Gianni Bondavalli

Critica

Tocca all´atto artistico tramutare in pensiero estetico le forme, i segni, le immagini del nostro recente tempo una contemporaneità che trasuda volgarità, non senso voracità e soprattutto incapacità di restituire centro alla vita. Quadro negativo dell´odierno esserci che l´artista assume perché questo è il suo compito: svelare maschere, deriderle, ridere e piangere e fare dell´arte la messa in scena comica dell´0pera della vita. Il riso, il sorriso, possono essere strumento di superiore ironia, di comprensivo ma non indulgente sguardo sul così va il mondo, atteggiamenti di dissimulazione dell´imperativo della creatività per simulare altrimenti il senso delle cose.
Le opere di Gianni Bondavalli sono scenografie di un teatro quotidiano dell´assurdo, ove l´artifizio, il naturale, il vero e il finto, il giusto e l´ingiusto, il bene e il male convivono perché tutto appartiene al mondo. Le tele sono sindoni sulle quali si stampano le impronte di un patire la quotidianità di un morire del linguaggio e del pensiero annegati nei vuoti modi di dire d´uso comune.
I quadri diventano elementi d´esposizione spesso gravati dal peso e dalla ridondanza semantica di oggetti d´impiego domestico e pubblico, ad essi Bonda Valli affida il compito di rivelare l´universo di segni, di materia inanimata ai quali l´uomo delega la rappresentazione della sua immagine privata o sociale.
Opere come repertori dello stolto vivere, dipinti dove si affollano le lingue, babeli del mondo; così l´artista raccoglie, registra, apparecchia le scenografie dell´inconsulto per piegare la realtà alla verità de]l´arte.
Dalle superfici levigate, povere di materia o impastate di colore, emergono piccoli dettagli, sparuti object-trouvé opportunamente disposti per allenare l´occhio alla vista interiore e dettare minimi spostamenti di senso. Oggetti a funzionamento simbolico per decostruire la realtà della percezione, difendersi dalla volgarità delle immagini e impiegare finalmente i sensi in modo epifanico.
Tutto ciò può però avvenire solo con l´adozione della pittura, con l´accettazione e la visitazione della storia dell´arte, almeno a partire dal gesto irriverente di Dada e poi del New Dada attraverso le cor- renti dell´astrazione americana, dell´action painting e dell´espres- sionismo astratto del secondo dopoguerra, senza scordare la Pop art e la sua desinenza italiana nei decupages, nei décollages, nei papiers- collés di Mimmo Rotella e del francese Daniel Spoerri.
Gianni Bonda Valli tutto ingloba, egli contamina i linguaggi artisti- ci che sono stati nella cultura americana degli anni quaranta-cin- quanta ossessivamente centrati sui processi di mercificazione, sul- l´accumulo e dispersione della cultura di massa, per passare il se- gno sino a fare della stessa opera il trionfo del disgusto, del banale, del rifiuto, del dejà-vù.
Oltrepassare, forzare la soglia della decenza è un modo di restituire il pensiero sull´arte, vuole essere possibilità di assegnarvi un altro senso perché il non-dicibile divenga di nuovo udibile. Le tavole didascaliche, esplicative, di Gianni Bonda Valli racconta- no anche di una riflessione e assunzione della pittura attraverso la sua apparente, ma solo apparente negazione...

A Renata Casarin

[Dal catalogo "Gianni Bonda", Mantova Palazzo Ducale, 1996]

Sarebbe in un certo senso errato pensare alle opere di Gianni Bonda Valli come opere separate, come frammenti sparsi, isolati, inconciliabili.
Al contrario, ogni opera riverbera sulle altre, rendendo infine più chiaro, a uno sguardo d´insieme, l´impulso o principio incontestabile che guida il lavoro artistico di Gianni: quello della continuità, dell´emanazione avvolgente, del fluire inesausto dei segni, dei colori, degli oggetti, regolati da un´idea spaziale che avvince la percezione.
Ogni opera, dunque, è per così dire un confine da attraversare per giungere all´opera successiva. Vi accade quel che si vede in un polittico antico, in cui il significato e la qualità dell´intera immagine è presente nelle singole parti che lo compongono. Le opere non nascondono che il loro sostrato, mito, fantasma adorato, è senz´altro la pittura americana della scuola di New York del decennio 1940-1950; ma altresì la Pop Art, diffusasi negli Stati Uniti intorno al 1960.
La declinazione data ad esse dall´artista, è l´eco culturale di una pressione altrimenti violenta e ossessiva della società americana sui linguaggio artistico.
Altro riporto culturale da rivendicare all´opera di Gianni Bonda Valli è quel senso di impossibilità di trarre ispirazione dalla natura, ma solo da sé stessa, che attraversa l´opera dei Novelli e dei Rotella negli amii sessanta italiani.
Come si vedrà, l´esito di tutto ciò è che quel fluire di cui s´è detto all´inizio, è in verità un confluire. Tale condizione creativa non può che venire dall´immagine di tre fiumi, dal corso unitario e continuo, ma in cui, ora l´uno ora l´altro fiume si rende invisibile.
Allora il campo pittorico è quello di un dinamismo in cui il colore presta infinite vibrazioni particolari alla luce, che poi eccita lo spazio della tela, la forma della tela, lo spazio circostante. Ed è proprio a questo punto che Bonda Valli, dopo essersi servito largamente degli elementi pittorici, quindi espressivi per eccellenza, incorporando oggetti al quadro, compie il passo decisivo verso il carattere antiespressivo del quadro stesso. Sovente l´inserzione di frasi, aforismi, esclamazioni, slogans, scritti, dà la spinta finale all´entrata in scena di quel che si dice lo "straniamento", il coup de theatre, l´estro che non ti aspetti, la giocata che d´improvviso ribalta il peso delle cose. Sempre con grande gusto formale e con raffinata eleganza gestuale che pur tradiscono il bisogno sincero di esprimere un pensiero, un sentimento sul mondo in cui viviamo.

Gianmaria Erbesato