Bernard Aubertin

Critica

[...] L'armonia del mondo è costituita da una continua tensione tra principi opposti e pertanto, per ben interpretarla, Aubertin sceglie proprio il fuoco che incarna in sé tutta la forza del contrasto tra concreto e inafferrabile, tra salvezza e pericolo ma soprattutto tra vita e morte perchè crea e distrugge. Il fuoco interferisce con il proprio essere nell'essere dell'oggetto fondendolo e trasformandolo nel colore e nella forma. La fiamma può attribuire un nuovo essere a qualsiasi cosa: l'artista si concentra sull'azione generatrice di questo nuovo essere dell'oggetto. Aubertin risalta il potere di un fuoco-demiurgo.
In sintonia con la concezione artistica di Klein, Aubertin si definisce un realista secondo una chiave di lettura per cui la persona dell'artista lascia spazio a qualcosa di più vero ed effettivo che è il reale in sé. In altre parole si brucia la personificazione dell'individuale sensibilità artistica a favore di una oggettivazione dell'arte. L'artista che brucia un libro assume quindi un significato particolare di una rigenerazione delle forme che improvvisamente si scoprono esistenza. E' un demiurgo che controlla e manipola una forza molto intensa. [...]

Michela Danzi

[Catalogo "Bernard Aubertin: L'Art Brûlée"]

[...] Il fatto che Aubertin abbia indirizzato il suo interesse all'elemento - base della vita e dell'energia primordiale, il fuoco - non solo a livello metaforico (con i monocromi rossi e gli altri colori del fuoco: i gialli e gli arancio delle fiamme, i marroni ed i grigi della cenere, etc.), ma anche metonimico (i quadri realizzati direttamente con elementi attinenti al fuoco, come parafuoco, fiammiferi, cenere, ed altri) e, in maniera esplicita, con l'introduzione performatica dell'oggetto stesso della sua ricerca, il fuoco, appunto, vissuto come elemento vivo e vivifante, a cui l'artista dà vita pubblicamente, come un moderno stregone (ma intimamente, quasi segretamente, senza alcuna enfatica ricerca di spettacolarità: "Anche quando faccio funzionare i miei apparecchi di fuoco in pubblico", ha detto in un'intervista, "non sono mai stato enfatico. Come Klein, io credo al vuoto ed al silenzio, soprattutto al silenzio"); il fatto, dicevamo, che Aubertin abbia indirizzato il suo interesse verso questo elemento, è un atto di radicalità assoluta: un voler andare, al di là del vuoto chiacchiericcio dell'arte d'avanguardia di oggi, direttamente al cuore dell'energia, al di là della materia, all'origine di tutte le nostre azioni e della stessa nostra vita. Poiché il fuoco è, di fatto, l'elemento della vita, ciò che dà vita, o ridà vita, alla materia inanimata. Ed esso è, non a caso, l'elemento-base su cui si fonda la più antica pratica di "risveglio" delle energie latenti dell'uomo e della materia - quella che il filosofo mistico Henry Corbin definì, all'inizio del secolo scorso, "la fisica della resurrezione": l'alchimia. [...]

Alessandro Riva

[Catalogo "Bernard Aubertin: L'Art Brûlée"]

[...] Tra le serie di oggetti bruciati da Aubertin vi sono anche dei libri. Il primo volume che viene dato alle fiamme dall'artista nel 1962 è del romanziere francese Jules Verne. Diventano poi Livres brûlés testi che hanno avuto una particolare influenza sulla cultura e la storia occidentale come il Manifesto del Partito Comunista, il Libretto rosso, la Bibbia, Mein Kampf, tra questi vi sono anche numerosi saggi e cataloghi d'arte. Nel 1968 questo progetto si sviluppa nei Livres brûlés et à Brûler in cui Aubertin introduce tra le pagine fiammiferi, bastoncini di fulminato, sacchetti di polvere fumogena, elementi che contribuiscono alla combustione dell'oggetto, influenzandone la durata e l'intensità. L'artista innesca il processo creativo ma vuole avere nel suo svolgimento un ruolo secondario, diventando osservatore passivo dell'azione che si sta compiendo, a tal punto da delegare a volte il pubblico ad agire al suo posto così come è dichiarato sul frontespizio di alcuni volumi: "Lo spettatore è invitato a leggere il libro, a continuare a bruciare le pagine dando fuoco ai fiammiferi ivi incollati, ad aggiungere altri fiammiferi, a ridurre il tutto in cenere". [...] Le pagine bruciate infatti non sono un simbolo di negazione ma al contrario, essendo, anche dopo il momento della combustione, in continua trasformazione - la carta carbonizzata subisce continue modifiche nel tempo - rendono viva l'opera. Il fuoco di Aubertin ha lo stesso effetto sul libro della lettura che consuma e fa deteriorare l'oggetto ma allo stesso ne allunga la vita,  perché parte del suo contenuto viene assorbito dalla memoria di chi lo legge.

