Malipiero

Critica

...Comunque oggi soprattutto i lavori di poesia (visiva, concreta...) hanno stimolato Malipiero a tentare una sua personale sintesi che non è più legata al concetto di poesia, ma si propone quasi come una revisione personale, a distanza, di certa cultura pop impostata su contrasti tra immagini "pratiche" e immagini di vita quotidiana o appartenenti alla storia dell'arte, sulle quali pratica un processo fotografico di assottigliamento, e che poi riporta alla loro conformazione "normale" attraverso una serie di tagli paralleli tra loro, in verticale, nei quali interpone, a collage, un collage realizzato, tra l'altro, con grande abilità tecnica e con fiinezza, sottili strisce, anche queste ricavate dal taglio in verticale , parallelo, di altre immagini, che interferiscono sulle figure sottostanti e che sembrano anche voler proporre brevi intervalli "neutri", rarefatti, a mezzo dei quali le immagini, viste quasi in filigrana, acquistano una sorta di processo astraente, che toglie loro la concretezza della realtà, isolandole in una condizione di distanza, anche emotiva, che le rende leggere e accattivanti. Vien fatto di pensare, subito, come riferimento intenzionale, ad alcune opere di Jiri Kolàr. Ma trovo che questo aggiunga, al lavoro di Malipiero, un sapore particolare. Anche perchè le finalità sono completamente diverse. Ho visto la serie dedicata ai ritratti dei "divi" di Hollywood, sui quali si dilata, come una lieve ombra, lo skyline di New York, dove non compaiono più le "torri gemelle". Significa la perdita di sicurezza di una società che si è creduta per tanto tempo padrona assoluta del mondo e della sua intangibilità di cellulosa, crollata all'improvviso? Ho visto anche i lavori relativi ai volti delle "dive" (anche nostrane), in gara con le icone della bellezza femminile che si è espressa nella storia delle arti (lo sguardo di Marilyn e quello della Gioconda; Audry Hepburn e Le tre grazie di Botticelli, ad accostare grazia a grazia; Brigitte Bardot e La nascita di Venere; ma anche il quarto stato dietro il quale si inserisce lo sguardo attento e limpido di una bambina; e Mao e Man Ray (rapporto non facile da interpretare)...Insomma tutta una serie di suggestioni che spingono l'autore in un gioco che, come dice, lo diverte moltissimo. Il suo, comunque, mi sembra un lavoro che può crescere nel farsi, ad acquistare, forse, un'identificazione più diretta e profonda, in cui "l'idea", che deve sempre sottendere il gesto artistico, riesca ad evidenziarsi più diretta e intensa, come forse, il rapporto con i significati del "fare arte, oggi".

