Giovanni Cavassori - Gruppo G

Critica

"Nella variegata ed eclettica attività creativa di Giovanni Cavassori hanno un ruolo incisivo la consuetudine con l'illustrazione, la contiguità con il mondo visivo della pubblicità, la confidenza con la fotografia e la computer grafica. C'è in tutta l'opera una nervatura spettacolare che è di impronta prettamente scenografica. Nella scultura l'artista fa esplodere il suo senso plastico in una direzione che tiene conto di una sorta di potenza germinatrice della materia, capace di aggettare in tante parti che si connettono tra loro, si incastrano, si attraversano in una congerie di concetti d'energia generati da un unico centro propulsore. La materia è il poliuretano che si espande gonfiandosi in contenitori di stoffa, dipinto a mano in alcune parti e rivestito talora di prodotti d'abbigliamento come pizzi, calze e corpetti. Il tessuto perimetra l'idea che si è concretizzata in forme sospese in una giocoso ambi valenza, in bilico tra il loro rivelarsi anatomiche o vegetali. L'impatto violento con cromie aggressive - il rosso, il blu e i loro derivati sano sempre presenti - si stempera solo dopo che si è riconsiderata la scultura e si è assunto lo spazio circostante come virtuale alveo di deflagrazione formale dell'opera. Nella fotografia e nelle elaborazioni digitali l'artista focalizza una porzione di sue sculture eleggendone il risultato a terreno di modificazione ulteriore. Da questo punto di vista l'opera di Giovanni Cavassori si colloca sul versante di una visione che amplifica l'esistente, dando ad esso le connotazioni di una macroanalisi. L'artista fa ricorso alle acquisizioni più aggiornate della fotografia e dello strumento digitale per abbinarli in una seducente combinazione con le tecniche tradizionali della resa di superficie dove il corpo, assurto a nuova vita, come una realtà vegetale, quasi per talea, si prospetta sempre nuovo pur mantenendo nei fatti la consistenza formale originaria. A Giovanni Cavassori è rimasto il gusto del racconto, ma la sua narrazione parte ora da presupposti diversi, arriva alla determinazione di protagonisti usciti dalla fantasia e divenuti presenze costanti nell'ispirazione, che una foga sperimentale inesausta porta a rivestire di sempre nuove motivazioni generanti."

Enzo Santese

[Dalla presentazione della mostra presso la Galleria Nuova Artesegno, Udine, 2002]

