Mark Kostabi

Critica

"..Quando però, qualche anno fa, esaminai per la prima volta dei dipinti di Mark Kostabi, questa sensazione di percorso inverso, di offerta artistica di marketing, non mi raggiunse, non mi lasciò percorso dai dubbi. Subito percepii, invece, una potenza di segno plastico, atto a costruire una forma, e portatore di una particolare carica comunicativa. Insomma mi aveva colpito la valenza strutturale ed evocativa dell'opera. E non rincorsi pensieri paralleli; non pensai alla maniera di Kostabi, alla sua bottega, alla sua organizzazione. Il risultato, il valore d'arte c'era, vero, presente, autentico, con una sorprendente capacità d'impatto. Quelle figure, quegli oggetti ingigantiti, quelle strutture, plasticamente affrontate su un piano ravvicinato secondo una precisa scansione geometrica, mi parvero trattenere una loro intrinseca esplosività, ed, allo stesso tempo, alludere a riferimenti con architetture classiche, a voci antiche che l'artista sembrava possedere e padroneggiare con sapienza progettuale. Kostabi governava con tanta sicurezza le occasioni strutturali ed i motivi compositivi del segno, da convincermi di sue inevitabili frequentazioni colte (in senso classico). E soprattutto che queste frequentazioni avevano già sedimentato compiutamente. Mi parve proprio la scoperta di un manierista moderno, che quasi riusciva a mescolare sulla tela (amalgamandoli) stilemi di tutte le discipline: architettura, scultura, pittura, ma senza sottrarsi al confronto con i tempi moderni, annusati con olfatto finissimo, lungo le scie di un secondo cubo - futurismo (con qualche rimando a De Pero), che andava a incontrarsi con la contemporaneità, in originali ammiccamenti alla "Pop Art". .......Certo i colori di Kostabi, così aggressivi, o così lividi, così alternativi, non sono i colori dei classici e della tradizione italiana. Ma chi ci assicura che, trasportato in questi tempi, anche De Pero non dipingerebbe con questi colori? O che la pittura di Kostabi non rappresenti l'aggiornamento ai tempi nostri della misura classica?"

Giovanni Granzotto

[boxartgallery.com]

"...Queste nuove opere si distinguono per le complesse composizioni a figure multiple, molte con tratti severi in bianco e nero, mentre altre sono decisamente forti con una generosa tavolozza di cromie calde e fredde contrastanti. Kostabi continua la sua esplorazione dei temi dell’alienazione, della solitudine, del corto circuito informativo, della tecnologia rampante, dell’aggressione industriale, dell’ambizione artistica, dei trucchi commerciali, dell’ipocrisia, della vuota idolatria, della produzione meccanica dell’arte, della pressione per una produzione fine a se stessa, e della compartimentalizzazione dell’animo umano. Diverse tele fanno riferimento all’arte italiana e alla storia dell’architettura: de Chirico, Raffaello, Correggio, Bramante e l’architettura razionalista di Latina, dove di recente Kostabi ha tenuto una mostra nella quale l’artista ha esplorato con rigore l’architettura razionalista come contorno naturale delle sue creature senza volto, per cui è conosciuto."

[exibart.it - 21 novembre 2006]

Una critica feroce alla nostra civiltà, quella di Mark Kostabi (Los Angeles, 1960; vive a Roma e New York), che ha però la particolarità di assumere un punto di vista sorprendente. Guardando dall’interno dello stesso contesto sociale ai guasti e alle storture che lo caratterizzano, prospettiva ben evidenziata dal corpus imponente delle 150 opere che si snodano lungo i bassi corridoi del Chiostro del Bramante. Nel suo lavoro l’emergere di tali problematiche avviene non tanto sulla base di un giudizio perentorio, ma attraverso il superamento di una soglia di sopportazione dell’individuo. Il viatico formale per questa denuncia è l’uso di un aspetto illustrativo dai colori decisi (che si ritrova anche nel bianco e nero, cui è dedicata una sala, dove la monocromia squillante sembra ottenuta da una semplice operazione di desaturazione) e della metafora “facile”, quasi pubblicitaria, dove le figurette, corpose e sensuali, sono prive di tratti somatici e dotate di una consistenza geometrica solo grazie alla costruzione della luce. L’obiettivo dichiarato, invece, è quello di trasformare le assurdità e i paradossi indotti dal sistema in energia creativa e strumento di comunicazione universale, utilizzando, a questo scopo, non un linguaggio razionale. Si rifà invece al mito Kostabi, -la guerra, l’amore, il bene e il male, ma anche l’assoluta autorità di grandi pittori del passato, che incombono nei suoi quadri con precisi ed insistenti richiami-, e sfrutta una straordinaria e funambolica visionarietà, che trova la sua controparte oggettiva nella schiera di assistenti che materialmente realizzano l’opera e che si trovano nel Kostabi world, il suo studio di New York, nel cuore del quartiere di SoHo. Ed è proprio in virtù di questo suo modo di lavorare, la produzione in serie, dove c’è spesso il ritorno ripetuto di composizioni formali, che Kostabi vede sé stesso come parte integrante di questo gioco perverso, in cui viene chiamato progresso qualcosa che sta distruggendo il pianeta, in cui la fa da padrone il valore di mercato, e dove si possono guadagnare dei dollari semplicemente dando un titolo azzeccato ad un quadro, come avviene nel programma da lui ideato Name that painting, ironicamente ripreso in un lavoro esposto alla mostra, Paint that naming. Un obiettivo ambizioso, senza dubbio, e raggiunto inevitabilmente in modo discontinuo, scivolando a volte nel banale, ma con cui vale la pena di confrontarsi e che la mostra ha il merito di indagare davvero a 360 gradi.

Valeria Silvestri

...La ripetitiva presenza di figure umane spersonalizzate – manichini animati senza volto, ma così flessibili da sembrare di gomma – non disturba. Anzi, intriga. C’è qualcosa di indefinibile nell’arte di Kostabi. Qualcosa che attrae, che piace, che inganna. Sarà forse la provocazione, la serialità o l’acido consenso. Sarà forse la griffe diffusa, il ribaltamento concettuale del processo artistico o il “ritmo dell’ispirazione ”. Sarà, forse. Certamente è Pop Art.

Gianluca Testa