Alterazioni Video

Critica

Intervista Alterazioni Video

Che cos’e’ Alterazioni Video?
Alterazioni Video e’ un organismo, un network, una società per Azioni, un’attivita’ commerciale, un bilocale di 25 metri quadrati, un nome sbagliato che viene voglia di cambiare, una scusa per non mettersi a lavorare per l’ennesima stagione, un progetto di comunicazione fastidiosa, un contenitore di progetti improponibili o bocciati e soprattutto un’idea per iniziare.

Siete tre personalita’ con formazioni e percorsi diversi, qual è stata l’esigenza che vi ha riunito in un gruppo per lavorare ad un unico progetto?
Fondamentalmente siamo rimasti in due, il terzo (Marco Zanuso) e’ dovuto andare in Croazia a combattere! Il numero di attivisti in Alterazioni Video dipende dal progetto, in quanto come network, chiunque partecipi ad una azione installativa, sia a livello teorico che tecnico, si trova a far parte di Alterazioni Video. Oggi lavorare in gruppo fondamentalmente significa, non annoiarsi, unire le forze, avere piu’ idee, avere piu’ buoni pasto dai musei, poter appropriarsi di capacita’ tecniche tra le piu’ disparate senza dover impararsele tutte, dividersi i soldi e soprattutto le spese!

Come portate avanti il lavoro, c’e’ una divisione dei compiti?
Ovviamente quando abbiamo un progetto da realizzare cerchiamo ognuno di mettere a frutto le proprie competenze ma di base cerchiamo di seguire, insieme, tutte le fasi di progettazione e realizzazione.

Alla base del vostro lavoro c’e’ la contro-informazione, l’auto produzione, la denuncia, per fare questo il mezzo scelto e’ il video?
Un video è solo un video. E’ che sono tutti impazziti e pensano veramente di poter manipolare la gente con la televisione o il cinema: E’ grottesco! Siamo consapevoli della sterilita’ del mezzo video in se’ stesso. Dopo la performance di Bin Laden alle Twin Tower, la video arte e’ morta o almeno si sta scavando la fossa da sola! A noi interessano le situazioni, i luoghi: il video e’ solo uno dei tanti mezzi che possiamo usare per agire. Come abbiamo gia’ detto il nome del nostro gruppo e’ sbagliato, probabilmente cambiera’ in ogni occasione. Ultimamente siamo convinti di chiamarci Pizza Connection, in quanto vogliamo esportare il prodotto all’estero. Siamo dei cani sciolti e come tali rubiamo in giro, pisciamo fuori dalla tazza, ci appropriamo indebitamente di luoghi e loghi. Per quanto riguarda la “denuncia” e’ gia’ tanto che non ce ne siamo ancora beccata una!

Uno degli ultimi lavori, presentato al Museo di Villa Croce di Genova in occasione della mostra Empowerment, curata da Marco Scotini, e’ LEGAL-SUPPORT_FUND RAISING, un lavoro sui “fatti” del G8, in che consiste?
Abbiamo deciso di subappaltare il nostro spazio a qualcuno che potesse trarne un beneficio reale. A Genova da tre anni, un gruppo di attivisti e di avvocati sta archiviando e riorganizzando tutto il materiale video girato durante il G8, per utilizzarlo contro le forze dell’ordine e a difesa degli accusati di devastazione e saccheggio. Siamo venuti in contatto con il Legal support grazie ad un amico (Blutaz) che fin dall’inizio avevamo chiamato per lavorare con noi, ma che era stato contattato da loro per aiutarli a difendere i piu’ facinorosi, o meglio i piu’ sensibili, che in quei giorni erano stati beccati a tirare sassi o a urlare slogan poco rispettosi alle forze dell’ordine. L’idea e’ stata quella di organizzare un fund raising (raccolta di soldi) per difendere i “Black Block”, sfruttando l’atteggiamento comprensivo ed intellettuale di un pubblico colto e benestante. Il video, mini loops fastidiosi disposti su piu’ monitor ad alto volume, tratti dall’immenso archivio che il legal support ha raccolto in questi anni e la performance Techno nel giardino del Museo, sono solo d’appoggio alla raccolta fondi. Andare al Museo, visitare una mostra e sostenere i “performers” di tre anni fa!

