Giancarlo Limoni

Critica

"...Limoni ha una sicurezza di pennello che incanta, dipinge bene e veloce: ed anche di questo bisogna dargli atto, ora che la pittura sembra tornata di moda. Il gusto dei sottili arabeschi, prodotti dalle sgocciolature, e impreziositi dalle velature, difficilmente potrebbe essere più controllato, e al tempo stesso, aereo, movimentato: il risultato che ottiene è di una freschezza, una spontaneità, una sicurezza, ripeto, che è di per sé un pregio, e non dei minori. [...] Ciò che maggiormente colpisce, allora, nella sua pittura, è proprio questa capacità di muoversi in modo capillare sulla superficie del quadro, senza sbavature, senza ansie apparenti, anche se l'ansia c'è, ed è come il segreto, il pregio nascosto dell'artista. Ma quantastoria in quelle pennellate, assorbita e smaltita in un batter d'occhio. Perché anche Limoni, sia chiaro, ha dovuto fare i conti con il cedimento (o la fine?) dell'avanguardia, con la mancanza di un punto di riferimento a cui commisurare il resto. Non potendo andare avanti, è tornato indietro, ha sperimentato per così dire il già fatto, il già visto. E certo (si parva licet...), è più facile accostare una pittura di Limoni ad una di Monet, che ad una tela di un qualsiasi coetaneo."

Vittorio Rubiu
[dal catalogo Giancarlo Limoni - Luoghi segreti, L'Attico, Roma, 1985]

 

"...Giancarlo Limoni è pittore pieno e vero, sincero: grande. E come tutti i grandi ha fatto una scommessa con l'Assoluto: o "tutto o niente". Aut/Aut: non ci sono vie di mezzo, mediazioni. La grande scelta di Limoni è la grande scelta della pittura. Ha puntato tutto sulla pittura: può perdere o vincere: non avrà mai la sicurezza di uno stipendio impiegatizio, non avrà mai la sicurezza di una sicurezza. L'unica sicurezza di Limoni è la disperata fragilità di questo scommettere sul Niente -e sul Tutto, quindi- che è la Pittura. Pittura come corpo vivo dell'esistenza, Pittura come prolungamento fisico, biologico del suo vivere, del suo vivere il Mondo di noi tutti dentro la sua coscienza, la sua emozione, la sua capacità di sentimento."

Mariano Apa
[Il duro spazio della pittura che vive, dal catalogoGiancarlo Limoni, Galleria del Falconiere, Ancona, 1987]

 

"...All'epoca della prima mostra all'Attico la natura di Limoni era una matassa di segni nervosi e filamentosi che tendevano a diradarsi verso il centro del quadro, lasciando filtrare la suggestione di una profondità diversa e incommensurabile: tempo spazio e percezione invischiati e inestricabili, come aveva già esplorato Turner. Poi lo spazio è andato come ordinandosi: prima attraverso fantasmagoriche colate verticali di materia cromatica, quasi dei tappeti ortogonali di luce cangiante e filamentosa sopra i quali i fiori erano come improvvise calcificazioni di quegli stessi flussi ininterrotti; poi [...] è divenuto un muro di colore spesso e sontuoso, però invalicabile; ed il cui oltre è inimmaginabile, se non come dentro di una materia viva ed in perpetuo moto.
Lo spazio di Limoni, la natura che esso costituisce, sembrano quindi polarizzati tra la tensione a dissolversi in luce che fece la modernità di Turner, e quella a costituirsi come muri di colore, che, rimandando necessariamente a Pollock, sono anche il termometro di una modernità che manifesta in ogni momento la propria crisi. [...] In Limoni persino l'aria si carica della densità del colore. E questo processo di appesantimento del vuoto, di ispessimento dello spazio che perimetra le figure fino a farle coincidere con esso (o in altri lavori a farcele liquefare), appartiene anche ad una tradizione romana dalla storia lunga. È figlio di unhorror vacui che attraversa la notte rossa e barocca della Roma secentesca e si consegna, ancora capace di strappare applausi, ad un modo romano di tornare alla pittura che si impone all' inizio degli anni '80."

Enrico Mascelloni
[Limoni o la storicità della pittura, dal catalogoLimoni, Arte 92, Milano, 1994]