Melania Gazzotti

[Catalogo "Bernard Aubertin: L'Art Brûlée"]

Il colore rosso, il fuoco, i fiammiferi sono gli elementi centrali del lavoro di Bernard Aubertin, essi sono sapientemente messi in luce nella personale dall'eloquente titolo Energia rosso fuoco. L'esposizione, concepita in parte come una retrospettiva e in parte come una rassegna proiettata sul presente, unisce lavori eseguiti nell'arco di quarant'anni a nuovi e inediti capolavori. I Semema, i Monorosso, i Dessin de feu e i Monochromo saranno presentati a Verona all'interno dello spazio espositivo di ARTantide.com.Bernard Aubertin (Fontenay-aux- Roses, 1934), tra i fondatori del Gruppo Zero (Dusseldorf,1958), nel corso della sua ricerca artistica ha fatto sua l'immaterialità della materia, del fuoco e del silenzio.La sua adesione al Gruppo Zero nel 1961 deriva dall'incontro con Yves Klein (1957), ciò lo porta ad assorbire tutti i principi fondamentali del movimento: lo zero come punto “zero” di orientamento, l'arte e la tecnica, il movimento e la luce, il vuoto e il silenzio, ogni elemento purchè naturale.Partito da una ricerca sul colore, sul rosso in particolare, sono del 1958 i monocromi rossi, e sui materiali, chiodi, tavole di legno e grigliati di ferro, nonchè sul rumore, sono del 1959 le opere della serie “Valanga”, si dedica successivamente ai neri, ai grigi ed agli arancioni, come colori, ed al fuoco dei fiammiferi ed all'alluminio, come materiali, sono degli anni 1988-90 le opere della serie “Parpanig”, una ricercata sintesi di elementi essenziali.Accusato spesso, incoerentemente, di essere un “artista della geometria”, egli rafforza il suo interesse per la metamorfosi dei materiali, degli strumenti e delle forme, attraverso l'opera di un unico forte elemento: il fuoco. Da questa metamorfosi nasce la forma artistica cercata e voluta da Aubertin.Le sue sono opere, dense di forza e di materia, che continuano ad interrogare qualcosa, andando oltre alla mera descrizione del reale e descrivendo, attraverso il fuoco, la sparizione di una forma in un'altra, quasi fosse una catena di azioni che si riconvertono e si muovono verso le altre. In un continuo tentativo di visualizzazione dell'energia, i suoi “quadri-fiammiferi” rappresentano cosi il cristallizzarsi dell'elemento fuoco in un silenzio perpetuo.Energia rosso fuoco non è altro che l' azione di un evento su di un contenuto trasfigurato.

Marika Vicari e Alice Zamberlan

[Catalogo "ENERGIA ROSSO FUOCO"]

P.P:Ordine e disordine: nelle sue opere l'orizzonte geometrico dell'astratto entra in conflitto con i segni liberi e violenti della combustione. Fuoco e materia, quindi. Prevedibile la geometria, imprevedibile il fuoco. Ciò significa mettere in dubbio le certezze geometriche? Significa affermare che l'imponderabile o il caos presiedono il nostro universo di grandi ordinatori?
B.A.:Io non sono un artista della geometria. I miei quadri di chiodi rossi hanno dato vita a quadri di "fuoco" pieni di fiammiferi, disposti a intervalli regolari e vicini l'uno all'altro. Si tratta dell'esposizione del principio dell'addizione, della ripetizione di strutture su un supporto di alluminio. Accendendo i fiammiferi posti al bordo inferiore del quadro di fuoco, tutti gli altri iniziano a bruciare. Ogni fiammifero comunica la propria fiamma a quello vicino, ed il fuoco che si presenta è un fuoco controllato. E' tutto il contrario del caos. Io non cerco di mettere in dubbio le certezze della geometria, non voglio evidenziare che l'imparzialità ed il disordine presiedono il mondo universo di grandi ordinatori: C'è contrasto tra l'ordine obbligatorio della disposizione in serie dei fiammiferi per permettere la comunicazione delle fiamme tra di loro e la violenza del fuoco devastatore. Ciò che i fiammiferi delineano è un universo psichico che si situa tra materialità (il supporto di alluminio, i fiammiferi) e l'immaterialità: il fuoco. [...]

Paolo Pietta e Bernard Aubertin

[Dalla rivista "Stile Arte" Maggio 2002]