Qual e’ l’obiettivo che vi siete posti con questo progetto?
Sostenere 26 ragazzi sotto processo per devastazione e saccheggio.
Spostare il confine tra realta’ e rappresentazione.
Vedere la direttrice di un Museo comprarsi una maglietta nera a difesa dei piu’ facinorosi!
Lavorare sul presente, nel presente.
Usare il Museo come una piazza, restituendolo alla gente e decontestualizzandolo.
Operare in work-in-progress, divertirsi, muovere il pensiero.

alterazioni video microcube, Si puo’ definire un’opera politica?
Non esiste un arte politica, ma e’ possibile utilizzare uno spazio adibito alla rappresentazione del reale, quale un museo, per fare politica. Nessun compromesso, come l’arte esige, ma nessuna astrazione. Per quanto ci riguarda era uno spazio pubblico dove raccogliere soldi per aiutare ragazzi che come avremmo fatto noi, hanno reagito rabbiosi alla repressione e alla violenza gratuita.

Quanto influisce la citta’ in cui operate?
Per il nostro lavoro e’ fondamentale conoscere il luogo e al contempo il contesto in cui andiamo ad operare. Piu’ informazioni raccogliamo piu’ facile sara’ per noi destabilizzare e creare disagio, agire in funzione di un etica piu’ che di una morale, una condotta in grado di operare opposizione e resistenza. La nostra e’ una strategia d’azione “site-specific”. Siamo affascinati dall’arte e dal potere dei luoghi istituzionali dell’arte, ma siamo anche consapevoli del “ritardo” che il mondo dell’arte e l’arte stessa hanno nei confronti della realta’. L’Azione di Villa Croce e’ stato proprio un tentativo di abbattimento di questo ritardo. Quando dobbiamo realizzare un progetto per una mostra cerchiamo di non precluderci nessuna possibilita’ d’azione fino all’ultimo, in modo da poter trarre piu’ benefici possibili dal luogo in cui essa si svolgera’.

Ci sono dei modelli (artisti, intellettuali, situazioni ) a cui guardate?
“Guardiamo” tutto. Non è possibile fare altrimenti. Da Al jazeera a Gianni Motti, da Luther Blisset a quel paraculo di Maurizio Cattelan, da Porta a Porta a Mission Impossible, da Ehter Brook a Joseph Beuys, da Mel Gibson a William Gibson, da Hakim Bay a Turisti per caso… Riteniamo lecito rubare idee e progetti, creare connessioni trasversali tra campi apparentemente distinti.
Viviamo, come tutti, nel mondo del file-sharing del no-copyright del plagiarismo e della contestazione planetaria.

La politica culturale italiana e il sistema privato dell’arte: per un giovane artista cosa significa rimanere in Italia, produrre, investire e costruire qui?
In Italia si mangia bene, cazzo!
Per quanto riguarda la politica culturale e il sistema privato dell’arte, le dinamiche e le gerarchie sono uguali dappertutto! Si, e’ vero che qui’ siamo in provincia, niente soldi per l’arte, niente rispetto. Ma pur viaggiando molto ( abbiamo vissuto a Londra, Berlino, in Brasile, in Colombia, a Parigi cosi’ come a New York ) ci siamo resi conto dell’importanza di mangiar bene! In sintesi l’arte è dappertutto e spostarsi oggi è diventato molto semplice. Siamo piuttosto nomadi e in ogni luogo dove andiamo ad operare, cerchiamo di sviluppare strategie d’insinuazione, elaborando reti parallele e deformando le regole del visibile.

Progetti per il futuro?
Il futuro è adesso!
In questi giorni stiamo liberando una soffitta immonda all’interno di Pergola Tribe (quartiere Isola ,Milano), per dar vita ad un progetto curatoriale . Intendiamo trasformare quel luogo ( peraltro ricco di carattere ed inserito in un contesto interessante) in una sorta di galleria per promuovere l’arte sbagliata, fastidiosa, indipendente e intelligente. Il progetto partira’ da settembre 2004 e si chiamera’: BLACK BOX. Cureremo una mostra lampo al mese nell’arco della stagione. Poi si vedra’, probabilmente andremo in vacanza in Iraq.

