Giampaolo Di Cocco

Critica

"... Devo a una segnalazione di Gillo Dorfles l'opportunità di essere entrato in contatto con i 'relitti' di Giampaolo Di Cocco: oggetti immensi, quasi sempre di morfologia meccanica (sottomarini, dirigibili, aerei, autobus ecc.). Questi 'relitti' però non sono il risultato negativo o patetico di un incidente drammatico. Sembrano piuttosto entrati in un universo surreale e nello stesso tempo pragmatico, l'universo di un sogno più ludico che fantastico, un sogno che sarebbe per cosi dire lo specchio analogo della realtà.
I sottomarini si arenano su misteriosi fondali, gli aerei atterrano sul tetto di bunker o si precipitano nelle stanze dei musei e delle gallerie d'arte, i dirigibili si adagiano in una stazione della metropolitana berlinese. Però tutte queste sagome costruite con strutture lignee, lamiere imbullonate, superfici metalliche, rappresentano dei veri e precisi modelli, lo Zeppelin tedesco, ll Catalina americano, il Mirage francese. Ogni tipo di modello è immediatamente riconoscibile: le sue alterazioni concrete non ne cambiano l'identità.
[...] I 'relitti' di Giampaolo Di Cocco sono delle opere umane e umaniste. Queste grandi strutture hanno affrontato i più grandi naufragi, i più folli carnevali, gli incontri più imprevedibili per trasmetterci il messaggio di speranza nella continuità esistenziale e poetica dell'uomo."

Pierre Restany
[estratto da: I relitti portatori di una nuova verità, in: Domus 784, 1996]

 

"...Giampaolo Di Cocco a Berlino è stato profondamente colpito dalla ricostruzione dell'altare di Pergamo, il "relitto" più maestoso della fine del mondo greco [...].
[...] La forma architettonica gigantesca ma essenziale dell'altare pergameno contiene in sé tutta la grandezza e la disgregazione dell'intera civiltà antica. In questa direzione l'idea del relitto riporta in Di Cocco ad un grande senso della storia, matrice comune alla nostra cultura italiana ed al mondo germanico.
Così anche nella rappresentazione della macchina tecnologica viene messa in secondo piano la valenza funzionale dell'oggetto - elemento presente nelle Avanguardie storiche - o la sua essenza di minaccia bellica (si pensi ad esempio a Pascali), in favore del suo forte valore simbolico-riassuntivo, racconto di un'intera epoca."

Luciana Cataldo
[estratto dal quotidiano Roma, 18 giugno 1997]

 

"...Immagini d'una "classicità romantica" (mi si perdoni il bisticcio) che affiorano da un passato remoto? O sogni effimeri d'un "paradiso perduto" recuperato attaverso i segni d'un controverso presente?
E' difficile definire, attraverso ragionamenti logici, le composizioni di Giampaolo Di Cocco, così come ci confrontano oggi, sotto materiali e motivi diversi, in apparenza contrastanti, ma in definitiva con l'unico denominatore della ricostruzione fantastica d'un mito che vorrebbe essere perenne, anche se viene costruito nelle mutevoli parvenze della nostra cotidianità. Una cotidianità, la nostra, in apparenza, così poco mitica, così dissacrante e dissacrata; nella quale, tuttavia, permangono le tracce d'un passato che non è ancora del tutto spento [...]."

Gillo Dorfles
[estratto dal catalogo della mostra, galleria Vera Biondi, Firenze, 1982]

 

"...C'è davvero qualcosa di nuovo nella pittura (pittura? non sono sicuro che la si possa etichettare solo come tale) di Giampaolo Di Cocco. E spero che mi si scuserà se torno su un tema per me ossessivo, e mi metto a dire che questo "nuovo" è una antica idea barocca. Si tratta del tentativo di produrre immagini che non solo colpiscano più sensi contemporaneamente, ma che addirittura mettano in crisi l'idea stessa di sensorialità.
[...] la polifonia sensoriale su cui gioca Di Cocco ha appunto il fine tutto marinista di meravigliare esteticamente utilizzando come strumento un paradosso teorico, che è appunto quello della sensorialità.
[...] La natura "barocca" di Di Cocco non finisce tuttavia qui, anche se la sensorialità mi pare lo spunto più interessante. Ci sono altri caratteri che mi paiono confluire nel medesimo stile.
in [diverse] opere spesso capita di accorgersi che gli "oggetti" in realtà sono giocattoli, o modellini, o a loro volta rappresentazioni con materiali morbidi (carta stagnola, plastica) di oggetti. Il che dà un senso appunto di ironia, di gioco, di leggerezza [...]."

Omar Calabrese
[estratto da: Accidenti neobarocchi di Giampaolo Di Cocco, in: Caos e Bellezza, Domus Academy edizioni, 1991]

….Troppo spesso la scultura dei nostri giorni, per essere monumentale, finisce per smarrire completamente ogni manualità: credo che di Cocco sia uno dei pochissimi artisti ad avere il coraggio (ed anche la forza – muscolare e mentale insieme-) che gli permetta di costruire e plasmare con le sue mani questi grandi- spesso colossali- “fantasmi metallici”; i quali, proprio per l’intervento manuale, acquistano una vitalità che nessun meccanismo sarebbe in grado di offrire……

Gillo Dorfles

[In occasione della mostra La Gaia Morte alla Fondazione Mudima , a Milano nel 2007]