Ugo Nespolo

Critica

Quello sfigato dell'Ugo t'arriva con Bolex di fianco, Canon davanti e Nagra sul culo, ti pianta cavalletto e baracche e ti gira lì per lì, davanti e didietro fa ciac, tra lesbiche dure e dame desnude, deluse da un tal "supermaschio". Il quale latin lover, di cartapesta s'è comprata la testa di quel boia di Beuys e se la chiava la testa con la testa di cazzo, sino allo spasimo orgasmico al Vinavil. Ma ritorna, o Nespolo prodigo! alla pittura, alla lito! E lui ci ritorna cantando: una lito qua, una lito là Quanta grana si fa? Poca? allora niente, nisba, al diavolo, fatti fottere editore dei miei coglioni! C'è l'Antidogma, il Pezzana, e lui, fior di Nespolo, pantaloncini attillati e stivaletto bianco: già pensa al prossimo film con gli omosex e il "supermaschio" libero ormai di quel tal Beuys che l'ha già fottuto. Il linguaggio? C'è quello scritto perché alla fine, se non va la lito, meglio andar poetando i cazzi propri versificando. "M'abbiglierò con stivaletti a sei cinghie, il mio Vibrator cerco, happy-end, qui Stimulator, sì Wondercrown, voglio Erosex con Intimist. Inventare, inventare, che cazzo sognate di fare. Copiare quando vi pare. Questo sì che è inventare…" L'avanguardia è un drappello sul davanti sta il più bello! Che figo, l'Ugo Nespolo! da me incontrato una volta a Chicago alle Water Towers che ti aveva tenuto una relazione sul E = Mc2 all'Illinois Scientific Council of America. Si parlò a lungo di materia e antimateria, di energia e di neghenergia, di sinergia ecc. ecc., e già era nell'aria l'Antidogma. Fu soprattutto lui a parlare intrattenendomi sul valore delle Water Towers intese quale monolite idrico.
Il problema di queste "torri d'acqua" occupava la sua mente da tempo preoccupandolo: ne parlava sempre anche col Bell Captain del Drake Hotel dove allora alloggiava. Stava diventando un'ossessione per lui al punto di farlo precipitare in uno schema mentale associativo e ripetitivo evidentemente monomaniacale: ove la impossibile reversibilità metaforica acqua ® torre lo angosciava. La relazione tenuta allo Scientific Council lo risollevò non poco: più determinante, e in senso positivo, fu il nostro incontro: ebbi la pazienza di ascoltarlo a lungo, sinché, superato ogni limite di patafisica acquiescenza e imperturbabilità, dopo avergli vanamente ricordato l'equivalenza degli opposti e l'inesistenza di una verità obiettiva e quindi assoluta, volendo riportarlo entro i parametri della strutturazione del linguaggio suo proprio, gli gridai: "Torna alla lito, lascia la devianza idrica!" Non mi dette ascolto a tutta prima: eppure quel grido, riecheggiandogli per i labirinti auricolari sin giù per le trombe di Eustachio, era destinato a rimuovere l'assurda litiosi di un così bell'ingegno attorno a un'aporia più che mai assurda quale quella delle "torri d'acqua"; là dove quel porsi il problema in termini assolutisti e epifisici poteva definitivamente di lui compromettere la statica, la psicosomatica e ogni altro meccanismo compensativo e equilibratore. Passò al cinema e mi pregò anche di far l'attore per lui, come accadde in una particina accanto a Lucio Fontana che voleva fottere quella grande igienista di mia suocera nella Galante avventura del cavaliere dal lieto volto: cui seguì per me il ben maggiore impegno di interpretare il Mago in Con certo rituale arcaico.
Quest'ultima interpretazione risultò particolarmente gravosa dovendo io rifarmi culturalmente, per superarlo immedesimandomi nel ruolo di quel tal "mago" introdotto da René Clair in Entr'acte, studiandone quindi a menadito la parte e il "d'après" che ne avrei fatto. Insisté ancora nel cinema con Un supermaschio radunandovi attorno un mucchio di bellissime dame spudorate: ma la sua frenesia visiva, combinatoria, ludica e cromatica lo risospinse all'amata Dea, alla "Pittura" che riabbracciò infine pienamente, pur non rinnegando mai (né ve ne sarebbe bisogno) la processualità filmica e la figura di quello speciale operatore culturale che ne discende. Nel riemergere delle forme per lungo tempo abbandonate, Nespolo tornò rapidamente a quella tipica composizione a puzzle che, oltre a costituire la sua tecnica e direi quasi un suo modo d'essere peculiare e costante, si risolve