Beppe Bonetti

Critica

"...Bonetti ha compreso come la nostra situazione attuale tanto da un punto di vista strettamente estetico, quanto da quello più ampiamente sociologico e antropologico non è più quella del rigorismo matematico, delle forme in sé conchiuse, dei moduli geometrici inflessibili e statici; ma è impostata sopra una precisa volontà di trasgressione della simmetria, di rottura dell'ordine costituito, di esplosione delle forme chiuse e statiche.
L'ultima serie dei suoi dipinti a colori acrilici, spesso preziosi per la materia e la modulazione cromatica, ce lo confermano. Si tratta d'un alternarsi di segmenti solo in apparenza regolari ma spesso devianti verso una direzionalità inattesa; si tratta dell'incrociarsi e sovrapporsi di rette che immettono nell'apparente ordine del dipinto uno scompiglio vitalizzante; si tratta d'uno sfumare e quasi spegnersi di elementi cromatici che "affondano" (se è permessa questa metafora nel caso di superfici decisamente bidimensionali) entro un limbo acromatico o decisamente tenebroso, procedendo verso un orizzonte invisibile. O si tratta, ancora, d'un coagire e d'un compenetrarsi di linee spezzate, anche queste alla ricerca d'una dimensionalità autonoma e ambigua..."

Gillo Dorfles, Milano, ottobre/novembre 1983

[dal catalogo Beppe Bonetti - Metarazionalità, GAM Editrice, Rudiano (BS), 1995]

"...Molti pensano che l'arte visiva debba "rappresentare" la natura. Natura è un albero, un paesaggio, una persona, un oggetto. L'albero non è soltanto un insieme di foglie ma ovviamente anche il seme è natura, anche la nervatura di una foglia, anche la regola di crescita dei vegetali. Una persona è natura, si può fare il ritratto della forma esteriore di questa persona e si può anche far vedere un pensiero che sta nella testa di questa persona e anche questo è natura. Le immagini prodotte da Bonetti sono la visualizzazione di un pensiero di tipo estetico strutturale poetico. Nel campo scientifico il teorema di Pitagora (quel triangolo con i quadrati costruiti sui lati) è la visualizzazione di un pensiero matematico. Nel campo artistico Piero della Francesca, Mondrian, Arp, Bill, cercano di rendere visibile un pensiero estetico.
Non si deve quindi, di fronte alle sue opere, cercare un significato letterario o la rappresentazione di qualcosa appartenente ad una realtà esteriore, ma osservarle per quello che sono come portatrici di un messaggio fuori dalla ragione: la visualizzazione di un modo di strutturare la forma, di occupare uno spazio a due o più dimensioni. Come osservare la nervatura di una foglia o scoprire la regola di crescita di un minerale. La suggestione nasce da un giusto uso dei segni, delle forme, dei volumi e dello spazio. Ogni albero ha le sue foglie e i suoi frutti, tutto è natura anche un cubo di pirite dell'Elba. [...]"

Bruno Munari, marzo/aprile 1983

[dal catalogo Beppe Bonetti - 1979/1989, Ed. Punto e Linea, Milano, 1990]

"...Abbandonati gli schemi più elementari e meno complessi della precedente stagione, Bonetti ha sviluppato in questa serie di lavori un genere di composizioni decisamente volte al superamento di ogni schematismo geometrico. I segmenti, le sottili asticelle, che compongono i nuclei di questi dipinti, sono - o sembrano anzi - in costante movimento; fluttuano nell'atmosfera che li circonda e costituiscono dei vortici e delle inattese estroflessioni che - superando la struttura statica e simmetrica dell'opera - vengono a determinare una situazione di instabilità e di "DISORDINE ENTROPICO" ben sintonizzato con quelle che sono le attuali coordinate spazio-temporali entro le quali si agita e si dibatte la nostra civiltà.
La "scoperta" da parte dell'artista dell'elemento dinamico e asimmetrico, pertanto, ci sembra un segno del suo evolvere verso forme più libere e al tempo stesso più passibili di ulteriori sviluppi fantastici."