[Testo fornito dall'artista]

"The Aesthetic of Drugs _ D.E.A. Project"

"The Aesthetic of Drugs _ D.E.A. Project" nasce come operazione di reauthoring. In una societa’ mediata dove l’autore diviene colui che pubblica e diffonde, Alterazioni Video si appropria del data-base del dipartimanto anti droga americano ricontestualizzandolo. Un’operazione che dialoga con l’immaginario pulp holliwoodiano e riflette sul fascino e l’attrazione che il proibito e l'ilegale esercitano. Cosi’ come hanno insegnato Kate Moss, Britney Spears o Diego Armando Maradona, l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti , oggi, non richiama piu’ ad un immaginario Rock & roll “alternativo” ( Sid Viscius, Basquiat, Abel Ferrara... ) ma serve come chiave di volta per raggiungimento di un successo mainstream nella moda, nell’arte o nello spettacolo. L’obbiettivo principale della mostra tuttavia rimane quello di riflettere sulle implicazioni concettuali ed estetiche del redy-made digitale. La possibilita’ di riautorizzare ad alta qualita’ l’infinita ricchezza di immagini della rete apre nuove prospettive estetiche e pone interrogativi sulla nuova funzione dell’autore.

Alterazione Video

NIGHT TALK OF THE FORBIDDEN CITY
Tattiche e pratiche artistiche di Alterazioni Video

Quando esce il primo numero di "Radical Software" nella primavera del 1970 a New York la situazione appare già chiara. L'incipit dell'editoriale è noto: "Power is no longer measured in land, labour, or capital, but by access to information and the means to disseminate it". Sono gli stessi anni in cui - per altre vie - Foucault afferma che il potere non è mai localizzato qui o altrove ma è qualcosa che circola e si esercita attraverso un'organizzazione reticolare. Eppure solo in tempi recenti quella teoria si è trasformata in una pratica sperimentale ampia e diffusa, in un tratto specifico del nostro tempo, in una pluralità di strategie dai nomi differenti e dalle diverse connotazioni geografiche ma tali da agire sempre in tempo reale su scala globale. Come si conduce una battaglia contro il linguaggio del potere è il punto di partenza della ricerca artistica del gruppo italiano Alterazioni Video. Questa tensione prende ora il nome di "Forbidden City" in occasione della trasferta cinese del collettivo a Shanghai. Ma se la loro strategia ha conosciuto altri nomi per altre tappe in passato, potremmo dire che l'accesso alla "Città proibita", metaforicamente parlando, è una sorta di costante delle tattiche di volta in volta messe in atto dal gruppo. Fondato a Milano nel 2003 da Paololuca Barbieri e Alberto Caffarelli, il gruppo in attesa di trasformarsi in una S.p.A., conta ora anche la partecipazione di Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri. Nipotini dei gruppi community video, dei laboratori di comunicazione militante, della controinformazione e dei "videoteppisti" italiani anni '70, i membri di Alterazioni Video si definiscono come una piattaforma che coniuga l'arte con una funzione sociale e alternativa dei nuovi media elettronici.
Culture jammer, neo-situazionisti e media-attivisti, i membri di Alterazioni Video si infiltrano - mimetizzati - tra le maglie della società pronti a dirottare messaggi e informazioni della comunicazione ufficiale passando da un medium all'altro: dalla street art allo spazio web, dai dj set live ai laboratori di fisica, dalle indagini urbanistiche alla produzione di tv comunitarie. Sabotatori di immagini, concentrano il loro lavoro sull'uso delle rappresentazioni più che sulla loro produzione come quando mettono in scena un falso fashion show a Milano, quando ricostruiscono in uno spazio espositivo a New York il formato della Guernica di Picasso dipinto di azzurro ONU o rifanno gli arazzi di Alighiero e Boetti per Shanghai. Ma non si tratta tanto di proporsi come soggetto antagonista contro i luoghi di interdizione quanto quello di figura collettiva che cerca di aprire spazi di riappropriazione delle tecniche di comunicazione e di un immaginario sociale altrimenti controllato e disciplinato. In questo senso va letta la prima produzione da videomakers appena usciti dai movimenti del dopo-Seattle ("101 di 3 milioni", 2002 o il video "Sunny side", 2005), l'idea di concedere il proprio spazio in musei e gallerie per un'operazione di fund raising in appoggio ai Black Bloc accusati per il G8 genovese (come nel caso di Empowerment a Genova, 2004 e Disobedience a Berlino, 2005) o la creazione di un nodo di comunicazione tra gli abitanti di un quartiere e il resto del mondo (Isola Space Sharing, 2006). Alterazioni Video fa parte dunque di quella generazione artistica emergente che attraverso vari progetti opera nella "zona grigia" tra arte e politica.Se l'attivismo politico radicale ha una lunga storia, il suo rapporto con le pratiche artistiche è però più recente. Forse l'emersione di questo spazio conteso tra arte e politica si potrebbe situare nel passaggio dalla società industriale a quella dell'informazione. Solo ad un certo punto si ha l'identificazione di produzione culturale e lotta politica. E cioè quando si cominciano a scardinare gli assetti produttivi e comincia a risultare insufficiente l'identificazione integrale, fatta dal marxismo classico, del soggetto rivoluzionario con la classe operaia, a cui fa seguito la nascita di nuovi protagonismi sociali. Si ha così la trasformazione delle generazioni giovani e degli studenti in un vero e proprio soggetto politico e si riconosce il luogo dello scontro con il potere nei processi di comunicazione e nel flusso dell'informazione. Quando, in sostanza, l'operaio massa diviene l'operaio sociale, secondo Toni Negri. Prima c'è ancora ''l'estetizzazione della politica'' o "la politicizzazione dell'arte", propria dell'età delle masse per dirla con Walter Benjamin.Dopo gli anni Settanta con Martha Rosler, l'Art Workers'Coalition, Bread & Puppet Theatre e gli Ottanta con Group Material, Act Up, Gran Fury, Tim Rollins and K.O.S - tra gli altri - ora è la volta di Critical Art Ensemble, Yomango, Ne Pas Plier, The Yes Men, Oliver Ressler, Bernardette Corporation e di Alterazioni Video stesso.Il progetto elaborato da Alerazioni Video dopo un periodo di permanenza in Cina è, ancora una volta, il tentativo di varcare la soglia dell'interdizione. Una serie di parole vengono sottratte dal vocabolario Google Cina e vengono bloccate in accordo con la censura imposta dal governo.
Il progetto di Alterazioni Video è quello di rimetterle in circolazione in quei luoghi dove non ti aspetteresti di trovarle. Stampate nei sacchetti di plastica distribuiti a migliaia tra la gente o in altri display oppure tessute in arazzi da artigiani cinesi, riappropriandosi così della modalità con cui Alighiero e Boetti faceva produrre i suoi kilim a tessitori locali pakistani. Anche in questo caso è importante la strategia messa in opera dal gruppo: i codici grafici sono quelli disegnati da Boetti nelle sue griglie quadrate ma le parole sono quelle cancellate dal motore di ricerca cinese che compaiono qui mimetizzate però dentro un codice a matrice che le rivela solo dopo una decodifica via cellulare.Il linguaggio diviene così il terreno principale di attacco e di difesa, dove si aprono linee di fuga e si compiono sabotaggi. Il linguaggio allora come vero e proprio campo di battaglia dopo che l'economia - in tempi di postfordismo - si è trasformata in un fatto essenzialmente linguistico. Le reti del linguaggio come "Città Proibita".

