Piero Tramonta

Critica

"...Pensiero ed impulso sono i due titani contrapposti che si disputano l'immaginario: l'arte di Piero Tramonta evidenzia la concretezza di questa tensione, in lacerazioni che preferiscono lo sforzo al compromesso. Ne risulta la vitalità della tela e del pigmento, non più supporto inerte di grafiche statiche, ma partecipi coinvolti nella lotta percorsa da scariche energetiche: la materia "sub-stantia", diviene creatura vitale, interlocutrice dell'autore che la strappa dall'inerzia e la responsabilizza nel confronto con il pubblico.
Nelle espressioni di Tramonta il pensiero si confronta con l'impulso: da una parte la tecnica superbamente dominata, capace di finezze fotografiche; dall'altra il magma vitale dell'ispirazione ribelle alle forme e ai canoni. Non una fusione, quindi, ma un'ebollizione in divenire, dove ogni singola opera è testimone attivo dell'evoluzione sofferta. Piero Tramonta è alla ricerca di un equilibrio che non accetta, in una strada infinita di sintesi destinate al ruolo di antitesi e di germe per il lavoro successivo. Ogni opera contiene quindi non solo il passato ma anche il futuro, nei criteri vitali che appena il senno di pio sarà in grado di riconoscere.
Le opere di Tramonta vanno quindi affrontate in sequenza cronologica, in quanto ciascuna ha una precisa collocazione nei ritmi temporali all'interno dei quali si smarrisce la via della comprensione. La contemplazione di un singolo lavoro, astratto dal percorso, può, infatti, suggerire emozioni che, se collocate all'interno dell'evoluzione dinamica, assumono valenze talvolta opposte, contrapponendo tensioni momentanee al sereno sviluppo progressivo. In quest'ottica diviene prezioso il presente catalogo che, rivelando la successione, consente all'acume critico di cogliere comunanze ed intese nel percorso universale della maturazione antropologica."

Alessandro Zucchelli

[Dal catalogo Piero Tramonta, Opere 2000-2001, ArteCapital, 2001]

"...Caratterizzato da un deciso segno espressionista, l'inizio di Piero Tramonta avviene sulla scia di indagini, forse troppo letterarie, sull'uomo: all'interno di un ecologismo rivolto all'uomo, fino alla fine degli anni '80, Tramonta sembra muoversi con racconti che tendono ad imprimere all'immagine una dimensione esplicativa. La svolta arriva nel 1990, quando recupera alcuni temi, già presenti all'inizio della sua carriera artistica: il suo segno più libero sembra immergersi nelle forme vegetali. Tramonta inizia lentamente - ne rimangono tracce profonde anche negli anni successivi - ad uscire da una narratività anedottica, sulla scorta delle indagini sulla natura, emerge in lui quel senso del segno che viene caratterizzando - a partire da "Presenze" del 1992 - in forme decisive per lo sviluppo della sua pittura, tra suggestioni paesaggistiche, rivisitate sulla scorta di alcuni esempi e libertà cromatica. Giunto sulle soglie di un mondo informe, che mantiene solo una traccia di quello di partenza, il pittore compie un'ulteriore evoluzione che rafforza lo spessore del segno: l'opera diviene una sedimentazione di tracce, alcune preesistenti lo stesso intervento pittorico: Tramonta interviene, agisce, lascia che la mano vaghi libera alla ricerca di un senso, ma, spesso, condizionato dalle tracce, non riesce a uscire da una casualità espressiva, che vive sull'intuizione e sulla dinamica dei segni. Forse un recupero della natura, attraverso la gestualità che gli è propria, può costituire la sua misura tra libertà e controllo, e costituire l'indicazione oggettiva del suo processo espressivo."

Mauro Corradini

[From the catalogue Piero Tramonta, Opere 2000-2001, ArteCapital, 2001]

