Giuseppe Chiari

Critica

SENZ'ALTRO GLI SPAGHETTI DI SOIA
Dialogo fra Giuseppe Chiari, Armanda Gori e Aldo Marchi

AMCaro Professore sono già passati sei anni da quando abbiamo iniziato a cercare vecchi pezzi di legno e/o strumenti musicali mezzi rotti che potessero essere basi per il suo lavoro.

GCE' verissimo, ricordo bene quando. nei nostri primissimi incontri mi facevate trovare, nella mansarda di casa vostra e nella cantina dello studio, tanto materiale pronto per creare le mie opere sotto i vostri occhi.

AGConservo davvero con piacere l'opera che ci regalò preparata proprio nella nostra mansarda, prendendo spunto dalla coppia che si bacia nella pubblicità dei Baci Perugina (un manifesto che avevo acquistato in una tabaccheria di Prato).

GCNon credevo a quei tempi che lei sarebbe diventata una famosa donna d'arte.) direi la "Marta Marzotto di Prato"

AMOggi si può dire che l'Armanda Gori Arte è qualcosa che concretamente esiste a Prato e che ha rapporti nel settore dell'Arte contemporanea estesi su gran parte del territorio nazionale.

GCFino dal libro "Blianco e Nero" del 1998. pensato e portato avanti insieme a voi e alla Fondazione Ragghianti della Cassa di Risparmio di Lucca. mi avete fatto sempre conoscere persone molto concrete che hanno creduto nel mio lavoro fino ad ospitarmi nelle loro case dove ho potuto effettuare degli interventi interessantissimi sui loro strumenti musicali.

AMQnello fu il periodo in cui ml colpi tantissimo una frase storica di sua moglie quando le portai a far vedere un bellissimo violoncello d'epoca; la signora Victoria letteralmente disse: "Non lo farà mica sciupare da Ginseppe?!"
Superato l'impatto della domanda scioccante mi trovai costretto a confessare che la sorte del violoncello sarebbe stata inevitabilmente quella. Il che, superata la battuta creò un compiacimento collettivo.

AGCaro Professore, che cosa sceglierebbe di questi sei anni in cui abbiamo avuto modo di stare vicini?

GC"Senz'altro gli spaghetti di soia" che puntualmente lei cucina ogni volta che vengo a pranzo a casa sua, dove incontro anche Lorenzo, Luisa, Leonardo e Maria; i vostri quattro figli che si alternano nel frequentarmi, a seconda dei loro impegni di studio. Con piacere spesso li ho inseriti (con vane bellissime fotografie, molte scattate dal grande fotografo di famiglia Mario Marchi) nei miei collage, come quello del "Quartetto Marchi' pubblicato sul libro Bianco e Nero. Adesso è il momento della piccola Maria che mi sembra molto attenta ed interessata quando le chiedo di collaborare per i miei collage.

AM Una delle idee più interessanti di questi sei anni è stata quella delle sei opere da lei preparate per le etichette del vini da collezione della Vinicola Piccini che hanno letteralmente conquistato i collezionisti, soprattutto in America e in Giappone.

GC Devo dire che le cose pensate insieme per il mio lavoro hanno contribuito, attraverso la condivisione della stessa passione, a farci vivere con semplicità, libertà e amicizia un rapporto umano rivolto a darci continuamente dei reciproci consigli e alt, addirittura anche nella vita familiare di tutti i giorni. Le nostre conoscenze e competenze si sono sempre più unite e sono state complementari per raggiungere obiettivi importanti.

AG Ora sta per iniziare una nuova avventura; quella del cinque grandi volumi monografici relativi alla vita e al lavoro di Giuseppe Chiari rivolti al grande pubb1ico, Abbiamo scelto infatti di lavorare a contatto con il mondo dei collezionisti per rendere nota la parte del lavoro più nascosta. Per questo abbiamo trovato come compagno di viaggio la casa editrice Gli Ori che con Paolo Gori ha sposato questo progetto entusiasticamente. L 'intenzione comune è di fare uno strumento che possa dare una visione approfondita del lavoro di Ciuseppe Chiari e che arrivi nelle librerie specializzate di tutto il mondo.

GCSono molto ottimista perché tutti iniziamo con grande entusiasmo (chiaramente dovremo essere disponibili ad effettuare un enorme lavoro con grande impegno) e perché siamo seguiti (come ho detto prima) da persone concrete che credono nel mio lavoro, soprattutto perchè i primi a crederci fino in fondo siamo proprio noi e chi ci segue non può fare a meno di capirlo.

[Giuseppe Chiari Musica e segno]

La figura di Ginseppe Chiari, che ha operato a Firenze ed in Ltalia una profonda ristrutturazione dell'arte agli inizi degli anni sessanta, puA essere intesa come cmblematica nel discorso che questa "collana del teorici dell'arte" vuole intraprendere.
L'importanza di Chiari nel contesto italiano non risiede solo nell'opera e nelle azioni die questo artista ha compiuto e portato avanti per tanti decenni, ma soprattutto nella sua continua pratica etica, nel suo essere costantemente "altro" rispetto al contesto dell'arte ed al mondo degh artisti suoi contemporanei. II suo operare, oltre ad aver lasciato una grande traccia di pensiero ed azione nella sua città (lo si accosta alla tradizione di comportamento proprio ad alcuni noti personaggi della modernità, quah 11 Fattori, il Lega, Diego MartelIi, Palazzeschi, Dino Campana, etc.), è un bell'esempio di pratica artistica per molti operatori di oggi.[…]

Enrico Pedrini

[Giuseppe Chiari e la teoria dell'arte in Fluxus]

L'Alterità e la Didattica

L'opera di Chiari va al di là quindi dell'atto che istituisce la negazione, perehé "secondo questo autore la negazione deve essere a sua volta negata", pena la ricaduta in una certa epidemicità del fare avanguardia.
Pensare significa immaginare ciò che accade nei diversi mondi possibili. Quindi egli semplicemente "concepisce un'intenzione" come una a-funzione, che in ogni modo possibile determina "un'estensione". Di qui la ma grande differenza da John Cage... la musica di Chiari non vuole conoscere attraverso "il silenzio", "ma propone di riapprendere, in questo silenzio negato e dunque permanentemente lacerato dal frastuono, a vivere nell'infinita precarietà di questo pieno ed in questa totalità, dove tutte le musiche sono uguali". I contenuti concettuali del continuo variare e le valenze di sovversione proprie di questa pienezza sonora precisano momenti di a-funzione violenti, che determinano concreti riferimenti a nuove espressioni linguistiche nei diversi mondi possibili. L'avventura dell'arte di questa seconda metà del secolo, sebbene sia costantemente tentata dall'assenza, dal silenzio e dalla pagina bianca, come realizzazioni assolute di un voler sentire solo l'essenziale, si accompagna in modo opposto ad una ripetizione infinita di una configurazione, di un pattern percepito come esemplare destinato ad occupare tutto lo spazio disponibile, a trasformare il caos in un nuovo universo di vita. […]

Enrico Pedrini

[Giuseppe Chiari e la teoria dell'arte in Fluxus]