Sergio Piccoli

Critica

"...Dunque Piccoli sembra avere intuito che il problema non é di ombre e luci in accordo o in contrasto, neanche nella più tipica maniera veneta che gli si riconosce come fondamento, ma di tensioni, allusioni, suggerimenti detti e subito negati, affidandosi all'immediatezza del gesto che evoca, malgrado tutto, rinunciando alla descrizione, essendo la "descrizione" nel gesto, e il gesto tanto più descrittivo quanto più rapido e sfuggente. Per questo la sua pittura è lontana dall'astrazione (nel senso che diamo oggi a questo termine) quanto è lontana da ogni analogia naturale."

Roberto Sanesi

[Estratto da: Il luogo delle nuvole, in: Sergio Piccoli, catalogo della mostra, Mosca, 1991]

"...Ora, Sergio Piccoli sa bene quali siano i sortilegi dell'arte, quali i segreti e le malizie del pennello. Sa di tecniche e di stili. Ma di fatto non è questo il terreno fertile del suo lavoro. Non intendo affermare che egli agisca attraverso tipologie irrazionali nel senso "forte" del termine, credo però che davanti alla tela egli sappia spogliarsi di quella coscienza razionale che sarebbe d'intralcio al libero dispiegarsi della sua pittura. [...] E' vero, in ogni caso, che la sua è una pittura sognata, che appartiene agli spazi onirici e notturni del pensiero e dello sguardo. Nuvole di pittura, più che nuvole di cielo, le sue tele alludono allo svaporare della materia nella spiritualità delle essenze e nell'intangibilità della luce. E naturalmente alludono ai silenzi, al dormiveglia, allo spazio, scenari che nelle sue tele sono sempre "eventi", "illuminazioni", "rivelazioni", veri e propri paesaggi dell'animo."

Giorgio Cortenova

[Estratto da: I sogni e i sortilegi della pittura, in: Sergio Piccoli, catalogo]

"...Non è quindi azzardato chiamare questo cammino della pittura di Piccoli [...] come un tragitto verso Oriente.
Tale sontuosa astrazione che guarda ad Oriente, carica di sulfuree luminosità bizantine, si fa evidente nell'uso di gialli marezzati come oro patinato dal tempo, da tonalità di verdi corruschi che improvvisamente tendono a squagliarsi in una sorta di luce bianca, da grigi che slittano all'oro e da gialli che si scaldano, o se si vuole si raffreddano in baluginanti rossi. Il tempo dell'opera si fa volutamente più ambiguo: lo schermo che occupa lo spazio si sta disgregando o si va addensando? E'in corso un processo di evoluzione naturale o è la Natura a venir sacrificata? [...] Schermi viola carichi di movimento inesausto paiono lievitare sulla tela da antichi Ikat di Bukhara, dove ogni filo era un prezioso lavoro di tessitura che unendosi a tutti gli altri costituiva un disegno di fiamma -vengono da lì, ulteriore e complicato incrocio che ci piace rilanciare sino a Piccoli, i motivi della cosiddetta tappezzeria veneta e toscana "a fiamma" del '400 e '500. [...] Cosicche il suo viaggio ai limiti dell'Oriente non e mai una scorciatoia (in realtà un "allungamento") che passa per Occidente, ma un elaborato e complesso lavoro di tessitura che guadagna la visione sintetica e la grandeur luminosa attraverso movimenti ripetuti e verifiche costanti. Che é come rievocare, inevitabilmente, la forza di gravità della vecchia Europa. Che é in fondo un Est temperato dal freddo del Nord e dai venti dell'Occidente."

Enrico Mascelloni

[Estratto da: Viaggio al termine dell'oriente, in: Sergio Piccoli, catalogo]

"...Inevitabilmente il colore ritorna ad ossessionare di felicità l'arte. In taluni periodi è stato allontanato come per scacciarre qualcosa di fastidioso. Nel periodo della minimal art e del poverismo nemmeno la parola poteva essere pronunciata. Progressivamente è ricomparso sotto varie declinazioni, nella sua semplicità ed essenzialità ad essere quello che tutti si aspettano: luce e flagranza di pittura. Ma per un artista come Piccoli non è mai stato un problema. Lui sente il colore come un'estensione della propria mano, lo tratta con una naturalezza assoluta. Questo modo di sentire la presenza cromatica è così intensa che l'artista lascia spesso dominare l'intera campitura a questa forza-presenza. Lo stesso gesto dell'artista quasi si ritrae portandosi ai bordi, ai margini della superficie con interventi di complementarità o di controllato contrasto. Piccoli è quindi un colorista ed è certamente tra i migliori. Si avverte anche il senso e la continuità con una tradizione veneta, quella storica, che la storiografia oppone (ma con grandi scambi e contaminazioni) durante il Rinascimento al disegno fiorentino. [...] Quanto a intensità il suo lavoro non ha soste. Ci sono dei blu che hanno una profondità senza fine, i suoi rossi irradiano energia. Piccoli è un'artista paradigmatico per verificare le possibilità del colore non solo di diventare linguaggio in presenza di una segnicità ridotta all'essenziale, ma anche di verificarne la capacità di comunicare, di dare emozioni, di diffondere il piacere."

Valerio Dehò

[Estratto da: Sergio Piccoli - Il colore ben temperato, catalogo della mostra, Bologna, 2001]