Arthur Kostner

Criticism

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"...Se fino agli anni '90 il lavoro di Arthur Kostner è tutto ispirato a una sorta di estraneità gestuale, a un assemblaggio di elementi lignei che sembrano suggerire un frenetico ripensamento spaziale, ora prevale sempre più un procedimento concentrato sull'ordine interno delle forme. Dallo spalancamento dei segni, dunque (anzi dalla forzatura stessa delle frontiere dei materiali: legno, tele, colori, ecc.) a una loro ricomposizione in strutture molto secche, molto laconiche; da un atto di estroflessione ad uno di regressione all'essere, alle radici prime della lingua.
La fisionomia dell'ultima ricerca di Kostner infatti fa proprio prospettiva su figure elementari, geometriche (il tondo, l'ovale, il doppio riquadro, ecc.): ma è una geometria che non si risolve in se stessa, nei propri rapporti matematici, numerici, quanto invece nel suo offrirsi quale base, quale razionale contenzione di ogni intervento cromatico-emozionale. Ed è come se l'artista attivasse nel corpo dell'opera una dialettica degli opposti: disegnasse cioè una misura dello spazio, nella cui intimità poter promuovere movimenti, intensificazioni, sprofondi visivi.
Da un lato una sorta di costruzione mondrianesca: l'accostamento di tasselli cromatici che sono vere scommesse di povertà, partito preso per il denudamento, aridità calcolata; dall'altro la ricerca di velature (rothkiane?) irritate di sensibilità, quasi a non voler tradire (cancellare) le sottostanti venature del materiale impiegato.
Cosa questa che si fa metaforicamente evidente nelle recenti Forme verticali: specie di boxes dalla superficie liscia, nitida, ma che frontalmente si aprono ad un gioco di sagome ritagliate o addirittura a dei vuoti in cui l'occhio è costretto a inventarsi l'oltre (il sottostante!). Casi l'oggetto non è più un confronto con lo spazio, ma coscienza dello spazio, luogo di pura investigazione, schermo e matrice di segni linguistici. Può trattarsi indifferentemente di tele accostate, di legni scavati, di ferri dipinti: è sempre una collezione di relazioni inconcluse, un puzzle da ricomporre, un segreto da decifrare."

Luigi Meneghelli

[Dal catalogo Kostner, artFORUM Gallery, Merano, 1996]

"...Le superfici lignee sono lunghe oppure accorciate, ma si affiancano le une alle altre, colloquiando fra loro a ricercare un senso al proprio esistere come segno della trasformazione del tempo. Sono pezzi assemblati, accostati, a volte unici, che Arthur Kostner sembra accarezzare attraverso il gesto morbido del colore. Siamo di fronte a materie grezze che mantengono la naturale rugosità, le singole caratteristiche venature (sottolineate quasi a rappresentare un complesso intreccio vascolare) sulle quali il pigmento assorbito traccia la dimensione di presenze pulsanti. Piccoli tasselli o linee estese attraversano i supporti, tagliano lo spazio a scandire virtualmente un sopra e un sotto, un dentro e un fuori. Quella che Kostner ci propone è una inattesa soluzione "scultoreo-pittorica" (dalla definizione scultura-pittura" di Kristian Sotriffer) che coniuga le possibilità plastiche del colore e la capacità spaziale della pittura.
è la dimensione dello spazio ad accogliere l'aspetto propositivo della forma, che mantiene in sè la misura del tempo, attraverso la fisicità del legno antico e della modernità, grazie all'appoggiarsi dei pigmenti, del loro lieve penetrare l'elemento. Nascono brani spaziali che, articolando situazioni di pieni e di vuoti, costruiscono una nuova definizione dialettica e dinamica per l'ambiente. Il rapporto dialettico si specifica per la nuova definizione concettuale che ricopre l'oggetto, interpretato secondo una analisi ludica per similitudini e assonanze, capaci di caricare le superfici di intensi intrecci poetici saturi di sovrapposizioni, di accostamenti e di luoghi svuotati. Sono questi particolari frammenti, sottolineati da bagliori di luci cromatiche, a sollevare interazioni ricche di suggestioni emozionali.
Nelle tavole recenti sembra di notare un infittirsi di motivi vagamente decorativi, di piccoli tasselli dai differenti toni di colore che, messi vicini gli uni agli altri, creano una leggera trama di velature preziose, quasi a suggerire la compresenza di variabili spaziali dissimili su di una unica superficie. Se una volta questa era interrotta dall'improvviso inserimento di una figura geomefrica possente, ora l'elemento estraneo è sostituito da un insieme di forme che dolcemente approdano allo strato più esterno. Succede, a volte, che essi si lascino affondare inventando una dimensione onirica sottile e improbabile. Altre volte, invece, si proiettano nell'ambiente interrompendo la sospensione silenziosa e contemplativa con un grido incontrollato.
Arthur Kostner suggerisce presenze. Grandi e piccoli istanti, dove la frammentazione della realtà del presente sembra determinare il giocoso divenire e rappresentarsi delle forme, Intrecci di sagome e di colori che prorompono nello spazio accendendo dimensioni nuove. Immagini di se stesse, forze di una natura rappresentata nella materia ormai trasformata e ancora una volta docile al cambiamento introdotto dalle abili mani e dal pensiero che si confronta così il possibile e non necessario aspetto del l'esistenza. Le rappresentazioni si compongono davanti ai nostri occhi come mappe, geometrie della memoria segnate dalle sottili tracce, dalle venature spigolose che solcano le superfici rincorrendo l'equilibrio fra ordine e disordine.
Tesa alla dimensione del viaggio, la realtà oscilla in un movimento vibrante, che sottende la forza poetica del colore e della stessa materia, che intreccia segreti con le torme sfacciatamente inerti eppure palpitanti. Avviene la metamorfosi, destino evolutivo sempre in agguato nei percorsi più sinceri tra fantasie e narrazione: racconto della differenza di uno strumento di comunicazione, che abita un corpo che non è il suo. Il linguaggio, la parola del legno, si trasforma nel linguaggio della poesia, mentre il canto dell'elemento della natura diviene meta, punto di approdo di ogni linguaggio."