prodigiosamente e additivamente in un "comporre scomponendo". Tutto ciò, mi sia lecito affermare, apre la via alle più eccelse realizzazioni, laddove si attribuiscono simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti dalla loro virtualità: optionals a parte. Pro veritate, Nespolo è un pittore unico tra gli artisti di casa e di cosa nostra, il che peraltro induce a considerare l'equivalenza casa=cosa ovvero anche cosa=casa e sul come etimologicamente si giustifichi lo scambio (strutturale? simbolico? che ne penserebbe il Baudrillard de Lo scambio simbolico e la morte o il Maffesoli de La conquête du présent? ma forse la migliore risposta potrebbe fornircela solo un Roland Barthes) o ® a ® o. Filogeneticamente, ovvero dal punto di vista dell'evoluzione sistematica per gruppi, Ugo Nespolo si differenzia ampiamente dalla mandria artistica che vediamo per ogni dove: etologicamente il suo modo di atteggiarsi, il suo "far la corte" o predisporsi al combattimento o alla difesa del territorio non ha riscontro in altri pittori, né nelle oche, talmente care a Konrad Lorenz. Poi nessuno ha mai affrontato dal profondo il problema della identificazione ludismo ® ispirazione. Per Nespolo l'ispirazione, ovvero la "motivazione", l'occasione, il MSI (meccanismo scatenante innato) è il gioco, il "ludere", il "col-ludere": ben diversa è la posizione di un Nespolo da quella di un Huizinga! Se dalla storia di gruppo, di clan direi quasi, si passi al particolare, al personale, al soggettivo, al quotidiano, la sua ontogenesi è precisa, inequivocabile, irripetibile: superato l'ostacolo, ahimè gravissimo verso il 1971, della teorizzazione sulle "torri d'acqua", nessun ulteriore indugio parve ritardare la realizzazione di quel "divenire d'una memoria" già caro a Jarry, a Sainmont e lì di seguito a tutto il neostoicismo (vedasi tra l'altro il Bellasi nella introduzione a Dimenticare Foucault di J. Baudrillard). Il "divenire" d'una (o della) memoria è qui il continuo realizzarsi che passa pei canali dell'imprinting (Lorenz, Mainardi, Eibl-Eibesfeldt) infantile e il condensarsi per affioramento cosciente dei ricordi del tempo spensierato e felice. Nespolo è tutt'altro che "infantile" o "giocoso": ma nella mnemè ritrova il suo fattore equilibrante compensativo (FEC) e quindi il suo realizzarsi realisticamente realizzando la realtà del "ricordato" imprintato. Scriveva nel 1964 Raymond Quenau: "Chaque artiste raconte son monde et - nul ne l'ignore depuis le progrès de la psycologie moderne - ce monde est celui de l'enfance." D'altronde non sono forse tra le più belle pagine scritte nel XX secolo quelle del Walter Benjamin dell'Infanzia berlinese? Chi vorrà mai, una volta letto, non memorizzarle in sé per sempre? "Bruna Colonna o tu della Vittoria Tu che sorgi dai giorni dell'INFANZIA Biscotto inzuccherato dall'inverno."
Qui, caro McLuhan, il "mezzo" non è affatto il "messaggio": e il messaggio (o massaggio) poetico, che tu lo voglia o no, resta solo e unicamente un altissimo messaggio del tutto svincolato dal mezzo! Ma lasciamo pure da parte la volgarità dei mass media: in Nespolo il libero gioco inventivo e la personalità che ne discende costituiscono, per parafrasare Roger Shattuck (In primo aditu pataphysicae), "un metodo, una disciplina, un'attitudine, un rito, un punto di vista, una mistificazione. Nespolo è tutto questo e niente di tutto questo". L'essere in un certo modo e allo stesso tempo il non-essere, ovvero essere-il-contrario, questa Weltanschauung nespoliana, riportano ogni discorso sul nostro artista a Lacan e a certe sue considerazioni sulla "parentesi della parentesi" (1966: in La cosa freudiana, Einaudi, 1972, p. 65): ".........la parentesi che include gli (10...........01) rappresenta l'Io del cogito, psicologico, cioè il falso cogito, che può anche fare da supporto alla perversione pura e semplice. Confronta l'Abate di Choisy le cui celebri memorie possono tradursi: penso, quando sono quello che si veste da donna." Il travestimento: tale pare l'essenza di molte delle operazioni culturali più recenti, tale fu spesso l'attitudine, il tentativo del Nespolo a partire dagli anni Settanta. Su un altro versante, quello che interessa l'interpretazione epagogica quotidiana.

