solo a capirlo fino in fondo. Adesso tutti parlano di me solo in relazione a quelle persiane che mi perseguitano di Biennale in Biennale. Però io ho fatto dell'altro e continuo a fare altro, come puoi vedere dai quadri qui intorno. In me, forse, hanno influito Matta, Tobey, De Kooning e anche Pollock. Ma è nel 1962 che inizio a fare arte popolare.
Fondamentale fu l'invito di Sidney Janis a New York per quella mostra che si chiamava "The New Realism". Come me c'erano Schifano, Baj, Rotella e altri, che adesso non ricordo; quello che ricordo è che nessuno di noi voleva credere a quell'invito. Pensavamo fosse uno scherzo. Nel 1964 arriva la prima Biennale di Venezia dove viene esposta (per la prima volta) una delle mie persiane che poi, come ti dicevo, ha continuato a perseguitarmi anche in seguito. Era l'anno della morte di Morandi.

E gli anni Sessanta? Cosa simboleggia l'onnipresente Angelo di Norimberga?
Doveva sfatare questo mito italiano, già mutato dall'Umanesimo, del tedesco d'acciaio, nazista forse inconsapevole, gotico. L'angelo si rifà alla cattedrale, ma anche al processo di Norimberga. Come quando ho ridipinto la Creazione pensavo ad Eva, ad Adamo ma anche a quel poveraccio del serpente.

Qual è la spinta interiore dell'artista Tano Festa? La visione?
Ora dipingo in maniera più figurativa. Questi quadri che vedi nascono da un'intuizione, un'immagine della storia o magari da un film che guardo in televisione e poi sogno. In questo preciso momento tutte le mie opere nascono così. Sono i fantasmi della mia cultura e, soprattutto, le immagini che mi bombardano il cervello tutti i giorni, dal teleschermo. Figurativamente mi colpisce molto Ligabue, ma anche la pittura dei guatemaltechi.

Qualcuno ti ha definito come l'ultimo dei pittori maledetti. Ti ci vedi?
No, io sono un errante. Prima viaggiavo moltissimo ma ora, con questa salute che mi ritrovo (il pittore soffriva di cirrosi cronica, di continue emorragie e di gotta). Abito al Portuense, solo, con mia madre e mia sorella. Lo studio non ce l'ho, dipingo in galleria da Francesco Soligo e quei pochi sprazzi di lucidità che non uso per dipingere, li destino all'organizzazione economica. Ma questa storia dell'artista maledetto è un'invenzione, o forse una convinzione, del buon Franchetti. "Festa si autodistrugge, Festa di qui, Festa di là", mi ha voluto cucire addosso 'sto personaggio, tanto che mi devo ricordare, se lo incontro, di dirgli di pensare ai fatti suoi. Pensa ai fiori di Gauguin: io non ne ho mai fatto la copia.

Non ti meravigli del successo all'estero dei tuoi colleghi più giovani, penso alla Transavanguardia, tu che, per una ragione o per l'altra, in America non hai mai sfondato?
No, non mi meraviglio affatto, perché io Cucchi, Chia e gli altri li stimo e li ammiro e li conosco bene fin da quando dipingevano per centomila lire a quadro. Alla fine sono stati solo un po' più fortunati di me. Pensa che io nel 1967, mentre stavo negli Stati Uniti, ho dovuto smontare tutta una mostra e riportarmi le tele in Italia perché il mio gallerista morì all'improvviso. Mi dovetti riprendere le opere perché, mi fecero capire, era meglio che me ne andassi. A Roma quei quadri li ho poi esposti alla mostra intitolata "Michelangelo according to Tano Festa".

Come influiscono le tensioni della società nella tua pittura? Come dovrebbe essere per te l'atélier di un artista?
Le immagini sono troppo spinte in avanti rispetto alla realtà. La pubblicità, i computers: si sta superando il livello di guardia.
Fondamentalmente dipende anche da chi sta dietro alla macchina. In fondo anche Molinari aveva la mania della cibernetica. Io però, non sono giapponese. Poi mi parli dello studio: ti ho detto che non ce l'ho più. Ma se l'avessi, dovrebbe essere come un grande giocattolo psichedelico con la musica dei Genesis e dei Pink Floyd.