"...Lo spunto nasce dai numerosi altari votivi posti lungo le strade. Luoghi di culto "portatili", piccoli altari al cui fianco sono appesi ex voto delle più svariate epoche e forme.
Sono angoli alla portata di ogni passante, il quale può di fronte ad essi: portare la propria fede, il proprio quotidiano; oppure vi può passare a fianco in modo stanco e distratto.
Cavassori si sofferma essenzialmente su quest'ultimo punto: come riuscire a bloccare il passo deciso del fedele che cammina velocemente lungo il marciapiede, come riuscire a rapire il suo sguardo, la sua attenzione? [...] L'artista, che prima era un rappresentante del mondo dei bambini, crea ora un teatrino. Ritaglia dalla vita reale un dettaglio, un particolare, una scena all'interno della quale avvengono "nefandezze" riservate solo ad un pubblico adulto e per questo celate da un sipario.Tutto il mondo è palcoscenico, come ricorda Shakespeare, e quindi anche l'atto sessuale unitamente ai giochi erotici messi in atto dagli amanti è da considerarsi come una rappresentazione, una messinscena di qualcosa, sia che esso venga etichettato come amore, sia che esso venga inteso come puro gioco e piacere sessuale.
La cornice, confine tra il quotidiano e la "finzione", si impone come iniziale protagonista dell'opera: metallica, fiorita come un gazebo, falsamente baroccheggiante nelle forme e nella doratura. Essa è come una sorta di lente d'ingrandimento che calamita l'attenzione del passante verso ciò che sta dietro la tenda, verso ciò che è celato agli occhi della maggioranza. Si diventa quindi spioni, guardoni, complici di un artista che, con la sua mano invisibile, "costringe" a diventare dei malati morbosi di curiosità.
Ed è proprio la curiosità del passante che spinge a scostare la tenda, a cercare il filo di apertura delle veneziane e a muovere CONSAPEVOLMENTE l'ostacolo che si frappone fra egli e l'immagine.
Immagine che finalmente fa il suo ingresso per ultima, come tutti i più grandi attori. Essa scuote, sorprende, spaventa, meraviglia, disgusta, imbarazza, fa mozzare il fiato. L'artista, tramite l'immagine, muove l'animo dello spettatore, il quale per un momento è diventato attore e contemporaneamente regista di un'improvvisazione.
L'immagine turba e sconvolge il benpensante perché scopre gli altari vietati dalla religione; l'immagine sconvolge la psiche di personalità dalla sessualità castrata; l'immagine provoca piacere a chi in quel momento desidererebbe essere in una situazione analoga, oppure, più semplicemente incanta e fa sognare.
L'immagine, realizzata con tecniche iperrealistiche, potenzia la vista dello spettatore e, come un microscopio, mette in mostra le più piccole particelle,i particolari più scabrosi.
I devoctoires sono esibizione e scandalo allo stato puro, sono dei provocatori in grado di ritrarre subito la mano dopo aver tirato il sasso, sono la chimera del piacere sessuale, sono la vergogna del pensiero erotico che viene bandito dalle piazze, ma non dalla mente sognatrice della maggior parte degli esseri umani.
Cavassori è quindi sinonimo di Dr. Jekyl e Mr. Hyde, è l'illustratore che talvolta regala sogni e s'impegna ad immaginare e ad ideare nuovi giochi per i bambini ed è l'artista che s'incarica di disturbare o di risvegliare la parte erotica- animale dell'essere umano; è lo zucchero filato delle sagre e l'intensità dell'aceto balsamico che dilata le papille gustative; è la giostra con i cavalli a dondolo in movimento e la fiera degli accessori per l'autoerotismo; è l'ingenuità e il fascino dell'infanzia e il freddo e lucido cinismo degli adulti... è la voglia continua di stupire e di rimanere ricordo vivo e nitido nella memoria del passante."

Francesca Frigo, Dott.ssa in Scienze della Comunicazione

[Dal testo: "La porno-devozione e i teneri auguri"]

"...Giovanni Cavassori, o di una violenta, incontenibile esplosione vitalistica.
Il suo lavoro è comunque permeato da un eccesso; si tratti di sculture, di "teatrini", della stessa illustrazione a fini pubblicitari che è poi il suo mestiere con attinenza all'arte, ma condizionato ovviamente da necessità di committenza e commerciali. [...]
I teatrini nascono da un'idea di "opera" che occupa uno spazio fisico; tridimensionale si suoi dire, e per un teatro non può essere diversamente. Qui si tratta in particolare del palcoscenico col suo schermo davanti ad occultare i meccanismi, le finzioni teatrali; la sua incorniciatura esterna caricata e mimetizzata dagli orpelli più impensati e la scena spinta in fondo che contiene lo spettacolo.
Come una scatola magica impreziosita nell'involucro per meglio sollecitare la curiosità del suo rovente contenuto che è dichiaratamente, allegramente pornografico.
Cavassori gioca (com'è sua consuetudine, lo fa anche con le sculture) con svariati fattori: prima di tutto con i materiali volutamente kitsch dell'incorniciatura, scintillanti e artificiali; ce n'è per tutti i gusti, dalle cornici neo-barocche o neo-liberty, alle cascate di fiori di plastica, alle tendine, a pizzo, immacolate - all'apparenza destinate a custodire un altro genere di reliquie - agli oggettini di plastica, souvenir, bambolette.
Già qui gli accostamenti oltre che ironici e divertenti innescano discorsi più complessi, di natura antropologica, di tradizioni di costume, per non parlare dell'insistenza dell'artificio - un connotato ineludibile del nostro tempo - sia diretto, tramite i materiali prescelti, sia mediato tramite il simbolo del teatro, regno di per sè della finzione.
C'è poi il gioco del sesso: smaccatamente esaltato dalla pompa del decoro, in realtà oggetto banalizzato dall'ovvietà del consumo, desublimato dalla vanità dei decori stessi, dalle presenze paradossali e nel contempo significativa, come nel caso dei porcellini spettatori.
Lungi da Cavassori, tuttavia la ben che minima intenzione moralista o fustigatrice, perchè il lavoro insiste tutto sul piano del divertimento e della canzonatura.
E c'è il gioco del comportamento. L'ignaro fruitore che abbassa la saracinesca o scosta le candide tendine come reagirà alla provocazione dell'iperrealistica immagine pornografica che gli viene incontro con invadenza?
Supponendolo mediamente represso e perbenista, probabilmente con un silenzio stupito; ma le risposte possono variare, essendo molteplici, ed in parte misteriose, le sfaccettature del meccanismo neuropsichico umano, si da poter costruire un interessante campionario comportamentale dell'homosempre menosapiens del 2000.
Ed il rapporto con il pubblico è come un'appendice all'opera; una componente da inserire senz'altro nello stratificato spessore delle allusioni e dei significati di questo scanzonato ed ingombrantedivertissement di Cavassori."

