Luciano Tarasco

Critica

"... Tarasco, nel riallacciarsi alle esperienze creative precedenti, quelle legate ad una pittura liquida, animata da un gocciolare irregolare di macchie che si dilatano sulla superficie, presenta i suoi nuovi esiti espressivi. [...] egli ora si accinge a costruire delle sculture in legno dalle sembianze totemiche. Assemblaggi di legni colorati che inevitabilmente, talvolta anche in modo meccanico delineano delle forme che si sviluppano verticalmente, chiuse però da una sorta di gabbia che ne limita l'estensione. Con queste suggestive forme tridimensionali Tarasco presenta dei quadri inediti, delle tele in rilievo dalle quali emergono figure semplici che sembrano suggerite dai ricordi dei primi disegni dell'infanzia innervati da un gesto essenziale, secco e immediato. In questi lavori l'immagine si libera della sua 0vvietà e si genera come tensione dinamica che proviene direttamente dalla sedimentata convinzione che la figura non può essere recuperata con sguardo nostalgico, ma espressa come folgorante intuizione capace di rivelare l'anima trasmutante del reale."

Giorgio Trevisan

[Estratto da:I nuovi esiti espressivi di Luciano Tarasco, in: L'Arena di Verona, 29 marzo 2001]

"... Gioioso, libero e aereo l'estro di Luciano Tarasco esprime una energia gestuale e intuitiva che si armonizza con il colore. Dipinti più con l'istinto che generati dalla riflessione, i lavori di Tarasco vivono dei "coup de foudre" dell'artefice, della sua spontanea abilità nel mettere assieme forme e cromie estranee alla figura e tese alla costruzione di vigorose astrazioni, capaci di suggerire il senso della vertigine e della perdita. Quelle di Tarasco sembrano ancora essere delle rapide immersioni nell'imprevediblle, sostenute dalla forza travolgente di quell'intrattenibile emotività che lui vive ogni volta che si accosta alla tela, facendosi prendere - come recita il titolo della mostra - "dall'amore"."

Giorgio Trevisan

[Estratto da:La Frontero e Tarasco si fanno prendere dall'arte come l'amore, in: L'Arena di Verona, 1996]