Gillo Dorfles, Milano, maggio 1987

[dal catalogo Beppe Bonetti - Metarazionalità, GAM Editrice, Rudiano (BS), 1995]

"... Per Bonetti l'arte che fugge verso altezze glaciali o che si aliena a certe forze oscure, si sta mutilando. Il dovere dell'arte è di dominare la realtà. Su questo punto il progetto iniziale di Kandinskij è sempre attuale. Ma questa dominazione può essere effettiva solo se l'artista viene portato da un razionalismo liberato dall'ipoteca idealistica. Questo significa resistere al canto delle sirene filosofiche e stare attenti ai processi naturali e sociali in corso, quali ci vengono offerti dalla scienza e dalla storia vivente. Questa convinzione non spinge per tanto Bonetti a dare una nuova forza a una figurazione astratta che sfrutterebbe gli aspetti interni della materia. Difatti, qualunque riproduzione di struttura naturale anche nascosta sarebbe una regressione verso un empirismo fissista che non riesce a confessare il proprio nome. L'esigenza razionalista fondatrice dell'astrattismo verrebbe in questo caso tradita. Per Bonetti, il pittore deve creare l'equivalente di ciò che nel reale, concepito nel suo moto, ha una necessità organica. La metafora è il suo ambiente, il principio delle cose è l'oggetto del suo discorso. [...]"

Fernand Fournier, Parigi, Settembre 1991

[dal catalogo Beppe Bonetti - Metarazionalità, GAM Editrice, Rudiano (BS), 1995]

"Raccontare, narrare, dire di quello che non si sa perchè artista (il non ripetitivo) è quel ribelle, il contrabbandiere che si intrufola nelle "cose sacre", cerca e ruba quello che può, quello che sente a sè "pari".
Ruba quello per cui si è testimoniato artista (poeta). Ridice quello che ha ascoltato e veduto con l'orecchio dell'intelligenza e della passione, con l'occhio del sentimento e della ragione. Ruba il necessitato per la sintesi, sintetizza quello che ha rubato. Ciò che sa tralascia indietro alla ricerca del "nuovo". E sa i mezzi, le modalità, i modi per trasmettere ad altro. L'arte è una forma del comunicare. [...]
L'artista (Bonetti) sa che deve vivificare la sua linea, deve a lei conferire soffio vitale: ecco il movimento. Linea e moto: e configurazione è. Inizio di narrazione poetica è permesso, e adesso la linea si lascia portare, condurre, trasportare (e conduce nel contempo) nel viaggio iniziato attraverso le calme, i contrasti, le lotte, distensioni e tensioni sottese al "piatto apparire": viaggio che non è condotto nè dalla linea nè dall'artista; e si sta sospesi (Cocteau) dando forma di corpo e di sangue al viluppo di un diluvio che si para dinanzi. Che è li, sempre pronto a sconquassare. [...]"

Ettore Bonessio Di Terzet

[dal catalogo Beppe Bonetti - Metarazionalità, GAM Editrice, Rudiano (BS), 1995]

Se vedere è già di per sè un atto creativo, è con tutta la sua ricerca artistica che Beppe Bonetti (Brescia, 1951) tiene viva la tensione dualistica tra l'ordine e il disordine, da lui definita con il termine Metarazionalità. I suoi lavori, fatti di sostanze che sono forme e per lo più segni (variopinti segmenti che frantumandosi generano altre forme compatte) e di accidenti quali colore, struttura tattile e forma visibile, sono raccolti oggi da ARTantide.com in questo primo volume del catalogo generale, concepito in parte come una retrospettiva e in parte come una rassegna che si proietta sul presente poichè unisce nuovi lavori a quelli eseguiti nell'arco di quarant'anni.

Marika Vicari

Ordine e disordine in Beppe Bonetti (Brescia, 1951) sono forze che si alleano e si oppongono: racconto e tensione, impianto e cromatismo, elementi compositivi (spazio, linea, colore e luce) e percezione, superficie e profondità. La tensione dualistica che genera nel suo lavoro la Metarazionalità, vale a dire "conoscere la regola ma romperla, vedere il mondo strabicamente, cercare la regola nella non ragione..." è oggi riproposta da ARTantide.com in questa nuova mostra. Accanto ad una cartella di opere su carta, ARTantide.com, che è anche la sede dell'Archivio di Beppe Bonetti, propone quattro capolavori degli anni Ottanta del maestro.La mostra e il catalogo generale che la accompagna ripercorrono ed analizzano il complesso tessuto che a partire da quegli anni, seguendo il proliferare di segmenti che invadono la superficie e il dialogo con lo spazio, da vita al momento più fecondo e mutevole dell'intensa opera di Beppe Bonetti che oggi si proietta sul presente.

Marika Vicari