Ennio Finzi

Criticism

Sorry, the page you have requested is only in Italian at present, although the English version will soon be available.

"...La regola base di questa pittura è tuttora un concetto di simultaneità coloristico nel contrasto dei complementari, e la visione di uno spazio rappresentato quale campo ambiente di forze organiche, come processo della loro indeterminazione e continuità. Visualizza lo spazio nei suoi aspetti di profondità e di estensione illimitata che il colore intercetta nel piano di un flusso, il quale rappresenta il ritmo di una sostanza universale.
Ogni piano di colore slitta dal piano della superficie oppure vi rientra, si allontana o si avvicina, oscillando nell'onda indefinita della luce. Essa distingue quei piani non tanto quale vuoto e pieno, nettamente contrapposti, bensì come elementi di un processo di diversa saturazione o dissoluzione, di una materia spaziale che si condensa nelle dimensioni delle apparenze naturali o svaporo, con progressive precipitazioni, in una sostanza fluida fino a raggiungere l'omogeneità assoluta di una superficie monocroma."

Toni Toniato

[Estratto dal testo della monografiaEnnio Finzi, edita dalla galleria "Il Traghetto", Venezia 1969]

"...Così la recente pittura di Finzi, attraverso lo sviluppo degli ultimi dieci anni di ricerca, si sostanzia in una problematica della decostruzione lineare per espansione ottico-vibratoria.
Nel risultano reticoli, geometricamente determinati, in condizioni di elasticità virtuale del raccordo di concatenazione ortogonale o di semplici allineamenti perpendicolari a segmenti di retta, dove il colore si sottintende per ampiezza vibratoria proporzionale all'equidistanza o al grado di torsione del tracciato lineare.
Sono equazioni di propagazione luminosa, progressivamente saturanti, visualmente tensibili per intermittenza percettiva.
In questo ambito la struttura del campo ottico promosso da Finzi si decotomizza in segmenti epifanici dove l'energia può ripartirsi a intervalli cadenzati costituiti da un massimo centrale di illuminazione cromescente periferizzata da contorni gradatamente indefiniti, virtualmente interferenti per espansione visiva.
La transizione dell'oscurità verso la luce diventa la qualità temporale di un progredire matematico a posteriori dove la presenza di frange diffratte, nelle zone illuminate, si costituisce spettacolo del colore-atmosfera metabolica.
Per frammentare l'evento luminoso del colore Finzi si avvale di un sistema di decrescenze segmentali che condizionano, in termini meta formali, un siderale itinerario ottico, inedito della misura della propria tipicità.
Con Finzi la forma-luce può dunque diventare luce formata nel colore interlineato: cromolucisione degli intervalli translineari."

Carlo Belloli

[Estratto dal testo della monografia Ennio Finzi, edita dalla galleria "Il Traghetto", Venezia 1969]

"...Finzi, all'inizio degli anni ottanta, si sentì in diritto e in dovere di affrontare direzioni opposte: quelle del segno, della libertà intuitiva, quelle del gioco e della fantasia; senza, però, tralasciare il tentativo di allargare lo spazio, di aprirlo, lasciando che venisse in vaso e irradiato dal suo elemento fondante: il colore. L'universo cromatico verrò così apparendo sempre più dilatato, senza quasi confini, delimitato forse solo dai riferimenti fantastici di autentiche fioriture (non più emersioni) di colore, ora interpretato anche gestualmente."

Giovanni Granzotto

[Estratto da: Ennio Finzi I versi del colore, nel catalogo della personale presso la Galleria d'Arte Dante Vecchiato]

"...Il nero. Un colore scelto come condizione unica per tentare la pittura, per proporla in termini critici e insieme poetici.
Una decisione estrema, dopo aver sostato per anni nell'ampiezza e varietà del colore in ogni sua gamma di intensità e di luce, assunta con intelligenza appassionata e rigorosa, cui si unisce un temporaneo problematico, e fors'anche lunatico, incline a lasciare aperte le questioni di fondo con soluzioni provvisorie di una raggelata eleganza. Una pittura senza alternativa, tranne quella del bianco, ma una volta verificata con agostiniana devozione, tutto resterebbe com'è qui, in questi testi, problemi e soluzioni.
Invariato. Una parola potrebbe dirla Lucio Fontana con cognizione, che a questo bivio angoscioso s'è trovato, da solo, quarant'anni prima. Uomo diverso e culturalmente meno condizionato, ha deciso di non aggiungere nulla, tranne il segno improvviso e perentorio della propria presenza. Il nero è nero, ma dentro a quel nero che la mente si prefigura, l'occhio e tout le propos du corps scoprono un'infinità di varianti possibili, dall'opacità allo splendore, dall'immobilità al movimento, dal segno che partisce la superficie alla sua negazione, dalla presenza all'improvvisa di sparizione delle diverse qualità della texture, all'emergenza lenta dello spazio estenso, inerte, informe ed infinito.
Pittura con un solo colore non colore, sperimentata in ogni sua possibilità e disponibilità, per coglierne i segreti del sogno, del senso, del silenzio e del tempo, da fuori, attraverso i rituali di un gioco sottile della memoria."

Giuseppe Mazzariol

[Estratto da: Finzi, nel catalogo della personale presso la Galleria del Traghetto. Venezia, agosto-settembre 1986]

"...Ecco che allora, accettando la pittura di mettersi in gioco, di compromettersi con il volgere dei tempi, i diversi attributi iconici paiono acquisire la loro massima efficacia comunicati va: così gli immani orizzonti cartesianamente circolari o più naturalmente ovali ed ellittici che, con impercettibile imponenza, affiorano dalle opposte polarità del bianco e del nero - (veri e propri confini concettuali dell'universo del colore) - nella illimite virtualità del piano del quadro, sembrano alludere ad un profondo desiderio di ordine, ad un rinnovato e ritrovato Kòsmos a cui approdare al di là di ogni indifferenza, oggi così diffusa, mentre la stessa sobrietà e castigatezza delle stesure, unitamente alle austere e solenni modulazioni delle superfici pittoriche sembrano, quasi pudicamente, ma con grande fermezza, ribadire la tacita, ma energica e drammatica insorgenza di profondi impeti e moventi etici."

Dino Marangon

[Estratto da: Ennio Finzi: i versi del colore, nel catalogo della personale presso la Galleria del Cavallino, Venezia, 22 febbraio-28 marzo 1991]