Lara-Vinca Masini

Per supporre la potenza delle parole che è possibile ricavare dalle immagini, basta pensare alla lotta condotta contro l'iconoclastia dal popolo ebraico, ad esempio, sdegnato che qualcuno potesse rappresentare con forme umane il volto di ciò che umano non è e quindi è irrappresentabile, Oppure allo sdegno delle associazioni americane contro le foto dei condannati a morte ritratti da Oliviero Toscani. Non solo l'immagine è parola ma spesso ha implicita una lettura contraria all'apparenza. L'immagine rimanda sempre ad un altro significato ed è denuncia della cosa rappresentata, della sua ineluttabile realtà. Proprio nel suo silenzio sta lo sua forza, e nella ripetizione la sua immortalità. Le OmelIe Vanoni. le Charlofte Rampling (s). le Marylin Monroe, le vive per sempre, rappresentazioni iconiche delle innumerevoli sfaccettature del desiderio. Le immagini altro non sono quindi che chiare affermazioni di parole. Malipiero non è ammaliato, affascinato, modificato. stravolto da esse ma le rielabora, ne diviene interprete e le modella secondo una sua logica di percorso interna. Nel lavoro di Malipiero l'immagine sostituisce la pennellata. Abbandonato l'uso dei tradizionali mezzi di espressione pittorica, nelle opere di Malipiero tutto è spostato di almeno un paio di livelli rispetto alla natura. Il primo salto è quello compiuto nel passaggio da pennellata a immagine. Ogni volto rappresenta la sfumatura emotiva di un tassello del quadro-foto, la pedina di una scacchiera miscelato nella quale molti partecipanti conducono, come in un'orchestra, ad un unico registro emotivo. Un poco come avviene in un film, Malipiero è sceneggiatore del contemporaneo e, a questo fine, utilizza gli stessi strumenti espressivi attraverso i quali questa stessa epoca si definisce: le immagini. Proprio per questo il lavoro di Malipiero può essere anche letto come dialettico rispetto all'oggi a dimostrazione della sua insita possibilità creativa nonostante la sostanziale sfiducia nell'uomo, tipica della cultura odierna.
Oggi l'uomo contemporaneo vive in un universo essenzialmente noto in ogni sua parte, persino nei processi più intimi della materia, ma, mentre un tempo erano perfettamente noti i processi attraverso cui. ad esempio, avveniva la produzione del grano o del vino o dell'olio oggi si ignora come sia prodotto un CD o come avvengano le fasi di lavorazione dei tessuti che indossiamo. Questa ignoranza produce una separazione tra l'uomo e la realtà per cui le sue aspirazioni sono sempre illusorie e il suo mondo popolato di immagini esterne, come le Sirene di Ulisse. La natura non ha più importanza se non come aspetto estetico, composta dai paesaggisti in giardini ordinati o innovativi ma funzionale solo al piacere dei sensi come del resto il sesso, il cibo, l'arte. Questo discorso serve per riportare il significato delle cose al suo posto riposizionando l'uomo al centro di un universo in cui egli sia protagonista e non soltanto. consumatore, utente o username di qualsivoglia realtà virtuale. Visti da qui, i lavori di Malipiero s'inseriscono in una linea di continuità che. a partire dai bisonti di Lascaux, attraverso il grandioso ciclo di affreschi di Giotto, ad Assisi giunge fino ai giorni nostri con le immagini dei volti di anonimi clienti che campeggiano giganti nei manifesti pubblicitari dei grandi centri commerciali. Eppure dietro le immagini non c'è niente. Non sono che pure apparenze di una realtà che dopo un minuto già non esiste più. Ma, ai lati delle immagini, ci sono altre immagini, in tutte le direzioni. Il numero simbolico dei volti ripetuti nel quadro allude in realtà all'infinito in un'estensione che non ha né prima né dopo. E la storia può anche essere pensata come un'ininterrotta catena di volti eccetera. La serie orizzontale (o verticale) d'immagini rimando alle serie orizzontali (o verticali) di 010101, le lunghe strisce di numeri che sono alla base del funzionamento dei personal computer e quindi della mentalità di chi li adopera (sebbene pochi ne siano consapevoli). Così il forte potere evocativo di queste opere si " rafforza" per un suo proprio substrato compositivo che conferisce alle opere "qualcosa di noto" per la mentalità odierna, uno schema di ordine e raziocinio che ci sono propri.

ALESSANDRA BRUNI

[Pistoia, sabato 25 maggio 2002]

L'occasione di questa mostra, che conferma il giusto successo dei poeti visivi, artisti talentosi che tutti noi conosciamo, mi offre una ragione in più di rallegrarmi ed è quella presentare un nuovo adepto, che è oltretutto un amico. Malipiero partecipa alla vita artistica fiorentina, e non solo, da oltre quarant'anni. cioè da quando collaborava con l'impareggiabile Fiamma vigo alla realizzazione della rivista Numero. Poi c' è stata l' avventura di visual, insieme ad Antonio Bueno. un altra esperienza positiva che lo ha spinto ed aiutato a fondare una rivista tutta sua, lieta, diretta dal critico Claudio Cerritelli. Malipiero ha anche collaborato con galleristi in vena di smuovere le stagnanti acque fiorentine. coproducendo belle mostre. quali le personali e di Scarpitta e di Colombo. Intanto si consolidava la sua amicizia e la sua ammirazione per i capostipiti della Poesia Visiva. Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Ecco quindi che oggi. questo ragazzo sessantenne. trova il coraggio di presentarsi nell'eletta schiera dei suoi maestri cercando una sua forma di rappresentazione con molto understatement, quasi con pudore (infatti finora ha usato uno pseudonimo) proprio perché mette e allo scoperto il suo mondo emotivo, le sue passioni e quindi la sua partecipazione - ancora non filtrata dal concettualismo e da una tecnica definitiva - agli accadimenti quotidiani. Ed è in questa chiave che vorrei parlare in breve dei lavori di Malipiero. nelle sue nuove vesti di "artista". I suoi collages sono essenzialmente di due tipi:
cronache assemblate con immagini-racconto piene di colore. da cui emergono volti e luoghi noti, e quindi facenti parte dell'immaginario collettivo: Lady Diana. la Chiesa di San Francesco di Assisi, tributi ai grandi fotografi, un materiale eterogeneo che va a combinarsi con capo lavori dell' arte antica, l' aspetto meno mondano e più colto, cioè quello più personale e selettivo dell'autore.
L'altra serie di collages, monocroma e composta,. ci rivela di quali buone letture si nutre Malipiero: qui, più che i volti che appaiono circonfusi d'un alone immateriale, sono gli scrittori e i poeti ad essere protagonisti, sono le parole ad aver suggerito l'immagine poi elaborata. Molto presente è Baudelaire, e poi ci sono Neruda, Pessoa, Pavese, Majakovskj ma anche Pasolini, accanto a Seneca ed Orazio. Un tipo di cronaca anche questa raccontata per parole ed immagini già esistenti, perché Malipiero è ancora nella fase in cui sta elaborando quanto in tanti anni gli si è accumulato nella mente e negli occhi.
Ma si può ipotizzare da queste premesse, ed è anche un augurio, che Malipiero, ora che ha deciso di mostrarsi senza veli, scoprirà impegnandosi in una seria ricerca, la sua personale vena creativa e le adeguate modalità espressive.

