Jannis Kounellis

Critica

L'evocazione è uno degli elementi fondamentali della poetica dell'arte povera ed è il fulcro pulsante dell'opera di Kounellis, il "noumeno" svelato e mostrato. Kounellis è un artista di origine greca che ha vissuto a pieno la poetica dell'arte povera sviluppatasi negli anni '60 a Roma e Torino: la materia più comune diventa arte pura, i materiali più infimi sublimano l'opera. In questo lavoro è usato il catrame, un materiale bituminoso di consistenza oleosa che in sè richiama solo edilizia e odore sgradevole ma Kounellis compie la metamorfosi: lo usa come pittura, come strumento per un fine artistico elevato, evoca la vita partendo dalla materia. Si potrebbe parlare di un dinamismo della materia, intesa come oggetto-soggetto capace di trasformarsi e trasformare. Il catrame si evolve, seguendo un procedimento centripeto, in materia-altra e diventa pittura ma manifesta anche un ruolo attivo, sviluppando una forza centrifuga, riflettendo le espressioni dell'artista e comunicando in modo forte l'immagine. Utilizzando un'espressione di Germano Celant, il critico che ha delineato l'arte povera come corrente artistica, si può affermare che "l'insignificante ha iniziato ad esistere". Anche da un punto di vista estetico l'evocazione è molto densa. Compare un elemento che caratterizza spesso le opere più importanti di questo artista: il desiderio di recuperare valori storici perduti. Kounellis usa spesso elementi evocativi della tradizione culturale come frammenti di capitelli o statue classiche o cavalli; in quest'opera è chiara l'evocazione classica anche della sua cultura, quella greca. La struttura labirintica rimanda infatti all'idea del mitologico labirinto di Cnosso e sottolinea con immediatezza sensoriale una figura conosciuta a livello culturale e testata a livello personale. L'energia dell'opera viene distribuita e convogliata all'interno, facendone risultare un'immagine equilibrata ma anche fervida e pulsante di energia prigioniera. L'opera è caratterizzata dalla concretezza, dal solido attaccamento alla materia, che è vita o meglio evocazione (ancora una volta) della vita. Un altro tipo di materia non avrebbe dato lo stesso risultato, la stessa attrazione profonda per quel nero colloso tanto denso quanto reale.Si può azzardare un'ulteriore evocazione artistica e ideologica. Kounellis è sempre stato attratto dalla libertà e dal pensiero sciolto ed è per questo che ha preferito concentrare la sua preparazione come studente sul rinascimento piuttosto che sull'arte bizantina più dogmatica. Il labirinto è l'emblema della prigione, lo stendardo della costrizione e considerando l'anno di esecuzione dell'opera, si può leggervi anche un'evocazione della prigione della libera espressione artistica, l'amarezza per la soppressione che il mercato ha attuato nei confronti dell'arte povera ma che ora, dopo un decennio, è capace di apprezzata in maniera sempre crescente.E ancora, il labirinto delineato da tratti non definiti, sbavati, pasticciati e fitti in alcune parti, più rari e fini in altre, è la semplice comunicazione di un percorso da compiere, a volte tortuoso e intricato altre volte più chiaro e facile: il percorso dell'artista, il percorso dell'arte ma anche il percorso dell'uomo che vive della sua natura.

Michela Danzi

Jannis Kounellis. La storia e il presente

E' un ritorno alle origini quello compiuto di recente da Jannis Kounellis, greco di nascita (Pireo, Atene, 1936) da cinquant'anni in Italia. Nel cuore della Magna Grecia, culla di una civiltà che innestò il cospicuo patrimonio della cultura greca sulle culture locali, l'artista ha allestito due grandi installazioni con il supporto critico di Bruno Corà. Nel Museo Archeologico della Sibaritide, in uno dei siti archeologici più interessanti del Meridione, Kounellis si è posto in relazione con la storia della fiorente colonia greca di Sibari, convinto che la creazione artistica, pur testimone febbrile del presente, abbia bisogno di riconoscere le proprie radici per guardare al futuro.
Giunto una sera di maggio al museo, dopo una breve pioggia che aveva risvegliato gli odori della vegetazione che attornia l'edificio, Kounellis ha concepito una installazione fortemente evocativa. Sul pavimento di due sale del museo, tra le vetrine che custodiscono preziosi reperti rinvenuti nei siti di Sibari e di Francavilla Marittima, ha allineato centinaia di ciotole di terracotta secondo uno schema che ricorda la griglia ortogonale delle città ideate da Ippodamo da Mileto, architetto e urbanista greco, cui si deve sia la sistemazione della zona portuale del Pireo sia l'impianto di Thurii, la nuova città che i discendenti degli antichi sibariti insieme agli ateniesi fondarono nel 444-443 a.C. Avvicinandosi alle ciotole ci si rende conto che in ognuna l'artista ha versato delle essenze oleose profumate e, mentre si cerca di distinguere il bergamotto dalla lavanda, la zagara dal limone, la citronella dalla menta, inebriandosi sin quasi a perdere i sensi, si intravede una sorta di pioggia di pietre sospese al soffitto con il tondino di ferro, tra cui si librano – presenze inquietanti – dei corvi impagliati.
I recipienti di terracotta, le pietre sospese, i corvi: elementi presenti da tempo nel linguaggio di Kounellis, come le lamiere di ferro saldato, i fagotti pieni di indumenti, i carboni usati per l'installazione realizzata a Cosenza in un salone di Palazzo Arnone. Dove si è messo in relazione con un protagonista dell'arte improntata dall'offensiva controriformista, quel Mattia Preti (Taverna (CZ) 1613-La Valletta, 1699), che in passato gli aveva offerto spunto per altre opere a Valmontone e a Roma.
A Cosenza Kounellis ha costruito una struttura labirintica di ferro brunito a forma di K (dal suo cognome) con quindici parallelepipedi collocati su tavoli e sulla cui sommità sono stati disposti dei mucchi di carbone. Su di essi ha issato cinque dipinti del pittore calabrese, scuri e densi di pathos, teatrali nell'impostazione e dal sicuro impianto narrativo, conservati nella Galleria Nazionale. L'occasione per l'invito a Kounellis è venuta dall'avvio della seconda fase (2007-09) del progetto "Sensi contemporanei", sancito dall'Accordo di programma quadro, firmato dalla Regione Calabria con il Ministero dello Sviluppo Economico-DPS, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali-DARC e la Fondazione Biennale di Venezia, finalizzato alla promozione dell'arte contemporanea e alla valorizzazione dei contesti architettonici e urbanistici delle regioni del Sud d'Italia.

Lia De VEnere

[Il sole 24 ore web site (11/10/2007)]