Riccardo Guarneri

Critica

Un punto di riferimento non aleatorio della operazione pittorica di Guarneri, può certamente ritrovarsi in determinate formulazioni teoriche della Gastaltpsychologie (…). In un quadro di Guarneri la luce è totale: in primo luogo perché assume l’identità del segno e quindi partecipa della stessa struttura, e poi perché viene a svolgere una funzione di contestazione dinamica continua e tuttavia aliena da qualsiasi movimento di causa-effetto; il segno di Guarneri è infatti capillare, fitto, quasi impercettibile, e dà il senso di una luce ‘statica’ che in realtà è il modo a noi congeniale e immediato di assumere la dinamica interna del microsegno. A questo scopo l’artista usa materiale sensibilissimo, soprattutto la grafite, che gli consente di ottenere il segno più leggero che si possa immaginare. Il segno-luce evita lo stesso peso sulla tela, riproponendo al suo posto la pura e semplice tessitura luminosa. Anche la geometria è pretesto alla luce, che in quanto segno si organizza strutturalmente in triangolo, quadrato, in linea intersecante. In questo geometrismo, così poco costruttivo e ortodosso, tutto a un certo punto rischia di rarefarsi e spegnersi. E solo allora ci accorgiamo che la percezione è divenuta soprattutto idea.

Guido Montana

[Dal catalogo "Riccardo Guarneri Contrappuntoluce" dicembre 2004]

Non si tratta di una luce atmosferica, di una luce-ambiente, né di uno spazio prospettico, a fughe di camera ottica. Il problema è sostanzialmente diverso: esso verte su dati di mera figuratività e si basa su una luce e uno spazio mentali, sorretti e governati da una tessitura geometrica (…). Guarneri si propone soluzioni costruttive le cui scansioni siano graduate sulla luce e dove il tracciato geometrico non sia ripartizione di aree disposte in alternativa, ma agisca da guida agli spostamenti dei chiari opalescenti: Tutto è lieve, chiaro, senza scosse, ed esatto, preciso, deciso. Quadrati, rettangoli, rombi si insediano con minimi decentramenti in un’impaginatura per altro rigorosa e le fluente luminose ne seguono con qualità proprie l’andamento palpitante mediante attenta pertinenza. Ne viene così un concorrere di movimenti che ritma una dinamica lenta ma tale da pervadere fino al limite della superficie del quadro. Ciò appare tanto meglio raggiunto nelle opere recenti, laddove il cedimento verso un estenuato sensibilissimo, sempre in agguato, è quanto meno arrestato per via della maggiore strutturazione dell’insieme. Mentre qualche tempo fa il contesto del dipinto minacciava quasi di sfarsi in una levità luminescente e incerta dei suoi confini, sorta di nebbia indistinta, adesso si determina in settori formali di sicuro imperio ed il colore che tinge l’invadenza della luce assume funzione meno generica.

Umbro Apollonio

[Dal catalogo "Riccardo Guarneri Contrappuntoluce" dicembre 2004]

La sintassi del linguaggio così come appare configurato nell’opera di Guarneri, ha una perfezione che non è del tutto evidenziabile tramite regole positive; ma vi sono regole negative assai semplici. Guarneri compone movimenti in cui quadrangoli si inseguono, essendo l’uno il trasformato dell’altro ottenuto per mezzo di una corrispondenza: Tali trasformazioni non sono ‘movimenti’ nel senso geometrico che si dà a quel termine, anche se Guarneri cerca di farle apparire come tali. Infatti egli crea l’illusione che i quadrangoli appartengano a famiglie più ristrette di quadrangoli particolari, quadrati, rettangoli ecc.; ma ciò non è. Egli stesso altera impercettibilmente le dimensioni, ma variandone anche la misura degli angoli interni. Ottiene ciò, per esempio, curvando in misura minima i contorni, oppure confondendo tramite leggere sovrapposizioni, i contorni dei quadrangoli che, a ben ragione, egli stesso chiama dunque falsi quadrati. Ma ciò che più di ogni altra considerazione ci ha fatto pensare alla geometria non euclidea come modello forse involontario, è stato il problema della campitura. L’artista divide lo spazio longitudinalmente in strisce. Usa il colore come richiamo e la luce da questo prodotta come divisione. Ogni divisione diventa per contrasto una retta. Ebbene, questa tenace ed ostentata misurazione degli spessori delle strisce colorate introdotte, misurazione che Guarneri esplicita nei propri studi preparatori, rivela il costante e necessario bisogno di riscoprire una geometria che non ha più necessità di esistere sola. Egli propone, ma solo dal punto di vista intuitivo, parallelismi che risultano essere necessariamente incontrollabili, così come le ellissi di Geiger sono solo luce e colore, ma non spazi geometrici euclidei.