Giovanna Nicoletti

[Dal catalogo Arthur Kostner, Ed. Studio d'Arte Raffaelli, Trento, 1995]

"...Leggere il colore, leggere la forma: nelle opere di Kostner, entrambi rimandano ad una vicenda esistenziale in cui l'uomo, protagonista, vive il dramma della precari età, incapace di identificazioni definitive, di sicurezze inamovibili.
I gialli, i rossi, i blu, colorano i listelli di legno assemblati con la colla, fragili impalcature spaziali; toni decisi, accostamenti violenti mitigati a tratti dal casuale sovrapporsi di qualche pennellata a produrre una gradazione, contaminati da qualche ricercata sbavatura. Domina il gioco una precisa necessità espressiva, il complesso intersecarsi di due piani semantici fra loro complementari: la forma-colore, riproduce l'imprescindibile tendenza della materia a darsi un'organizzazione, a superare la frammentarietà del non-essere, guidata dal bisogno di imporsi e comunicare. Il supporto ligneo, casuale nella genesi, ma assolutamente funzionale rispetto al contenuto, rafforza il concetto; queste "figure maltrattate" (Sotriffer), questi volti drammaticamente essenziali, sono il prodotto di un iter creativo che dal frammento muto, attraverso uno sforzo di concentrazione, mira alla ricostruzione dell'individuo.
Il dramma nasce appunto dallo scontrarsi di questa aspirazione alla compattezza ed al figurativo, come di esseri che possano trarre la loro forza dal richiudersi in nuclei monolitici, impermeabili alla vicenda esterna di turbamenti e trasformazioni, con la costituzionale incompletezza e fragilità dell'essere. Ed ecco allora figure che si aprono loro malgrado nello spazio, povere esistenze crepate, sottoposte ad una tensione dinamica palpabile, dominate da un movimento che è disperata tensione all'identità, ricostruzione dell'essere, subito dopo che questo è stato negato:
è in scena la vicenda tragica dell'uomo, il dramma eterno di caduta e redenzione, il rigenerarsi di una materia limitata ma non doma, se pur costretta alla parzialità, in un universo di frammenti che si incontrano a formare aggregati transitori.
Nessun punto di riferimento, dunque, ma solo la coscienza disincantata di far parte del gioco, la forza sublime di chi esorcizza la paura di esistere aderendo appassionatamente al mistero del divenire."

Monica Molteni

[Dal catalogo Arthur]