Hugo Demarco

Critica

... Ma ancora più sbilanciata sul fronte della ricerca cromaticoluministica fu l'avventura di Hugo Demarco. La sua permanenza ufficiale nel gruppo fu, in verità, di breve durata. Contribuì a costituire il "Centre de Recherche d'Art Visual", ma se ne andò dopo pochi mesi, non partecipando alla fondazione del GRAV. All'inizio fu una delle personalità trainanti in quella nuova frontiera, dimostrando una fortissima tensione etica nell'indirizzare il lavoro, l'impegno verso orizzonti di rigore e di modernità nello stesso tempo. Ma sempre si trattava di tensione individuale - come ogni pulsione etica profondamente assimilata - e soprattutto la ricerca di Demarco troppo si scostava da quella urgenza di messaggio, di comunicazione socializzante che rimaneva uno dei presupposti del GRAV. Demarco era pur interessato a favorire una cultura della percezione visuale, ad educare lo spettatore verso una percezione libera, quindi più matura; ma riconosceva all'artista anche una valenza individuale di attore primario di questa liberazione, attraverso l'esito artistico, attraverso l'opera plastica, testimonianza infine irripetibile di un'ascesi culturale e scientifica, se non propriamente estetica. Con lui l'artista restava, o tornava, sacerdote, se non del bello, certamente del vero, della purezza sensibile, liberata dalle incrostazioni, dalle false percezioni.
E la verità consisteva tutta nel colore, riconosciuto nella sua spazialità integrale; nella sua disponibilità, cioè, a svolgere nello spazio un ruolo preciso, costruttivo; allo stesso tempo ad autogenerarsi e a generare: "Ogni opera di Demarco motiva lo spazio in modo specifico, e la stessa opera genera continuamente nuovi spiazzamenti percettivi. La materia acquista un proprio potenziale espressivo e creativo nella trama mobile, ma l'immaginario è incanalato verso canali retorici molto stretti, rime ritmi rigidissimi: salta fuori l'utopia, cioè un modello organizzativo della realtà".

Giovanni Granzotto
[da "Le Parc, Garcia Rossi, Demarco - e altre testimonianze del cinetismo in Francia e in Italia", Edizioni "Verso l'arte", "Una storia molto latina"]