Marco Scotini

[artist web site]

THE AESTHETICS OF DRUGS

by Marika Vicari

Alterazioni Video (Giacomo Porfiri (1982), programmatore, Alberto Cafferelli (1976), cinesta milanese, Matteo Erembourg (1982), programmatore, Andrea Masu (1970), mediattivista bolognese e Paololuca Barbieri Marchi (1974), artista milanese), è un network di giovani artisti italiani che vivono in tre continenti diversi e mettono a disposizione del gruppo le diverse esperienze. Esordisce per la prima volta alla Biennale di Venezia al Padiglione Italia con Painting, un video girato attorno al carcere di San Vittore a Milano. Il lavoro, ci raccontano, nato al tempo del loro primo studio che si affacciava sul cortile del carcere, documenta il difficile rapporto quotidiano dei cittadini con il muro, luogo fisico, dove si manifesta la tensione contemporanea tra l'impossibilità reale di comunicare attraverso il linguaggio e la frustazione che ne consegue.
Alterazioni Video grazie ad una rete di studi che li vede presenti ed attivi a New York, Shanghai e Milano, interrogano il complesso mondo dell'arte attraverso pratiche innovative ( che spaziano tra: video, performance, creazione di libri, vendita interattiva di hashish, esperienze di hacking e produzione di olio d'oliva), spesso anche controculturali, creando così una complessa vetrina a disposizione del pubblico.