Bruno D'Amore

[Dal catalogo "Riccardo Guarneri Contrappuntoluce" dicembre 2004]

Se la ricerca di Guarneri è stata negli anni sessanta e settanta più radicale nel configurare la struttura dell’opera, bisogna riconoscere che nelle stagioni successive ha attinto la propria sostanza immaginativa da una più articolata presenza di tramiti visivi, di segni, di macchie, di sfumature. L’artista riconosce la differente origine degli spazi più raccontati, negli anni ottanta il tratteggio della matita, il sottile e prezioso esercizio della scrittura come immagine in se stessa, insieme con le varie consistenze del colore, fanno emergere uno stato di visibilità, di impronte, di forme impreviste, di vuoti che respirano nell’aria immateriale dell’opera. L’artista non rinuncia a vivere la pittura come un diario dello sguardo, le cui pagine sono sfiorate dal soffio della luce, dove disagi e apprensioni entrano nel colore come un turbamento. Ogni cosa è sorpresa in una vaga geometria che lascia intuire spazi sconfinati, ogni linea indica una possibile soglia da oltrepassare ma anche una sosta dell’occhio, per ripartire verso qualcosa di irraggiungibile.La ricerca di Guarneri è tutta concentrata sulla visibilità della luce pittorica, essa s’impone nello spazio e lo avvolge, totalmente, anche quando tracce e umori del colore sembrano distrarre la vista attraverso la presenza di minimi particolari, segni di raccordo tra una parte e l’altra della visione. Essi sono tracciati esili e insinuanti che trattengono la luce, in punti stabiliti del quadro eppure mai troppo precisati. C’è una esitazione in questi segni che fa pensare alle linee di contorno che precedono il colore, in effetti sono già autonome, soprattutto quando impartiscono alla superficie uno stacco che s’interpone per esempio tra un triangolo di fumo colorato e alcune macchie chiarissime. Ogni minima strategia del linguaggio vuole restituire alla pittura il senso di un primordiale incanto, immaginadola sempre come visione lirica, poema dipinto, costruito e deleted, descritto ed evocato, dichiarato e avvolto nel mistero delle forme che richiamano una limpida presenza di sguardi.

Claudio Cerritelli

[Dal catalogo "Riccardo Guarneri Contrappuntoluce" dicembre 2004]

Riccardo Guarneri appartiene alla generazione del segno – attraverso una ritessitura minimale – perfettamente integrata nel materiale – tela – carta – ricostruisce dall’interno la superficie – dall’interno della materia stessa ne riingrana la filiforme struttura – ne ritrova i segni – lisci – o le increspature – dove è possibile lavorare per evidenziare il passaggio – i passaggi in tempi diversi dove la grafite minuta – il colore diluito – assorbito – a trasparenza – determinano il lirismo percettivo – che è scrittura – è linguaggio – un linguaggio personalissimo che si evidenzia quale assoluta individualità – riconoscibile nella irriconoscibilità delle migliaia – milioni – di informazioni visive che affollano il nostro quotidiano – Riccardo Guarneri – in una parola – ricostruisce – riconducendo la superficie ad una centralità comunicativo-emozionale individuale – Dovremmo essere grati a Riccardo Guarneri di essere rimasto fra noi – sul nostro territorio – e altri territori che gli vanno riconosciuti – da Rothko a Agnes Martin a Ryman – ma Riccardo Guarneri – nel vivere con noi – insieme a noi – ha assicurato un’identità al nostro territorio e dunque a noi – insieme ad altri artisti ha assicurato un passaggio – in questo ultimo mezzo secolo – in questo ultimo scorcio di un nostro millennio – che ci consente di affermare che siamo – e abbiamo elaborato e condotto con qualità – strutturandola – la nostra presenza -

Paolo Masi

[Dal catalogo "Riccardo Guarneri Contrappuntoluce" dicembre 2004]