Eros Bonamini

Critica

"...Un ciclo denominato "Cronotopografie", dichiaratemente dedicato alla individuazione di luoghi ed eventi che dialogano con il tempo interiore ed esteriore della pittura. Ma ancor di più: con il tempo cosciente ed involontario della mente, con le emozioni e le ragioni che scaturiscono dalle pulsazioni del suo ritmo. La pittura di Bonamini è, dunque, volontà di materializzare il tempo concentrando nello spazio dell'opera la durata di ogni visione possibile, ma anche favorendo i suoi sperperi e le perdite imprevedibili della sua visibilità."

Claudio Cerritelli

[Dal catalogo Eros Bonamini - Il labirinto della pittura, Comune di Prato, Meta Edizioni 1997]

Cronotopografie 

"...C'è sempre un avvio gestuale nell'opera di Bonamini, una mossa iniziale che sostiene le successive, disposte dentro quel paziente labirinto formale che è indubbiamente un pretesto spaziale per costruire i diversi tempi del dipingere. è il pittore a segnare le tracce del percorso, a far vedere solo quelle che risultano necessarie alla visione, a non svelare mai fino in fondo il cammino dei suoi pensieri pittorici: stare nel labirinto significa infatti giocare tutte le possibili posizioni del dipingere senza assumerne mai una in particolare."

Claudio Cerritelli

[Dal catalogo Eros Bonamini - Il labirinto della pittura, Comune di Prato, Meta Edizioni 1997]

"...Cronos e topos, tempo e spazio, o anche: "dimensione" cronotopa della pittura, nella accezione di condizione del fare o di condizione in atto della pittura che si viene facendo. Poieticamente. Questa "dimensione" (nel senso di "livello di realtà" pittorica dotata di sue coordinate spazio temporali e quindi di caratteristiche e peculiarità specifiche) che la pittura di Bonamini pone in essere richiede più di una precisazione. Innanzitutto, il cronotopo bonaminiamo non ha a che fare né con la "memoria", né con le successioni (passato, presente e futuro). Ciò implica una sorta di indifferenza nei confronti degli stili, della tradizione e persino delle ascendenze formali, ma anche una impronta originale rispetto a quelle esperienze che hanno fatto del tempo effemeride materia e strumento centrale della ricerca pittorica (Opalka, On Kawara). Perché, quello che preme a Bonamini è l'urgenza di un intervento che si consuma (e brucia fisicamente) qui e ora,, senza prima e senza poi, e che vuole espandersi per contemporaneità successive secondo una sorta di eterno presente o di eterno ritorno: può essere un segno eseguito nella voracità della gara contro il tempo, e può essere una campitura realizzata nella lentezza di una calma meditativa. Ecco che allora il cronotopo di Bonamini ha le valenze del metronomo musicale e la sua pittura la disposizione delle variazioni sul tema di un Bach o di un Philip Glass, ecco pure la persistenza della spirale come figura di un luogo e di un tempo che tendono all'infinito (con tutto quello che segue nel salto della "misura" alla "dimensione"), pur nella precarietà dell'azione e nei limiti imposti, o forse, proprio in forza di ciò.

Se le cose stanno a questo punto, si dovranno trarre alcuni motivi della poetica di Bonamini. Quando, in apertura, si diceva di una tensione celata e avvertita, ora si è in grado di chiarirla e di precisarla. Siamo, infatti, in presenza di un'arte che vive del contrasto tra le cesure dei differenti cronotopi e la continuità della spirale, tra il finito di ogni brano di pittura e l'infinito della spirale: a dire che ogni quadro o riquadro di pittura trova il proprio alter ego nell'"opera omnia", nel tutto prodotto senza soluzione di continuità dall'artista; a dire che il lacerto anela ad integrarsi con l'insieme, pur continuando ad essere frammento, parte. Se quest'ultimo è irrimediabilmente vincolato al suo status, l'opera vive di un respiro che non è dato dalla sommatoria dei brani che la compongono. Se l'uno trova perfetta coincidenza tra lo spazio tempo necessario per eseguirlo e lo spazio tempo che lo nomina e lo determina, l'altra vive nel dubbio e della cosa dubitata, in quella "opacità" (per dirla con Miccini e con Jakobson) che trattiene la mente sulle magnifiche assenze della verità.
Il cronotopo pittorico di Bonamini è l'attrezzo metodologico che permette di suonare contemporaneamente tutti gli strumenti, di utilizzare "in concerto" tutti i linguaggi (segno e scrittura), è quello che rimane all'uomo quando ha dimenticato anche la memoria (quella reale come quella storica), in un'ansia mai doma, mai paga, mai pacificata, quello che lui stesso ha così felicemente chiarito: «è proprio il momento buio del passaggio da una pagina all'altra, quando ciò che si è memorizzato risulta assente e si intravede lo sviluppo nelle due facciate successive, a interessare. Le singole pagine sono allora frammenti di un discorso continuo il cui sviluppo trova i suoi confini nella pagina finale, nella soluzione conclusiva che può essere disvelamento, risoluzione di enigmi, ma può anche aprire, per così dire altri enigmi La pagina è allora anche una pausa nel continuo del procedimento, che può essere percorsa nel continuo andamento destrorso della scrittura ma che, proprio per le sue qualità di figura, suggerisce letture spaziali, scomponendo e arricchendo l'andamento principale»."