Intervista Alterazioni Video

FT: Attualmente Alterazioni Video conta la partecipazione di Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri. Il lavoro in un gruppo così numeroso come si svolge? È difficile coordinare differenti creatività?
AV: no non e' difficile.
si tratta di un lavoro di squadra. nessuno sa mai come andra' a finire un progetto.
non che bisogna adeguarsi ad un parametro collettivo, piu' che altro ci si fida del contributo degli altri e si sta attenti a non ancorarsi su un unica posizione. l'esperienza ci ha insegnato che maggiore e' l'instabilita' migliori sono i risultati.
In questo momento il gruppo sta coprendo un raggio d'azione che va' dalla cina agli stati uniti passando per la korea la germania e l'italia. ci stiamo diffondendo come un virus aviario e in ogni posto dove andiamo ad operare troviamo collaboratori di estrema qualita' che per un motivo o per l'altro decidono di partecipare ai nostri progetti allargando il network.
Alterazioni Video da qualche settimana e' anche diventata una LLC (societa' a responsabilita' limitata) negli stati uniti, in quanto riteniamo valido il detto : keep your friends close but keep your enemies closer!
tutto cio' e' possibile grazie alle strategie di gruppo. ci basiamo sul concetto di cellula , inteso come organo indipendente ma allo stesso tempo connesso con il resto dell'organismo.
abbiamo imparato a scambiarci i ruoli e i luoghi.
Il mondo dell'arte non differenzia poi molto da altri settori dell'economia globale dove le strategie di associazionismo impediscono da anni il crollo dell'economia.
A settembre siamo stati invitati a Mosca dalla Radek Community, per un meeting internazionale che stanno organizzando con altri gruppi che lavorano come noi, provenienti da tutto il mondo, sara' un confronto molto interessante e l'inizio di un nuovo progetto..

FT: lavorate su contenuti forti e fortemente discussi, in alcuni casi quasi politici, in altri di grande intensità mediatica, soprattutto sulle tematiche scientifiche, come è il caso di Photons e Light waves; questi temi diventano qualcosa di diverso nel passaggio attraverso l’arte o più semplicemente enfatizzano il loro contenuto?
AV: non ci interessa enfatizzare la realta’ in quanto riteniamo che sia molto piu’ estrema di quanto siamo in grado di immaginare.
Ogni volta che si attua uno spostamento di campo avviene un cambiamento di senso piu’ o meno inaspettato. Nel caso di Photons ci eravamo impunati di realizzare un vinile suonando come strumenti sofisticate apparecchiature della ricerca scientifica contemporanea.
In altre occasioni abbiamo usato uno spazio adibito all’arte e alla contemplazione, quale un museo, per raccogliere soldi da dare algi avvocati in difesa di alcuni manifestanti molesti..
Riteniamo il palcoscenico dell’arte un ottimo veicolo per insinuarci nella realta’ e amplificare l’effetto di azioni e situazioni.
Ci impegnamo costantemente nel tentativo di incanalare nel miglior modo possibile la straripante energia che sostiene il mondo e il mercato dell’arte contemporanea.
Negli Stati Uniti, stiamo cercando di invadere altri territori come ad esempio quello dei mass-media. E’ in programma un format televisivo che verra’ trasmesso via cavo a circa 2 milioni di persone attraverso il network delle public access TV.
Stiamo anche lavorando ad un progetto editoriale di porno/cultura con l’obbiettivo di provocare il corpo e la mente. Tutti le immagini pornografiche verranno prodotte da Alterazioni Video in collaborazione con Ananatural Production e i ricavati dalla vendita della rivista andranno a coprire le spese per il riscatto e il reinserimento nella societa’ di una ragazza obbligata a prostituirsi che ne voglia uscire.
Curatori critici e artisti di fama internazionale hanno gia’ aderito al progetto e prepareranno contenuti e testi ad hoc. La prima presentazione ufficiale averra’ in korea in una galleria del Museo Nazionale d’Arte Contemporanea.

FT: Video@MiArt ha puntato il suo obiettivo sugli under 35: il fatto di essere artisti giovani e non “storicizzati” vi dà maggiori possibilità di scambi e di contaminazioni reciproche?
AV: l’eta’ non centra niente.
Contaminazioni e scambi si possono avere anche da vecchi.
Trentacinque anni sono sufficenti per cambiare la storia.. Mohammed Atta ne aveva 33 anni.

Federica Tammarazio

[Testo fornito dall'artista]