Daniele Nalin

Critica

"...In un periodo dove troppo spesso l'arte visiva E' priva di valori pittorici e plastici, ma anche di figurazioni capaci di creare un'atmosfera, questi lavori ci mostrano come si possa ancora affrontare dei temi narrativi e illustrativi senza bisogno di ricorrere a figurazioni anacronistiche o revivalistiche, e, allo stesso tempo, popolare di immagini, appena accennate - o sognate - le proprie tele, quando si abbia il coraggio, come appunto Nalin, di gettare dietro le spalle ogni ricordo accademico, lasciandosi guidare soltanto dall'estro d'una fantasia sbrigliata, (ma pur sempre avendo come base un'acuta capacità visualizzatrice e una raffinata tecnica compositiva)."

Gillo Dorfles

[Estratto dal catalogo: Nalin, Galleria dello Scudo, Verona, 1991]

"...Avviciniamoci a un'opera di Nalin pian piano; prima la osserviamo da lontano in modo da averla sott'occhio nella sua totalità e ci lasciamo attrarre dal colore o dal non colore, dalle grandi figure e dai grandi spazi, poi ci avviciniamo gradualmente a osservare i particolari, i dettagli, i segni, le figure più piccole, poi rifacciamo due passi indietro a cercare l'equilibrio fra la composizione, il colore, i segni. E' come avvicinarsi a un piatto di buona cucina, prima la composizione e i colori, poi il profumo, poi la consistenza e infine il gusto; sono quattro i sensi impegnati nella sua degustazione."

Rodolfo Francesconi

[Estratto da:Un pittore libero, in:Daniele Nalin - opere recenti, catalogo della mostra, Verona/Miami, 2001]

"...Le opere di Nalin vanno [...] percorse con gli occhi e con le labbra, e ciò che viene nominato - soprattutto quando si allude al tempo - crea costanti ambiguità, perversi slittamenti che sovvertono ogni compiacimento estetico ed ogni consolazione culturale. Non si tratta certo di una negligenza o di uno scarabocchio, ma l'essenza delle scritture di Nalin non risiede tanto nella loro forma, nE' nell'uso che se ne fa, bensì nel gesto che le trascina, che le impone. Le ragioni dell'impertinenza delle opere di Nalin credo risiedano tuttavia nello scambio che si viene costantemente a delineare tra visivo e verbale, tra ordito dell'immagine e trama della grafia, tra l'impervia iconicità cui viene sottoposto il colore e quelle briciole di elegante pigrizia che si manifesta nella testualità, nella scrittura."

Bruno Bandini

[Estratto da: Tempo previsto, in:Daniele Nalin - opere recenti, catalogo della mostra, Verona/Miami, 2001]

"...Daniele Nalin va e viene. Parte, arriva e riparte. Nalin viaggiatore parte per l'India, per l'America. Arriva e riparte per la Svezia, per la Germania, per la Svizzera, per l'Iran, per qualsiasi destinazione che il caso, o meglio il destino, lo chiami. [...] Quando si ferma continua a spostarsi, a viaggiare con i ricordi, con il suo lavoro, con le sue grandi tele. I suoi quadri sono come lavagne, o muri, dove la mano scorre veloce e il segno incide i suoi spazi mentali. I ricordi si trasformano e diventano icone, spazi temporali dove il sogno ed il reale si confondono e diventano immaginario collettivo, dove il ricordo diventa memoria.
Il gesto prevale sulla materia, sui facili equilibri manieristici, sugli estetismi.
Il caos, il grande disordine diventa il massimo dell'ordine.
[...]In un'epoca di "professionisti" dell'arte, Nalin diventa l'artista che abbraccia l'arte come modo di vivere, che guarda con ironia il susseguirsi delle mode, comprendendo che l'arte, come la vita, E' forse una grande illusione."

Giorgio Cardazzo

[Estratto da: Daniele Nalin va e viene, in:Daniele Nalin - opere recenti, catalogo della mostra, Verona/Miami, 2001]