Pino Pinelli

Critica

[...] Pinelli lavora di sovrapposizione verificando esplicitamente il fatto che addizionando il pigmento si riduce l'enfasi espressiva del colore, capace, di passaggio in passaggio, di proporre un discorso prettamente percettivo. Gli ultimi lavori di quest'autore hanno acquisito la successione modulare in piccolo formato, dove meglio si esplica l'intenzione concettuale e in cui è messo allo scoperto tutto il processo operativo. Pinelli vi aggiunge adesso un modulo "organico", della stessa misura, e di semplice pelle di daino applicata al supporto: qualcosa di simile alla "cartina di tornasole" usata in laboratorio. La percezione di questo autore invita ad un'azione tattile e questo modulo la simbolizza e la rende possibile al fruitore, ponendosi come esemplificazione del fatto che dalla tattilità scaturisce la percezione e viceversa: tutto ciò nella semplice carezza della pelle [...]

Giorgio Cortenova

[Dal catalogo "Empirica", Rimini - Verona, 1975]

II carattere espansivo del colore e, d'altro lato, il rigore emotivo della costruzione: entro queste polarità Pino Pinelli ha sviluppato fin dai primi anni Settanta il suo inconfondibile linguaggio attraverso ritmi fisici e vibrazioni tattili della materia, dividendo e riunendo in un solo gesto gli eventi dell'invenzione cromatica.
Dalla sua storia di opere emerge una concezione dell'opera intesa come corpo pittorico, organismo che sta nello spazio e ne fonda l'orizzonte, una presenza che si irradia dalla materia verso un processo spaziale immanente al distribuirsi delle forme sulla parete.
Più che raccogliere luce le immagini sembrano proiettarla nell'insieme degli elementi che Pinelli costruisce attraverso il potere costruttivo del gesto, che guida ogni azione per via di concentrazioni e dilatazioni, di pause e dinamismi capaci di fissare la visione nella complessità del tutto. [...]

Claudio Cerritelli

[Dal catalogo "Visioni senza titolo, del tutto rosse", Milano 2000]

La ricerca di Pinelli si è costantemente esplicata sulla possibilità di dare "corpo", "massa" alla Pittura. L'artista si definisce "pittore", anche se le sue opere, rigorosamente monocrome secondo la lezione di Malevic e dei colori fondamentali di Mondrian, rompono la struttura tradizionale del quadro con la disseminazione, e la conseguente riorganizzazione sulla parete, di "pezzi", di schegge di pittura. Per un verso Pinelli ontologicizza la pittura, alla ricerca di un'Idea platonica di essa, o di un Essere della pittura di tipo parmenideo, tutto pieno, autosufficiente e mancante di niente; per un altro le sue opere risentono delle teorie fisiche contemporanee, creando una sorta di big bang della Pittura i cui elementi vanno a creare, con un equilibrio di forze centrifughe e centripete, un sistema solare della Pittura. Infatti i frammenti non sono posti casualmente, ma organizzati in un' armonia che riporta alla centralità dell'opera.
Si ha un'armonia che rimanda alla musica: anche in questa abbiamo pieni e vuoti, suoni e silenzi, ritmi, timbri, toni che si organizzano secondo la poetica dell'artista, e, se osserviamo il lavoro di Pinelli, non può non venire in mente la "polifonia monodica" di J. S. Bach. La "ripetizione differente" è la caratteristica del suo lavoro, i mutamenti, gli sviluppi avvengono sempre in un orizzonte concettualmente ben definito: colore, forma, superficie. La dissonanza non gli appartiene.
La forma, anche quando ha i contorni slabbrati, mantiene una serena auraticità; i colori se sono accostati slittano l'uno nell'altro; la superficie, grazie al materiale usato, diviene un'epidermide sensuale che rende pulsante la materia/pittura.
Quella di Pinelli è una razionalità "calda". Del razionalismo ha la riflessione, e la pratica, sugli elementi minimi della pittura, ma non si presenta mai algido come, per esempio, avviene nell'analiticità di certo minimalismo e concettualismo americano; infatti una forte dose di emotività permette di evitare, da un lato, la freddezza se le forme appaiono con le linee rette e, da un altro, la ridondanza se compare la linea curva. Un'emotività, dunque, che carica l'opera senza eccessi, sempre con misura e classicità: forse è quella classicità che gli antichi antenati dell'artista, pur vivendo in una terra, la Sicilia, piena di sole e di tinte molto forti e contrastate, sapevano trovare con l'armonia canonica, con una ragione che non era avversaria del sentimento, ma solo elemento disciplinatore. Pinelli, quindi, testimonia una felice sintesi di memoria antica - nel suo più profondo patrimonio di immagini e nella sua eredità culturale - e di linguaggio contemporaneo, alla ricerca dell'Assoluto della Pittura, in cui sono aboliti, perché non necessari, attributi contingenti - idealisticamente: la Pittura si dà nel momento stesso in cui è pensata - ma senza quella frigidità spesso proposta dalla logica, perché all'elemento logico e analitico dà corpo e vita, e cosi può far sua la chiusa della seconda Critica kantiana: Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me".

Giorgio Bonomi

[Dal catalogo "Il sistema solare della pittura", Rottweil 1998]