Concetto Pozzati

Critica

"[...] è certo che questo "predone di immagini" è convinto, rapinandole, di servirsi di ciò che è stato creato solo per servire, per essere rubato e posseduto, così come è convinto che le immagini non nascono dall'immaginazione ma solo da altre immagini, che cioè le immagini sono il linguaggio delle immagini come l'arte è il linguaggio dell'arte. Si attiene quindi alle immagini ricevute, guardandosi bene di cercarne altre nella realtà esterna o altrove, cioè fuori del campo specifico che gli offre il lessico del suo mestiere, perchè sa che quanto trova in quello spazio può bastargli, che anzi non può servirgli altro. Vi trova quindi - e dove le trovi non conta - immagini che sono portatrici di un significato il quale può essere punto di partenza per un fruttifero riciclaggio, in quella operazione sulle tipologie e sulle simbologie artistiche che più l'interessa."

Giuliano Briganti

[Da: Quel pittore rapina le immagini, in: La Repubblica, 11 maggio 1986]

"[...] Dopo l'ironia dell'oggetto-merce, dopo la messa in luce delle fitte contraddizioni della società e dell'individuo, la fedeltà alla pittura che resta il superbo contrassegno di Pozzati lungo un quarantennio di lavoro, lo ha condotto ad un punto cruciale. Dove? Ma alla resistenza attraverso l'esercizio della pittura e alla difesa di quelle "posizioni perdute" dove la vita acquista un chiarimento e una trasparenza che altrimenti resterebbero per sempre ignoti. [...] Le immagini di Pozzati, ancor più che ironiche e critiche, risultano sempre altamente inquietanti, fatte non a favore ma contro, per diffondere disagio attorno."

Alberto Boatto

[Da:Le "posizioni perdute", 1999]

"La coscienza critica del linguaggio rappresenta da sempre la centralità del lavoro di Concetto Pozzati. Ho altre volte insistito sul fatto che per Pozzati il linguaggio sta all'artista antinaturalista come la natura sta al pittore naturalista. Essendo il primo caso cui ci si deve per lui attenere, ecco spiegato perchè il linguaggio si spalanca al suo sguardo, alle sue analisi e alle sue tentazioni, come, per fare un esempio, il paesaggio si predisponeva all'indagine di un'arte legata ai principi e alle tipologie ottocentesche. Non vi sono dubbi che la consapevolezza cui accennavo è la trama portante dell'opera di Pozzati nel corso di ormai trent'anni di lavoro. [...] Assieme a Dine, Segal e pochi altri, Pozzati è uno dei rari artisti maturati sul finire degli anni Cinquanta (all'alba cioè di una cultura industriale trionfante nei parametri della mercificazione) che abbia accettato la sfida "tecnologica" senza venir meno alla specificità conoscitiva dell'artista, al taglio critico dello sguardo, alla sensibilità di quella e alla qualità evocativa di questo."

Giorgio Cortenova

[Da:La matassa della coscienza, 1992]