"...Il più recente e l'attuale modo espressivo di Tramonta potrebbe a prima vista apparire molto distante rispetto alla fase più apertamente surrealista. Assenza di una figurazione di immediata riconoscibilità, segno fluido, materia pittorica che si stende attraverso canali asemantici, concitazione compositiva, spazio astratto e interiorizzato: tutto ciò fa scoprire un artista nuovo o totalmente rinnovato senza apparenti segni di continuità col passato. Ma così non è. I segnali della radicale "mutazione", pur se celati dal prepotente dato iconografico, erano già presenti nei dipinti; ma molto più visibili appaiono però nei suoi disegni, tanto da poter dire che il passaggio definitivo può essersi compiuto grazie a quella specifica forma di espressione che è il disegno. Nelle grandi carte della serie "Ripercorsi della memoria" già lo spazio diventa più enigmatico, assumendo connotazioni decisamente "astratte"; entro tale spazio il segno si fa più fitto, agitato, sconvolgendo una figurazione sempre meno riconoscibile fra i grovigli segnici e i vuoti (bianchi) concepiti come abbaglianti, improvvise e disgregratrici illuminazioni. E così la metamorfosi può compiersi senza i tempi di una lunga gestazione: i quadri di Piero Tramonta assumono sembianze particolari, acquistano in originalità e in individualità, si offrono ad una lettura che non ha più bisogno di ricorrere a dei referenti oggettivamente descritti, si prestano ad interpretazioni condotte sul filo tesissimo dell' emozionalità e del particolare stato emotivo dell'osservante. Ma cosa sono, cosa rappresentano in realtà le misteriose tele del Tramonta? Cosa c'è dietro il fascino di quelle forme rese con finzione oggettiva eppur così difficili da definire o da descrivere?
Sono nervi, tendini, visceri, sangue e tessuti umani, lacerazioni prodotte nelle carni di un'umanità già lacerata, sono ferite aperte su una magmatica materia vivente per poterla frugare con impietosa crudeltà e senso del dramma. E drammatiche - non potremmo usare altra espressione - sono le composizioni di Tramonta; e dominate da una sofferenza che ci rende involontariamente partecipi ad una sorta di festino macabro per ciò che di coinvolgente esse hanno, per ciò che di persuasivo esse mostrano con la loro carica di nitidezza visiva.
Che pennello userà mai l'artista per dipingere tali immagini? A noi, più che l'attrezzo del pittore, viene in mente il bisturi: per lacerare i tessuti di un grande "corpo organico" e osservarne le strutture interne; o per verificarne lo stato di salute così come fa il chirurgo col suo paziente malato o col cadavere per diagnosticare le cause di morte. Insomma la pittura di questo artista, che oramai può vantare un alto grado di maturità, ci dà perfettamente il senso di cosa significhi lavorare con passione e con sofferta attenzione. E' la passione di un artista che non dimentica mai di essere uomo tra gli uomini, di possedere una coscienza ligia a un proprio dettato etico che lo sospinge verso un percorso non evasivo, ma di grande impegno civile e poetico; ciò è dimostrazione, inoltre, di un modo di vivere la vita come conflitto esistenziale e verso cui, pur conoscendone i disagi, non esibisce alcuna ricetta per sollecitarne i rimedi (il che sarebbe peraltro immodesto e velleitario, come certamente Tramonta non è). Egli reagisce pertanto come può: con l'urlo soffocato di una pittura straziata e straziante ma drammaticamente viva."

Franco Migliaccio

[Dal catalogo Piero Tramonta, Opere 2000-2001, ArteCapital, 2001]

"...Tramonta è un pittore di testa e un pittore di segno. Segno e testa, colore e pensiero si fondono in queste ampie opere che raccontano il nostro modo d'intenderci e di percepirci in una dimensione tutta meccanica. Sicché il corpo centrale delle opere del pittore bresciano viene caratterizzato da un movimento costante sulla linea di cesura - o di raccordo - tra il formale e l'informale, tra il figurativo - quasi che egli avesse amplificato della pittura fiamminga o della nostra carraccesca visione concreta della realtà i costati delle mezzene bovine - e l'astratto. Ma pur muovendo dagli antichi modelli dei "corpi con vista" - e dei disegni d'impianto leonardesco - assumendoli direttamente dalla tradizione del grande realismo, egli impone ai tessuti e ai nervi il dinamismo concitato delle opere futuriste - attraverso uno sfumato ritmico che rende il senso di un celere movimento - ~2d agisce, come nei volti di Bacon, con un accordo di colore strisciato che conferisce ai soggetti una straordinaria morbidezza e contribuisce a lasciare nel vago ciò che potrebbe portare all'identificabilità assoluta e scientifica delle anatomie. Citavamo Bacon. E non è certo casuale che Tramonta percorra lo stesso tracciato di spersonalizzazione del corpo - in Bacon era soprattutto il volto a sparire, nel trascinamento del colore, nella violenza inferta all'individualità a favore della divisa, del ruolo di "personaggio" pirandelliano, dell'abito; qui è invece l'anatomia delle cose a perdere la stretta identificazione con una specifica geografia corporea -. (...) Tramonta combatte il principio della staticità, e questa dichiarazione d'intenti - oltre che dalla visione delle opere - viene direttamente dal titolo assertivo posto ad alcuni dipinti che si configurano nell'unità del ciclo "L'intelligenza non è statica", dove le luminescenze delle sinapsi e dei relais mentali si configurano Ville Lumière della conoscenza e della sensazione nelle quali l'apparato di Golgi disegna persino quinte arboree di un' immaginata foresta di Fointainebleu, tutto su pannelli d'ampie dimensioni a sottolineare, nel taglio macroscopico, l'epicità e la grandiosità di meccanismi invisibili."

Maurizio Bernardelli Curuz

[Dal catalogo Piero Tramonta, Opere 2000-2001, ArteCapital, 2001]