Paola Bortolotti

[META parole & immagini Malipiero]

Chi va al mulino s'infarina, recita un proverbio.
Dopo una vita intera passata in tipografia ( una tipografia che si è specializzata nel settore delle arti) a contatto quindi con scrittori ed artisti e soprattutto con le loro opere, con i libri e le riviste di cultura; dopo avere stampato la rivista "Numero" negli anni '50 e messo in campo negli anni '70 "Visual" con la redazione e la collaborazione di Antonio Bueno, Egidio Mucci, Lara Vinca Masini, Euginio Miccini e Lamberto Pignotti, ora curo le edizioni e la rivista "Meta" -parole e immagini- diretta da Claudio Cerritelli, dopo questo e altro bisogna proprio essere insensibili per non restare affascinati da quel fantasmagorico turbinio di immagini che agitavano intorno al mio tavolo apparizioni illusorie, suggestioni effimere: un mondo fatto o evocato di realtà allucinanti e fittizie, che tuttavia agisce anche come suggerito oscuro, come guida alle nostre decisioni e alle nostre scelte.
Giustamente Miccini e Pignotti hanno avvertito fin dagli anni '60 il pericolo di questa invadenza nel campo della comunicazione sociale. Ma hanno anche avvertito, da poeti la tensione tra la parola e l'immagine, la loro reciprocità e lo scambio tra le diverse arti che ha caratterizzato la cultura del nostro secolo. Ultimamente seguivo anche le loro lezioni in giro per le università italiane e le loro mostre,curando qualche loro catalogo, parlando con i loro collezionisti e con i musei o le Biblioteche Civiche in cui curavo spesso gli allestimenti.
A questo mulino mi sono infarinato. Non ricordo neppure chi di loro citando T.S. Eliot, diceva il "cattivo poeta imita. il buon poeta plagia".
Non ho ancora un distacco sufficiente da quello che sto facendo per inquadrare in prospettiva il mio lavoro in un' ottica che ne rispetti o ne violi certi canoni tecnici ed estetici. Ad esempio, non riesco a liberarmi dal fascino delle immagini, specialmente quelle femminili, quelle di "alta" fotografia, non le ridestino con l'ideologia del "risarcimento" dei poeti visivi, ma le mostro, le affianco con qualche minimo emendamento, ma certamente con calcolata ironia.
Talvolta capita che il registro verbale che correda le immagini faccia parte del contesto medesimo da cui esse vengono prelevate - e mi paiono quelle meglio riuscite -- ma più spesso mi valgo di una specie di didascalia che insinua un'interpretazione allusiva e metaforica.
"Sic stantibus Rebus", direbbe Miccini, mi avvio per un cammino in salita, convinto almeno di aver dato al tempo del mio vivere una qualità nuova, prima ancora dell'offerta di una sincera testimonianza culturale.

Malipiero

[META parole & immagini Malipiero]