Maria Campitelli

[Dalla presentazione della mostra Devoctoires, Trieste, 1994]

"Che la formazione accademica abbia positivamente influito sull'attività professionale di Giovanni Cavassori è dimostrato dall'inappuntabilità grafico-cromatica dei lavori eseguiti per poster pubblicitari e fumetti. Indubbiamente irrilevante Io è stata, invece, quale supporto nella progettazione di giocattoli, ramo non secondo del suo impegno progettuale. In quest'ambito, la sua straordinaria disposizione a coniugare fantasia e meccanica, esigenza ludica e funzionale, hanno prodotto modelli innovativi non solo sotto il profilo formale, ma soprattutto nell'impiego di materiali e di colori desunti da una chimica in fase di continua accelerazione innovativa.
Quanto detto potrebbe essere giudicato ininfluente nell'accostamento delle opere con le quali l'artista partecipa alla mostra e che esemplificano la sua produzione artistica. Ne abbiamo egualmente parlato perché ci è sembrato utile individuare il nocciolo germinativo di una immaginazione che, se si adegua per necessità professionale alla logica del mercato, non per questo si sente meno ferita nell'esigenza creativa dai condizionamenti della committenza.
Per congenite risorse immaginative e per formazione culturale, Cavassori visualizza un pensiero aperto ad ogni sollecitazione, rinnegatore di ogni barriera tematica, di ogni poetica di tendenza, emancipato da schemi o indirizzi precostituiti.
Certamente non rinnega, nè potrebbe farlo, il patrimonio di conoscenze tecniche con le quali si è trovato a confrontarsi ed a convivere. L'aspetto tecnico non può essere disgiunto da quello immaginativo in quanto non solo Io materializza, ma non dirado lo stimola, gli sottopone indicazioni, gli apre prospettive: in altri termini - ed è quanto abbiamo modo di leggere nelle opere di Cavassori - entra a far parte dello stesso linguaggio espressivo. Insofferenza ed ironia si incontrano nel rifiuto a perpetuare forme desunte dalla tradizione pittorica e plastica. L'opera di Cavassori, per certi versi, è una sintesi delle due forme espressive (pittura con effetti non virtuali o scultura colorata?); per altri versi, e ci riferiamo principalmente all'impiego del poliuretano espanso, è una nuova modalità tecnica, che procede per germinazione di un nucleo prepotentemente vitale, il quale sviluppa un'esuberante volumetria conquistando lo spazio con la naturalezza di chi non si sente impedito da alcunché. Invertendo il tradizionale procedere dell'operare artistico, Cavassori trova felicità creativa nella consonanza con l'espandersi del poliuretano, vale a dire con le peculiarità di un materiale tutt'altro che inerte. Per dominarlo, infatti, è indispensabile una chiara visione progettuale, che, per quanto già formalizzata nel tessuto-contenitore, è dinamicamente sollecitata dall'espandersi rapido e prepotente del composto chimico nel momento in cui cola nelle forme telate. In pratica Cavassori rivela, proprio nel momento in cui pilota l'espandersi del poliuretano, una non supponibile propensione a prendersi gioco del verosimile: ciò qualifica, con l'inversione dei ruoli rispetto all'attività professionale, la libera manifestazione di una esigenza tesa, più che a dialogare con lo spazio, a penetrarlo, a scomporlo, a provocarlo. Esigenza qualificata da un pensiero arguto, vivace, sarcastico, a volte caustico, e da una grande versatilità a manifestarsi in campo plastico.
Inconsciamente, Cavassori visualizza virtù e vizi, intraprendenze e limiti del potere economico, unico ed incontrastato esponente di una imprenditorialità che guarda diritto al profitto, insensibile ad ogni altra esigenza umana. Egli elabora tutto ciò, con la padronanza di una preparazione pittorico-plastica maturata nell'ambito della scenografia, metafora intelligente e volutamente forzata di un pensiero che ha valenza solamente se intessuto di profonda consapevolezza e se espresso con il distacco dell'ironia. Cavassori esce dagli schemi consolidati non per soddisfare un narcisistico compiacimento di originalità fine a se stessa, ma per corrispondere ad un'esigenza di sintesi, che coagula diversità, conflittualità, rifiuti e ricerche di aggregazione di una vita travagliata da utopistici alettamenti e da numerose e dure, anche se non rassegnate,dèbàcles."