Mario Bertoni

[2001]

"Caro Eros,
evviva!, Prometeo, forse la più umana figura della mitologia classica, ma anche simbolo della razionalità e della creatività (insieme ad Atena, sicuramente la Giusi) ha incendiato il tuo spazio. Il fuoco brucia e consuma, distrugge la materia ma non la forma, cioè lascia una traccia. La quale è segno e in quanto tale obbedisce alla misura del tempo che tu hai rubato a Kronos. Scrivendo della tua opera, avevo festeggiato le nozze (ma dovrei dire i Saturnali) celebrate nelle tue stanze tra lo spazio, che è, appunto, la misura di ciò che non c'è, e il tempo, che è la misura della sua durata. Ma non si possono fare orge su ciò che non c'è: solo gli dei ci riescono. Gli umani, o meglio gli artisti, i figli del Titano, si sa,, fanno orge astratte, mettono forme, misure, strutture, colori al posto delle cose. Tu, per esempio, quando regoli le successioni temporali nella struttura visibile della spirale inventi, come dire?, una omologia, una similitudine: tra lo sviluppo temporale e quello spaziale. Di queste analogie, tuttavia, la forma egemone non è solamente la spirale, bensì le infinite sezioni dei quadrilateri (diagonali o apotemi), o dei cerchi (i raggi) oppure tutti i segmenti possibili (croci, parallele)...
Ciò che, quindi, mi pare nuovo di questa tua ultima ricerca che intendi mostrare a Firenze è, intanto, questa mia considerazione sul tuo lavoro e che non avevo intravisto nel mio saggio di qualche anno fa; poi la tua recente scoperta del fuoco. Ma c'è di più: ed è un certo calo della sensualità, che non è da imputare alla nostra età, bensì a una sorta di "decostruzione", di rinuncia evidentemente sintomatica del colore. Dico sintomatica perché si tratta di un dècalage, di uno slittamento simbolico: dallo spettro cromatico al bianco che tutti i colori contiene; dalla terrificante violenza cromatica del fuoco alla sua riduzione ai suoi esiti; dall'uso di partizioni dell'iride al nero della sua negazione. Se c'era ancora qualcosa da espellere da una tavolozza non priva di suggestioni l'hai fatto. Ma, come succede spesso, quello che hai cacciato dalla porta rientra dalla finestra. Alludo, riferendomi a due sole opere recenti, a un certo tonalismo non certo morandiano, anzi ruvido, che scala neri, grigi, ocre insieme agli orli combusti e che provoca qualche diverso allettamento.
Ma la vittoria di Saturno, il grande vecchio con la lunga barba bianca e la clessidra, resiste. Il temibile Giove suo figlio lo cacciò dall'Olimpo, ma essendo immortale poteva farne sicuramente a meno. Ma a Prometeo, che gli aveva con l'inganno non solo rubato il fuoco, ma anche tolto la prerogativa di aver creato l'universo e che Giove aveva punito con ... il mal di fegato, concesse il perdono. Del resto, anche la mitologia ha le sue regole; come si fa a punire chi ha inventato ... gli uomini?"

Eugenio Miccini

[Da una lettera ad Eros Bonamini]

"Cronotopografie. Sono venticinque anni che Eros Bonamini lavora attorno a questo concetto, con una perseveranza (non priva di ossessione) e una fedeltà che fanno ritenere la sua produzione quale un'immensa, unica "opera di cui i singoli "quadri" costituiscono i paragrafi e i cicli compositivi (stesure, cementi, nastri, assorbimenti...) i capitoli.
Cronotopografia: letteralmente, scrittura di tempo e spazio. Il termine, freddamente, dice meno di quanto "quadri" e opera sottendano, perché la tensione che si cela e che il termine non dice è quella che costringe tempo e spazio a rivelare la pittura, una pittura a programma nel senso e nei limiti di un tempo e uno spazio determinati in grandezze discrete che anelano alla misura, alla proporzione, alla "dimensione". Ma ecco che, già qui, il percorso, che potrebbe sembrare semplice e lineare e conseguente, palesa discrepanze e incongruità. Il numero che fissa il tempo e lo spazio dell'azione pittorica è un'approssimazione, una falsariga che stabilisce il quanto e non il come, è per usare un'espressione assolutamente pertinente, visto che tutto il lavoro di Bonamini si colloca nell'ambito delle ricerche aniconiche, una griglia spartito all'interno della quale egli fa risuonare forme e colori. Questo richiamo, sia detto per inciso, non vale solo quale sottolineatura del rapporto strettissimo, da un secolo a questa parte, tra arti visive e musica, o dell'equivalenza tra il modo di procedere per linee, colori e volumi e quello per note, ritmi e pause, ma soprattutto quale accentuazione del potenziale sonoro (per quanto latente e non intenzionale) presente nell'opera in questione: la quale si avvicina, per opposizione, e fatti i dovuti distinguo, a quella di un Daniele Lombardi, che a partire dalla musica perviene a fantasmagorie visive, schizzi prospettici di costruzioni sonore..."

Mario Bertoni

[2001]