Riccardo Gusmaroli

Critica

Il Peso della Leggerezza

"Vorrei parlare del vento: questa forza che rende le cose leggere, che movimenta e trasporta, che rende leggere anche le cose pesanti. il vento è un attimo di grazia. Le forme create dal vento sono sempre delle forme di energia, di movimento. il vento, inoltre, rende le cose provvisorie, è dà anche la dimensione del tempo, perché realizza nelle forme la successione di istante dopo istante dopo istante..." (1).
Se ce un artista che ha saputo indagare l'aspetto nascosto delle cose, la componente invisibile del vedere, questi è Alighiero Boetti di cui Riccardo Gusmaroli è un figlio spirituale.
Pur nella differenza dell'approccio stilistico, entrambi vanno alla ricerca di quel sesto senso rintracciabile nel vedere sensitivo. Mettere al mondo il mondo, diceva Boetti e Gusmaroli lo fa rendendoci coscienti di un'esistenza preliminare che l'arte ha il compito di verificare facendo emergere la traccia segreta del tutto.
L'artista milanese, con estrema leggerezza, ci rende consapevoli del visibile e con tratti soavi ridà energia alle cose. Quel suo ideogramma, quel suo segno di riconoscimento, frutto di una ricerca che nasce dall'inconscio, percorre cartine geografiche, piantine di città, lampadine, dadi da gioco, ricopre ex voto o vecchie fotografie, intrufolandosi persino nel guscio di un uovo. Insomma, e un viaggio infinito quello compiuto dal segno-gesto di Gusmaroli che ha preso possesso della realtà in un processo metamorfico e fantastico.
Simbolo orientale, decorazione architettonica, drago dalla lunga coda. Ogni ipotesi e lecita e plausibile ma non fa altro che confermare l'assoluta impossibilità d'irrigimentare la forma-scrittura di Gusmaroli libera come il vento. Lui, con la sua linea dell'infinito, attraversa il mondo e, mentre ce, lo collauda, come farebbe un buon meccanico. il suo scopo, infatti, e quello di restituire l'anima agli oggetti con cui avevamo perso il contatto recuperando la componente tattile e sensoriale.
Per usare un'espressione cara a Boetti, di fronte all'universo visivo riorganizzato da Gusmaroli torniamo ad essere"vedenti"recuperando quel senso di meraviglia di fronte alla visione.
Del resto, già i Greci sostenevano che la meraviglia e l'inizio del sapere e quando cessiamo di meravigliarci corriamo il rischio di cessare di sapere.
L'artista milanese recupera il sapere delle cose opponendosi all'omologazione propria di una società in cui oggetti, pubblicità e immagini ci sovrastano.
Tutto questo passa attraverso interventi connotativi e strutturali che non sono mai semplicemente decorativi o formali. L'oggetto, sia esso un dado o una matita, un ferro da stiro o un diapason, viene esaltato nella sua purezza quasi metafisica e nella sua essenzialità andando ad evidenziare, con ironia, l'elemento caratterizzante. Nel caso di una spina, per esempio, il serpentello coloratissimo di Gusmaroli passerà sul filo, mentre nel caso della lampadina andrà a collegare i due poli della resistenza. Quanto ai dadi, cancellerà i numeri della fortuna.
il gioco non è mai scontato e, ogni volta, Gusmaroli riesce a sorprenderci, come quando sistema un equilibrista sulla punta di una matita o quando l'oggetto lascia una traccia della sua presenza: avviene con la scrittura calligrafica che parte proprio dalla punta della matita o con quel filo che passa attraverso la cruna dell'ago.
"La difficoltà maggiore è quella di scegliere gli oggetti e per farlo l'unico criterio che utilizzo è quello dell'assoluta essenzialità", spiega Gusmaroli, convinto che la rappresentazione debba colpire la fantasia di un pubblico vasto e non necessariamente specialistico. Se fino a qualche tempo fa interveniva su immagini fotografiche che riproducevano l'oggetto nella sua totalità, oggi il procedimento è più sofisticato e ancor prima d'intervenire con la sua decalcomania colorata, si attua una sintesi e selezione che porta ad evidenziare solo una componente dell'oggetto. L'opera, dunque, è già perfettamente definita, ma attende di essere contaminata dal virus invisibile della pittura che la trasforma in un oggetto poetico e misterioso.
Le fotografie su alluminio, tuttavia, sono solo la parte di un percorso che prende le mosse dalle cartine stradali, dalle mappe turistiche o dalle piantine delle città. Sono proprio i materiali vissuti e un pò sgualciti ad affascinare Gusmaroli che, come ha scritto Marco Romanelli, trasforma percorsi banali (da Asti a Nizza Monferrato o da Salina a Vulcano) in viaggi da Marco Polo applicando quelle linee che non imitano il visibile ma rendono visibile. Qualunque sia la meta è certo che Gusmaroli ci consente di viaggiare con la fantasia senza dover fare un passo. A noi spettatori basta aprire un cassetto, sfogliare qualche vecchio album di fotografie o guardare le carte sparse sulla nostra scrivania per ritrovarci di fronte ad oggetti che ci parlano, che ci comunicano qualcosa d'inaspettato. E questo grazie ad un artista che lavora con leggerezza e sensibilità convinto, come il poeta austriaco Hugo von Hofmasthab, che la profondità vada nascosta. Dove? In superficie, naturalmente.


