Alberto Biasi

Critica

Credo che tutta la critica, militante e non, si sia sempre trovata d'accordo nel considerare riduttiva l'espressione artista cinetico, se riferita a personalità complesse e multiformi, talvolta perfino contraddittorie, come, per esempio, alcuni degli esponenti storici del GRAV franco-argentino: Garcia Rossi, Le Parc, Morellet. E altrettanto, se non più restrittiva, ci appare ancora questa espressione, se la utilizziamo per assegnare il territorio e delimitare i confini della quarantacinquennale attività artistica di Alberto Biasi. Forse per altri componenti del mitico, un po' favoloso ed un p0' favoleggiato, "gruppo N", come Costa, come Landi , ad esempio, l'inquadramento nella schiera degli operatori estetici d'arte cine-visuale, potrebbe anche risultare esaustivo, cosi come certamente risulta per molti dei membri del milanese "gruppo T", ma per Biasi questa codificazione non può bastare, risulta insufficiente e inadeguata, addirittura fuorviante. Non che Biasi non sia stato uno dei capiscuola del "Cinetismo", e per quello che possono contare le mie convinzioni, il massimo interprete del "Cinetismo virtuale" in Italia, ma è stato ed è anche molto di più e di diverso. In lui hanno sempre convissuto molte anime che hanno prodotto una variegata frontiera di stimoli, che, a loro volta, hanno sollecitato una continua sorgente di risposte sempre originali, spesso rinnovatrici; d'altronde lo stesso "gruppo N", considerato il più politicizzato ed ideologizzato - a mio parere erroneamente - fra i gruppi operanti in quella stagione sul fronte dell' "arte programmata", nei pochi anni di esistenza e resistenza, aveva oscillato fra molteplici proposte, più o meno provocatorie, che sembravano toccare turn gli infiniti versanti in cui si tentava di superare 1' "Informale": "op art ed arte programmata", per l'appunto, "neo-dadaismo" di impronta minimalista, "arte concertale ed arte povera", perfino certe derive del "Pop", l'altra faccia, certamente non amata, della rivoluzione. La ragione di questa poliedrica, magari non sempre organica e funzionale attività, andava attribuita alla vulcanica versatilità del propellente, proprio ad Alberto Biasi, più ancora che a Massironi, considerato invece l'ideologo, il filosofo del gruppo.

E i motivi della irrequietezza e curiosità di Binasi non erano tanto da attribuire alla sua giovane età, quanto piuttosto alla specificità della sua stessa natura, alla sua sensibilità istintiva e reattiva...

Giovanni Granzotto

[Dal catalogo "La concezione dinamica percorsi recenti" di Alberto Biasi]

Tra le differenti proposizioni e dichiarazioni di poetica elaborate dalle varie formazioni del cosiddetto "Gruppo N", quella forse più coerente e consona alle nuove tendenze delle ricerche visuali allora in evoluzione, appare quella avanzata nel 1961 in occasione della partecipazione al XII0 Premio Lissone.
In essa si afferma ma l'altro: "La dicitura "enne" distingue un gruppo di disegnatori sperimentali uniti dall'esigenza di ricercare collettivamente, essi riconoscono nelle nuove materie e nella macchina i mezzi espressivi della nuova arte in cui non possono esistere separazioni tra architettura, pittura, scultura e prodotto industriale. Negano le dimensioni spaziali in cui l'uomo è vissuto fino a oggi deterministicamente.
E' sulla base di una tale utopistica fiducia (frutto anche delle accelerazioni della cosiddetta ricostruzione e dell'immanente boom economico) nella capacità della tecnologia di trasformare positivamente il mondo, eliminando ogni contraddizione, tramite la sempre più accentuata espansione di una utile e intelligente produttività, che l'apporto individuale finisce col sembrare irrilevante, cosicché i nuovi sperimentatori giungono a rifiutare "... l'individuo come elemento determinante della storia dell'esperienza della fattività.
Nel medesimo manifesto affioravano però anche altre significative considerazioni, tali da minare per molti aspetti alle radici quella apparente sicurezza, quella, in definitiva, ancora positivistica fiducia nel progresso.
I ricercatori del "Gruppo N", vi si legge infatti, rifiutano ogni perfezione che non nasca da un umano bisogno di regolarità , mentre poco prima si confessava altresì essi sanno (forse) da dove derivano: ignorano dove stanno andando." Veniva cosi mantenuta fortunatamente aperta una impregiudicata dimensione di indagine nella quale operare fattivamente un'area di libertà che, superato il parossismo dell'anonimato, non avrebbe potuto non finire col mettere in luce, pur nell'ambito di un rinnovato orizzonte conoscitivo attento agli apporti della psicologia della visione, delle nuove intenzionalità fenomenologiche e, in senso lato, anche agli insegnamenti della linguistica, dello strutturalismo e della semantica, le differenti qualità e propensioni personali. In questo contesto, Manfredo Massironi e Alberto Biasi, gli unici costantemente titolari nelle diverse formazioni del gruppo, verranno immediatamente distinguendosi, il primo per una più accentuata vocazione critico-teorica (celebre, ad esempio il suo intervento net 1964 at XII0 Convegno Internazionale di Artisti, Critici e Studiosi d'Arte di Verucchio), Biasi per una straordinaria attitudine fabbrile, valorizzata dalla innata convinzione - sia che intendesse dare sfogo alla sua vena ludico-contestatrice di matrice dadaista, sia che approfondisse le proprie indagini visuali - che, per sfuggire ad ogni mero, ma ricorrente ideologismo, fosse necessaria Ia manifestazione fattuale della ricerca.
Persino Ia realizzazione con il "Gruppo N" di Un metro quadro di pittura nera, e poi di Un metro quadro di pittura nera in scala 1: 10 dove, è stato osservato "... Si era compiuto un atto di azzeramento con Ia cancellazione delle convenzioni linguistiche dell'opera d'arte tradizionale e delle abitudini percettive del fruitore di fronte al quadro, prima fra tutte Ia prospettiva", sembra ricavare la sua energia shockante dalla sua muta concretezza.
In ogni caso, almeno a rileggere le carte, sembra proprio che il definitivo scioglimento della compagine padovana - "1' Enne 65, formato subito dopo da me e Massironi", ricorderà Biasi, durò il tempo sufficiente a organizzare due mostre" -sia dovuta alla diversa capacità di Biasi di realizzare, di tradurre gli spunti creativi in realtà.
A testimonianza del disagio dovuto alle diverse attitudini caratterizzanti le differenti personalità del gruppo, nel maggio 1964 si era addirittura provveduto alla stesura di un Contratto di collettivizzazione del lavoro e degli interessi del Gruppo Enne.
In consonanza con le istanze rivoluzionarie del tempo, il testo esordiva affermando "il contratto è reazionario: non ci sembra", perô, " possibile per il momento concepirlo diversamente. Volutamente non considera l'attività di ricerca che non abbia come scopo Ia realizzazione di oggetti tecnicamente finiti, ignora l'attività speculativa e le spese connesse a tale attività."...

Dino Marangon

[Dal catalogo "La concezione dinamica percorsi recenti" di Alberto Biasi]