Baj Enrico

[Dal sito ufficiale dell'artista]

Nespolo ha una radice "pop" che ha mantenuto immune da aridità concettuali; ha una vena surreale con cui ha fiancheggiato, e fiancheggia, la patafisica; tutti riferimenti che l'artista non solo non sconfessa, ma riconosce come fondamentali. Tuttavia egli svolazza, come uno spirito folletto, sin dagli anni Sessanta, quando era appena ventenne… Se le opere degli anni Ottanta privilegiavano in vari casi l'ironia, ora pare che egli si esprima con maggior spontaneità; e mentre i pupazzettismi e gli ingenuismi degli artisti attuali a lui affini contengono per lo più una latente brutale ferocia, Nespolo ci aiuta a credere, mescolando artigianale e tecnologico, nei valori propositivi del futuro; conservando la memoria del passato in un libero scorrere di immagini. Non per innocente candore, ma per vitale ottimismo. Antonello Trombadori Di quale confronto si tratta? Di quello che, vittima arrovesciata delle mode, si abbandona, dopo tanti anni di non figurativo, alla recuperata figurazione, ovvero di quello di una globale rilettura dell'esperienza del secolo, a cominciare dal cubismo per finire con l'informale e pervenire alla sintesi di una vera e propria "pesca miracolosa" nell'arte moderna? Alla ricerca, appunto, del "limite" laddove ogni limite era stato teoricamente bandito ma, di fatto, perentoriamente riaffermato dai veri maestri e arricchito della nuova concezione del rapporto spazio-tempo? Ugo Nespolo si muove interamente avvinto dalla seconda ipotesi. E vi si muove raggiungendo, per via di una meditata giustapposizione compositiva delle immagini che eccheggia le regole del contrappunto musicale, quel punto di equilibrio fra spericolata bizzarria decorativa e segreto andamento fiabesco (un punto di equilibrio d'alta acrobazia fra Robert Delaunay, poniamo, e Marc Chagall) nel quale al meglio si denota la sua originalità.

Bossaglia Rossana

[Dal sito ufficiale dell'artista]

