Massimo Sansavini

Criticism

Resta l'evidenza che anche in questi cieli locali si affrontano, come nel racconto biblico, due schiere contrapposte: i cherubini simulatori e i luciferi incantatori. I primi cantano l'arte patinata a immagine del Kitsch e disneyland, di Barbie e cartoons, nella simulazione di un mondo giocattolo a misura dei mercati per l'infanzia; mentre le fiabe luciferine dei secondi serpeggiano tra antichi Primitivi, arti di corte, arti tribali, in cerca delle luminose bellezze di un tempo che poi sono andate perdute. Se io preferidco i diavoli è perché risvegliano dai fondi oro la luce, questa "vecchia sultana" (Limbour) per restituirla all'arte che l'aveva perduta dopo Matisse. L'opera di Sansavini fa parte degli incantamenti luciferini anche in virtù dello smalto, o del luminismo dei suoi oggetti.

Tommaso Trini

[in Favole frattali, San Paolo 1999]

E riflettere non significa solo "rinviare" o "rimandare", ma, anche, "guardare dentro a se stessi", scendere nelle pieghe del proprio animo e dei propri sentimenti. Sansavini si cura di quest'aspetto, soprattutto del fatto che la possibilità di riflettersi nel lucido del colore coinvolge maggiormente lo spettatore, ne cattura lo sguardo e lo costringe a riconoscersi, in qualche modo, in quanto vede. Così, a sua volta, lo spettatore inizia inconsciamente un proprio viaggio, una discesa nei reconditi meandri del proprio profondo, all'interno del quale, nella libera infinita catena delle libere associazioni mentali, ritrova le stesse immagini poichè i tratti dei racconti di Sansavini appartengono all'immaginario collettivo.

Giuseppe Bonini

[in Legni di fiaba, San Paolo 1999]