(1) A. Boetti, Dall'oggi al domani, Edizioni L'Obliquo, 1988, p.21.

Alberto Fiz

[Dal Catalogo "Il Peso Della Leggerezza" di Riccardo Gusmaroli]

La mostra di Riccardo Gusmaroli in Villa Sartirana rientra fra le manifestazioni culturali volte a ricercare artisti che sap-piano rappresentare la loro epoca.
Kandinskij scriveva nel suo famoso saggio - Sullo spirituale nell'arte -: "In ogni epoca esiste una misura di Libertà artistica e anche il genio più creativo non può superare il limite di quella libertà".
Riccardo Gusmaroli con il suo lavoro cerca soluzioni nuove che sono in equilibrio fra pittura e fotografia e per questo sono opere d'arte originali al di fuori del panorama tradizionale. Il fine della sua ricerca è di stravolgere, modificare la vita quotidiana imperniata in atti sempre uguali, ripetibili, le cose sempre fatte in modo razionale: la sua è una ricerca di libertà.

Franco Riva

[Dal Catalogo "Il Peso Della Leggerezza" di Riccardo Gusmaroli]

Riccardo Gusmaroli è artista milanese che da qualche anno viene considerato tra i più rappresentativi del settore contemporaneo.
Originario di Verona, ha presto incontrato il favore e la comprensione di alcuni dei migliori galleristi italiani e questo gli ha permesso d'intraprendere l'attività artistica che svolge ormai da anni nello studio di Milano.
La sua opera è ampiamente influenzata dall'iniziale mansione di fotografo d'architettura e di "still life" che ha svolto con successo e passione. Le caratteristiche di pregio espresse nel ramo fotografico, aumentate ed affinate, sono cardine ora della sua produzione.
Gusrnaroli, infatti, si esprime con un linguaggio originale ed innovativo che utilizza elementi riconoscibili della vita quotidiana. La sua creatività è permeata di gusto e semplicità e risulta immediatamente comprensibile da chiunque è un estimatore del bello. Riesce a sorprendere con pochi elementi perché, riconducendoli alla loro essenza, li mostra in modi e forme intriganti, li esplora con visione d'artista, animato costantemente da un'irrefrenabile curiosità.
Nella mostra"Il peso della leggerezza" che ci offre quest'anno a Giussano, in Villa Sartirana, ci sono le sue più significative esperienze, i suoi migliori lavori.
Sono certo che la semplicità e l'immediatezza della sua opera susciteranno la curiosità e l'interesse di tanti visitatori.

Assessore alla Cultura

Paolo Varenna

[Dal Catalogo "Il Peso Della Leggerezza" di Riccardo Gusmaroli]