Cosa ha fatto lo Stato italiano per pittori come te?
Fin troppo aperto nello spalancare le porte delle galere. Anche io ho avuto le mie colpe, sono un provocatore, ma non pensavo di meritarmi le manganellate che mi diedero qualche anno fa a Piazza Navona, perché non avevo i soldi per pagare il ristorante Tre Scalini. I miei debiti li ho pagati. Una volta, fu solo grazie a Guttuso se riuscii ad uscire dal carcere di Palermo; un'altra volta ero finito dentro a Catania, perché ero scappato con una macchina rubata, per scherzo, nel cortile della Rai a via del Babuino. Dentro c'erano i documenti di un giornalista francese: mi prese il raptus di identificarmi in lui. Quando mi arrestarono, recitai la parte del giornalista francese e scrissi anche a mia madre dicendole di rivolgersi all'ambasciata di Francia perché ero prigioniero a Catania. Solo quando chiesi i colori per dipingere qualcuno si insospettì e chiamò la questura di Roma che mandò un ispettore in Sicilia per identificarmi. Anche quella volta lì, se sono uscito, lo devo a Guttuso. Fosse dipeso da me, mi sa che buttavano via la chiave.

C'è qualcosa d'altro che vorresti dire?
E che ti devo dire? Chiamami un tassi che devo andà a Campo de' Fiori. Spero che questa sia l'ultima intervista.

Intervista di Dimitri Buffa.

Mostre Personali:

1990
Galleria Spazio Arte, Perugia

1991
Artrandom - Kyoto Shoin,Japan
Galleria Tenza, Bologna

1991-92
Associazione Culturale Mondo Arte, Roma
Studio Soligo, Roma - De Pictura"

1992
Circolo del Golf "Le Molinette", Cernusco sul Naviglio Studio 5, Bologna
Galleria l'Indiano, Firenze

1992-93
Galleria La Polena, Genova

1993
Galleria Granelli, Livorno

1994
LodiArte, Salsomaggiore Terme

1995
Ciocca-Raffaelli Contemporanea, Milano
Caterina Fossati, Torino
Studio d'Arte Viola, Galliate

1996-97
Galleria d'Arte Hausamman, Cortina
Studio Soligo, Roma

Mostre collettive:

1989-90
Palazzo Civiltà del Lavoro, Roma

1990
Villa Malpensata, Lugano
Salone delle Esposizioni, Comune di Fiuggi
Galleria Netta Vespignani, Roma
Pinacoteca di Macerata, Macerata

1990-91
Esposizione Nazionale Quadriennale d'Arte,
Palazzo delle Esposizioni, Roma

1991
Galleria d'Arte Moderna, Paternò
Palazzo dei Congressi, EUR, Roma
Galleria Pio Monti, Roma
Galleria Il Canovaccio, Roma
Milano "63 opere da collezione" Mostra a domicilio(Gennaio)
Milano"64 opere da collezione" Mostra a domicilio (febbraio)
Milano"64 opere da collezione" Mostra a domicilio (aprile)

1991-92
Galleria Fontanella Borghese, Roma
Galleria Cinquetti, Verona

1992
Castello Aragonese, Ischia
Ippodromo di Capannelle, Clob Hoose, Roma
Milano, Banca Commerciale Italiana
Milano -"64 opere da collezione" Mostra a domicilio (febbraio)
Milano -"64 opere da collezione" Mostra a domicilio (maggio)

1992-93
Vente Museum, Tokyo

1993
XLV Biennale di Venezia, Ca'
Pesaro, "Fratelli" Francesco Lo Savio -
Palazzo delle Esposizioni, Roma
Progetto Firenze per l'Arte Moderna

1993-94
The Murray and Isabella Rayborn Foondation, New York

1994
Galleria Netta Vespignani, Roma
Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Galleria Dell'Oca, Roma
Progetto Firenze per l'Arte Moderna
Milano - "La Collezione d'Arte di Marta Marzotto"

1994-95
Guggenheim Museum, New York
XII Biennale città di Penne

1995
RipArte'95, Roma- Mostra
internazionale di Arte contemporanea Triennale, Milano
Kunstmuseum, Wolfsburg
Teatro G. Verdi, Castel San Giovanni (PC)

1996
Biennale Di Firenze, Firenze Sala
Bianca e Sale del Finrino
Banca di Corte, Castelbuono

Per gli aggiornamenti sulle ultime esposizioni dell'artista si rimanda all' Archivio Appuntamenti