Elisa Butturini

Criticism

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"...La Butturini sa benissimo che uomo e natura si pongono sempre in conflitto tra di loro su un piano di analoga drammaticità: i mutamenti sostanziali della scienza e della rappresentazione artistica del mondo (documentati dal cammino scientifico e dalla variabilità dei linguaggi) agiscono con la stessa intensità sulla mente e sul cuore dell'uomo. Lo stupore di Elisa dovrà accompagnare questo connubio aperto all'originalità dell'analisi e della sintesi, raggiungendo anche la semplicità -per esempio-di un "suo" cubismo che non irrigidisca mai del tutto 1'accorparsi delle facciate delle case o le "nature morte", ma anzi le ingentilisca e le liricizzi. Una pittura come la sua può anche assumere un significato parzialmente antinaturalistico tanta è la sua sensibilità coloristica e l'amore per l'espressività liberamente intesa, tenendo anche conto del valore che la pittrice conferisce al colore inteso come strumento di indagine emotiva e non solo di narrazione particolaristica: la sua tavolozza esprime i colori che ella "vuole" e non tanto quelli che appaiono sulle cose come radiazioni offerte alle strutture nervose della vista. I chiaroscuri possono diminuire d'importanza, così come le prospettive: fin da ora ne sono esempi positivi le belle tele "Castelrotto sull' imbrunire" e anche "Massiccio dello Sciliar" e anche "L'isola che non ce, in cui il racconto visivo unisce in modo armonico terra e cielo. In "Piccolo torrente" ogni elemento appare rigorosamente funzionale, compatto nel suo nucleo coloristico, senza compiacenze e forzature.

Questa è la migliore Butturini.
E allora abbiamo ragione di pensare che le prospettive non possano essere che lusinghiere: lei stessa mi dice di aspirare a ripensamenti sostanziali, ad approfondimenti di linguaggio e non a propositi di fuga o di staticità: ogni passiva e fiduciosa certezza nel manierismo della pittura non la lusinga - nonostante la positività del suo lavoro - al punto di smarrire l'inquietudine del dubbio o la fiducia nella pluralità delle soluzioni artistiche: nei "paesaggi del mondo" gli esseri umani non vi vivono sempre come spettatori gioiosi, ma anche come uomini partecipi di una Storia che ci coinvolge e ci delude, ci informa e ci rende partecipi e complici.

L'emozioni non si identificano solo con gli aspetti idilliaci dell'universo, ma anche con i contrasti, le contraddizioni, le avversità legate all' avventura umana: e ciò comporta che l'arte se ne faccia testimone, anche a costo di rendere meno gradevole e meno comprensibili le intuizioni artistiche. Di conseguenza gli artisti devono diffidare talvolta delle loro infatuazioni naturalistiche e anche dei facili consensi di un pubblico che per pigrizia intellettuale tarda sempre ad avvertire il valore dei mutamenti di linguaggio e le necessità storiche della contemporaneità.
Certamente la Butturini manterrà intatta la sua felice predisposizione alla colorazione intensa e feconda, e sempre meglio il colore si predisporrà non a farsi strumento di maestria descrittiva (di cui è già validamente capace) ma a farsi materia costitutiva dei contenuti stessi presenti sulla tela e a identificarsi con essi: cioè gli oggetti (una pianta, un fiore, un cielo) non nasceranno come elementi quasi predisposti ad essere successivamente colorati, ma nasceranno essi stessi come sintesi costituite e già fatte pittura. I colori, infatti, sono fenomeni di luce che si pongono continuamente in rapporto con le scelte e gli umori di chi li inventa: la nostra Butturini conosce già la sapienza della loro invenzione, della loro distribuzione e della variabile intensità e armonia. Già si è discostata dall'allettante verosimiglianza naturale e la tavolozza ha più attinenza con le sue libere emozioni che con la realtà visibile. La Natura, in se, è priva di fantasia e di pensiero: e l'artista - ed è il poeta - che la alimentano attraverso il dono dell'invenzione, un gesto che non è un atto di magia astratta ma soprattutto consapevolezza critica del nostro esistere in rapporto al mondo e agli esseri che lo abitano. E' proprio tale consapevolezza che può contaminare un paesaggio, renderlo desolante e amaro oppure avvincente e solare, ben sapendo che un colore che esulasse da tale funzione inventiva e personale non potrebbe che smarrirsi nella decorazione.
La Butturini riesce ad inventare "L'isola che non c'è" nonostante la decifrazione puntuale delle nuvole delle onde delle vele; al "Piccolo torrente" aggiunge le sue fronde e le cime delle montagne e il pallido sole; sa stendere superfici semiastratte con colori puri a chiazze intense e vibranti (che ricordano le ultime tele di Cantatore); riesce a chiudere il "Gruppo dei pini" in una assolata cornice che unisce cielo e terra: mi pare che i suoi risultati lirici siano degni di una seria considerazione critica."

Dino Carlesi

[Dal catalogo Elisa Butturini - Esteriorità e interiorità, Felice Editore, 1999]

"...la natura, gli alberi e i campi e i fiori, vengono lentamente sostituiti da immagini urbane, da coloratissime skyline metropolitane del contemporaneo, dai profili abbozzati di grattacieli che sembrano svettare nel cielo come alti fusti degli alberi di una fitta foresta. è sempre il colore, in ogni caso, a dominare la scena dell'opera, sono i gialli accecanti, i rossi travolgenti, gli improvvisi notturni blu a vivificare un'immagine che si corrode e si smangia nei contorni, preferendo la matericità alla leggerezza."

G. Trevisan

[Dal quotidiano "L'Arena" del 6 Aprile 2000]