L'universo di Nespolo è quello della ricostruzione oggettiva. Nelle sue costruzioni, nei suoi "camuffamenti" (oggetti ricoperti di pittura macchiettata) o nei suoi puzzles (forme ritagliate entro superfici piane e scomponibili) si ritrova il denominatore comune della sua visione del mondo: l'approccio deliberatamente frammentato del reale attraverso una successione di piani. La realtà di Nespolo non s'impone come una rivelazione immediata, totale, illuminante: essa appare come una zona intermedia e sottile a mezza strada tra la singolarizzazione dell'oggetto e la sua appropriazione diretta. Entriamo in un mondo i cui elementi sono stati preliminarmente e in modo accurato liberati da ogni criterio di generalità o universalità su cui si è soliti fondare gli abituali giudizi di valore. Oggetti e forme di Nespolo vivono al condizionale e non all'indicativo. Essi affermano la loro presenza, non s'impongono in quanto tali. Ci suggeriscono invece la potenzialità di una dimensione spazio-tempo entro la quale - una volta integrati - assumeranno il loro pieno significato. Questo contesto ideale può essere spiritualmente ricreato dallo spettatore. Ma questo sforzo di ricostruzione attiva non è indispensabile. D'altronde non tutti hanno libero accesso a questo laboratorio mentale in seno al quale il riguardante diventa demiurgo. Lo spettatore passivo sarà sensibile al "mistero" dell'oggetto, alla piena disponibilità della forma. Così questo telefono potrebbe trasmettere dei messaggi. Ma il filo conduttore che collega il ricevitore al trasformatore non ha alcun bisogno della reale esistenza della corrente elettrica per giustificare la propria presenza: gli basta tradurre la piena disponibilità oggettiva al flusso dell'energia elettrica, la possibilità del passaggio della corrente. Analogo discorso si può fare sulla "macchina per trasportare l'aria all'altezza desiderata", composta di tubi flessibili con quattro metri di estensibilità dalle ghiere d'uscita sino al serbatoio sospeso. Lo stesso dicasi per la "macchina d'ingombro", una gigantesca bobina di tessuto plastico posta su un piedistallo, pronta a srotolare nello spazio i suoi cinquanta metri di nastro verde. Tutte queste macchine-oggetti condizionali traggono la propria origine semantica dai puzzles messi a punto da Nespolo in un periodo immediatamente precedente (1966) e che egli intitolò in modo significativo oggetti o pareti "scomponibili".
Questi puzzles erano costituiti da pannelli scomponibili in una serie variabile di elementi magnetici. L'accento era posto sulla disponibilità, la potenzialità della disposizione. Il risultato finale, l'immagine composita unitaria, taglio schematico o motivo di decorazione araldica (le N di Nespolo tra gli allori napoleonici), importava poco. Ciò che contava, innanzitutto, era il rendere lo spettatore sensibile alla possibilità tangibile del trasporto e dello spostamento degli elementi formali, lasciandogli piena libertà di partecipazione. Alcuni oggetti del 1966 erano d'altra parte "pseudoscomponibili": strutturati cioè in modo tale da evocare l'idea del puzzle, ma con gli elementi fissi. Le forme oggettive di Nespolo sono assegnate dal loro autore a una libertà condizionale: quella della nostra volontà, una volta assunta la coscienza della nostra propria relazione in quest'universo del linguaggio. Un esempio bene illustra la sottile elasticità di questo porre in situazione. Un oggetto "estensibile-scomponibile" del 1967 consiste in due parti di cubo che è possibile far compenetrare l'una nell'altra e che racchiudono venti metri di corda di nylon. L'oggetto in posizione chiusa è un elemento prismatico perfetto, una struttura primaria, per così dire. In posizione aperta due cubi collegati dal filo di nylon acquistano infinite possibilità di rapporti di situazione. Il giovane artista mette così in causa, senza inutile affettazione, con una discreta e inesorabile sicurezza - cioè magistralmente - tutto l'edificio logico dei nostri sistemi razionali di comunicazione. Nel conseguente passaggio tra il soggetto e l'oggetto, la percezione e la partecipazione, alcuni troveranno dello "humour". Lo humour ha certamente il suo posto in questo tentativo di sottomissione del linguaggio oggettivo ai quanta dell'indeterminazione individuale e al calcolo delle probabilità. Ma questo humour strettamente connaturato al linguaggio ne costituisce la chiave, una sorta di modo ottativo che annuncia l'intera virtualità della comunicazione: demistificato dal nostro sorriso, l'oggetto è prontamente restituito alla sua primitiva vocazione, che è di "assicurare il passaggio di corrente". Ecco un'estetica direttamente legata alla morale del libero arbitrio. Non si può fare a meno di pensare a Kant, ma a un Kant totalmente dedito alla critica della ragion pratica.

Restany Pierre

[Dal sito ufficiale dell'artista]

Il senso ideologico del progetto, in Nespolo, sta come incarnazione contemporanea e necessitata d'un tema della ragione critica… Direi persino che si tratta, qui, d'una sorta di equivalente plastico di certi aspetti del metodo brechtiano: disilludere subito, insomma, il riguardante, prima ancora che questi possa adagiarsi nella contemplazione passiva di un universo fittizio, scenico; e per far questo con metodo dialettico, ossia presentandogli subito un campo strutturale ch'egli non possa in alcun modo accettare come luogo pseudoreale dell'azione fantastica. Sicché il riguardante sia costretto a quell'azione completante della quale ho già fatto cenno, e che sia costretto a farlo in una proiezione verso la realtà, esploso com'è, e subito, dalla possibilità di fissarsi dentro un'iconolatria. […] Ma mi pare che Nespolo ben sappia che l'illusione demiurgica del riordinamento-pacificazione del mondo per magica virtù d'arte (d'arte astrattamente riordinata) non è più proponibile; e, di qui, la convocazione del riguardante a una responsabilità, la sua chiamata a completare nelle cose la chiara traccia del progetto; non commemorazione, dunque, di Gesta Dei per Francos, ma invito ad attuare Gesta Francorum, in luce di ragione.

Del Guercio Antonio

[Dal sito ufficiale dell'artista]