Luciano Perissinotto

[Dal catalogo Frammenti di esplorazione, Ed. Arti Grafiche Friulane, Udine, 1994]

"Nessuna citazione. Cavassori merita un'analisi delle sue opere senza riferimenti ad altri artisti, a correnti, a idee, a miti, al già detto e al già fatto. Cavassori è Cavassori. Certo, con la sua formazione socio-cultural-professional-artistica. Ma Cavassori non copia o, per essere più indulgenti verso chi lo fa,non trae ispirazione da altri.
Dunque, la forma, la pienezza, la carnalità delle sue sculture ci aggredisce, aggredisce noi timidi e curiosi visitatori di mostre e mostrine, abituati ad impatti di forza ben più contenuta.
Le pareti si gonfiano del poliuretano che Cavassori plasma mai casualmente. Libertà di intrecci, libertà di colori, libertà di forme, libertà di immaginare facce, parti anatomiche, genitali che spuntano nell'ammasso di materia non reale (eppure provocatoriamente presente). Tanta, tantissima libertà. Ma non libertà di tecnica. Dietro ogni misterioso intreccio, il disegno c'è. Ed ecco che spunta l'artigiano maniacalmente attento al minimo dettaglio, che studia le forme sagomandole prima con il polistirolo, per poi gonfiare (dando vita alla materia stessa) il poliuretano, costretto ad assumere le forme volute da stoffe, calze, corpetti e quant'altro. Il bello è che Cavassori non usa materiale esistente, ma si costruisce anche quello, dosando gli arcani elementi che, insieme (con percentuali ben misurate, a rischio dell'insuccesso di ogni singola parte di scultura), creano il suo poliuretano. Tante parti incastrate, incastonatetra loro. Rigonfiamenti suggestivi, misteriosi, innovativi.
Che cosa ci vuol dire Cavassori? Niente. Cavassori parla a se stesso e agli altri con il linguaggio della forza, dell'emotività, del pathos, della suggestione, dell'essere, dell'esistere, con vitalità, aggressività, passione, amore per la vita, curiosità, spinta verso il nuovo, senza alcuna paura di sentire.
La provocazione è intrinseca, mai cercata, ricercata, voluta, inseguita, ostentata. E' solo il suo modo di essere. Nient'altro. E noi abbiamo immediatamente l'impressione che le sue cose parlino un linguaggio tutt'altro che commerciale. Apparentemente difficile. In realtà, le sue sono le forme del sentire la vita e di tradurla in opere in cui il colore sottolinea l'emozione. Mai colori pastello, sempre colori forti, esasperati, ad eccezione di quel rosa carne che qualche volta spunta (in un unico caso troneggia) senza mai ricordarci confetti o fiocchetti. Rosa carne. Tanta primitiva forza sessuale (non erotica) del maschio che in modo naturalmente virile si smaschera, si mette a nudo. E che non ha alcuna paura a mostrarsi per quello che è, causa ed effetto, solitario e bisognoso di affetto, orgoglioso e umile. Senza paura delle contraddizioni. Quello che è, è. Quello che è, ce lo mostra senza inganni."

Maurizia Cussigh