Mimmo Paladino

Critica

Mimmo Paladino affonda le sue radici negli anni Settanta, quando l’artista muoveva i primi passi nell’ambito di una figurazione ricca di elementi simbolici. Da tale atteggiamento discende l’attitudine, riscontrabile in tutta la successiva produzione, a lavorare sul linguaggio dell’arte e sulle sue articolazioni concettuali ed espressive. Paladino intraprende percorsi linguistici sorprendenti, sperimentando le diverse tecniche tradizionali: dal disegno alla pittura, alla scultura, al mosaico, all’incisione, all’immagine filmica che gli permettono di rappresentare il proprio "mondo interiore", primordiale e magico. Nonostante la sua vena espressionista e i colori caldi, le figure non si animano per diventare personaggi che raccontano una storia né i segni si piegano ad assumere un valore simbolico. Intervenendo sulla dimensione temporale dell’opera che non è più regolata dalla rigida scansione di passato – presente – futuro, Paladino ne offre una lettura sincronica...

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Nell'opera di Paladino ricorrono immagini che rimandano a un universo arcano e primitivo, dove le forme sono tradotte in segni eleganti e semplificati. Anzi, è proprio il passaggio dall'immagine come linguaggio analogico al segno a costituire il tratto più tipico dell'universo formale di Paladino. Un universo in cui compaiono e si moltiplicano segni generati da una necessità formale, ma nel quale sembra di entrare in contatto con una cultura del tutto nuova che attende di essere decifrata e compresa...

[Radio 3]