Sarenco

Critica

L'esperienza di tutte le mostre precedenti sulla poesia visiva mi (ci) ha (hanno) insegnato molto. prima di tutto a diffidare dei poeti che si sono avvicinati furtivamente ai nostro movimento per trarne qualche piccolo vantaggio furbesco, per poi darsela a gambe subito dopo e rifugiarsi in qualche movimento collaterale (l’arte concettuale, la fotografia, la pittura post-moderna) più vicino ai mercato.
Secondariamente a diffidare dei critici d’arte che lavorano con metodologie univoche e canalizzate, utili solo a riconoscere il prodotto tendenzialmente vendibile “ora e subito”, indipendentemente da una lettura “culturale" e plurivoca dello stesso.
Terzo e non ultimo a guardare con terrore le scelte fatte dalla maggior parte dei direttori dl musei negli ultimi vent’anni, che hanno riempito sale e magazzini di terribile materiale dipinto pieno di croste e spessori materici.
il fenomeno della “poesia visiva” (dalla “poesia concreta” a “logomotives”) nasce all’interno della letteratura cosiddetta "sperimentale" per un’urgente necessità di uscire dallo spazio chiuso della pagina stampata e di confrontarsi con il mondo (quello del linguaggio, soprattutto) per svelarne la sua totale accademicità, il suo status reazionario, la sua tendenza a stabilire regole e confini inattaccabili. la “poesia visiva” era ed è anarchica e rivoluzionaria, ironica e bastarda, trasgressiva e infedele.
Mi (ci) stupisce che a distanza di quarant’anni nessun studioso abbia ancora avuto il coraggio di affondare il coltello nella piaqa, la penna sul foglio, il duo sulla macchina da scrivere o sulla tastiera del personal computer, per tentare un’analisi minima del più importante movimento culturale dopo la seconda guerra mondiale.
probabilmente è perché gli studiosi non sono creativi e come dice Luis Prieto: «per spiegare un’opera d’arte bisogna farne un’altra”.
La "poesia visiva” è un fenomeno di “arte totale”. il “poeta visivo” circola impunito tra [e varie discipline maneggiandole a suo piacimento; se ne va «da un’arte all’altra” con estrema indifferenza; è scrittore, editore, produttore, attore, performer, cantante, filmaker e talvolta anche pittore e scultore. è stato ed è critico d’arte per se stesso e per i suoi amici; qli piacciono i vino, le donne ed il convivio. e “naturalmente” eterosessuaie. Non ha paura della morte perché, come scrive Bory, "crede incessantemente nell'eternità".
Nonostante quarant'anni di difficoltà economiche e di isolamento istituzionale, i Poeti visivi migliori (i "Sommi Campi") sono ancora quasi tutti presenti all'appello e sempre più desiderosi di caratterizzare l'inzio del XXI° secolo.

Sarenco

[Da "Poesia Visiva" Volume I/II, Aziz Isaia Mabellini Sarenco Sharif, Malindi 1992]

Poeta, artista, regista, tante attività in una sola persona, in una sola mente. Isaia Mabellini alias Sarenco, e chi altri? Impossibile voler distinguere tra poeta e artista se si parla di poesia visiva. Sì, proprio da lì è partito l’artista d’origini bresciane. Intorno al Sessanta entrò a far parte dello storico gruppo fiorentino denominato, appunto, Poesia Visiva.
Agli inizi degli anni Ottanta, Sarenco si dirige verso altre mete, verso terre esotiche, alla ricerca del nuovo e del diverso. Decide di scegliere la terra del Safari, quella che diventerà la sua Africa, alla quale tutt’ora è legato da un doppio filo...

Elena Parenti

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