Piero Ruggeri

Critica

...In una certa misura, l'opera di Ruggeri suggerisce il recupero di archetipi latenti in noi (si voglia o noni), stimolandoci a confrontarci con le visioni pittoriche che lui ci propone, battagliando sulla superficie tra ira e dolcezza. L'intensità del suo gesto pittorico si fonda su una gamma di cifre esistenziali antiche: una simbologia che si appropria del suo vissuto (e dei coro umano che gli ruota intorno) nell'ambito della quotidianit?. A questo proposito, credo di poter affermare che il lavoro di Ruggeri entra con pieno diritto nella nuova dimensione del, l'arte: dopo l'astrazione, si sprigiona il ritorno a un pensiero legato alla realtà del mondo più feriale. Lui sa riproporlo, con una sintesi di strutture dinamiche, dove il segnosimbolo vive e s'impone in contrasto con le pure soddisfazioni di matrice concettuale. In Ruggeri nulla è dettato dal caso...

Pierre Casse

[da "Piero Ruggeri" 1998, mostra a Palazzo Bricherasio (TO)]

Piero Ruggeri, che ha iniziato la sua corsa negli anni cinquanta con l'informale, ha sempre cercato sulla tela una realtà che riveli la sua essenza, senza porre steccati, o creare gerarchie tra umano e non umano, per far balenare la totalità istantanea della vita non ancora formata, o sul punto di dileguare. Questa mostra di Ruggeri, con le sue scelte iconografiche precise, ambisce dunque a diventare centro di indagine intorno all'immaginazione creativa, e al suoi intreccicoli le esigenze soggettive, lavorando su quel sito di trasparenza e di opacità simultanee che è lo spazio enigmatico dell'immaginario, tentando quindi di recuperare quei fili elastici, e misteriosi, che legano il gesto della vita all'invenzione artistica.
Nel 1974 in uno scritto per una mostra di Ruggeri alla Sala Comunale d'Arte di Alessandria, iniziavo citando una frase di Maurizio Calvesi, che mi sembra ancora una delle definizioni più efficaci dell'opera degli anni 1957-1958 dell'artista: "Sguardi che esprimono solo la loro veggenza ossessiva, sguardi radar da pipistrello che si orientano al buio, disseminandosi in uno spazio di dimensione psichica, dai nessi multipli e fluidi".
Oggi, nel 1998, non possiamo non essere certi che l'inquieto, medianico, "sguardo" di Ruggeri abbia progredito per rapidi e dinamici flash, a ricostruire frammenti di natura e spazio che ci vengono incontro, ancora e sempre fur?osamente, nel quali è possibile certificare un affollato nodo di emozioni e di idee che rappresentano, con aspra tenacia, l'offesa verità dell'esistenza degli artisti di questa generazione capace ancora di sollecitare una giostra incessante di interpretazioni. Per intendere a pieno lo sguardo carico di "poetica violenza" di Ruggeri non bisogna dimenticare "come" e "perch" ha dovuto, con i suoi compagni di cordata, fare i conti cori un passato, non avaro di echi romantici ma soprattutto con un Futurismo boccioniano che ha indagato in profondo il rapporto spaziomateria, con l'Espressionismo astratto americano, e "l'art autre" europea.[...]

[da "Piero Ruggeri" 1998, mostra a Palazzo Bricherasio (TO)]