ART First, secondo atto a Bologna


Novità e conferme alla maggiore Kermesse di mercato per l'Arte Contemporanea in Italia

Staff ARTantide.com

Ad un anno dalla decisiva svolta del 2006, che aveva visto molti cambiamenti, conferme ed esclusioni illustri (anche di partecipanti storici), la fiera di Bologna ribadisce con forza la posizione di appuntamento leader del settore, confermando un ottimo livello di qualità anche se ci possono essere ancora ampi margini di crescita, soprattutto riguardo alle proposte di opere ed artisti internazionali.
La visita alla fiera di Bologna, Art First 2007, ormai da tempo non è più possibile farla in un solo giorno. I quattro padiglioni principali ospitano tante gallerie con una varietà di proposte che richiedono tempo per poter essere visitate, se si vuole evitare una carrellata superficiale e frettolosa.
Non c'è dubbio che la fiera brilli per qualità e per organizzazione, in paragone alle altre fiere italiane che negli ultimi anni sono cresciute di numero e di livello; cede ancora terreno, invece, nei confronti delle principali fiere internazionali, ma di questo parleremo più avanti.
La svolta impressa nel 2006 alla kermesse ha dato buoni frutti e la strada impostata è quella giusta, pertanto c'è da aspettarsi che la fiera potrà migliorare di anno in anno.
Nonostante gli sforzi continui per presentare gli artisti internazionali, la fiera resta il principale punto di riferimento per l'arte italiana e diventa la cartina tornasole per capire le tendenze del mercato e soprattutto quali artisti e movimenti hanno maggiore probabilità di crescere a breve e lungo termine.
Quasi scontato osservare la conferma dell'Arte Povera, movimento italiano presentato anche da molte gallerie straniere; l'elenco degli artisti che in qualche modo afferiscono al movimento si allarga sempre di più, con la caratteristica fatta salva che si tratta sempre di artisti italiani. Molto rappresentati ad Arte Fiera erano Kounellis, Penone e Zorio, anche Calzolari, Paolini e Pistoletto sono stati proposti da diverse gallerie, un po' meno Mario Merz, probabilmente per la rarità e le dimensioni ingombranti dei suoi lavori, mentre assenti erano le opere di Fabro. Poi, non proprio a sorpresa, grande presenza di Domenico Bianchi, considerato ai margini del movimento, e di Piero Pizzi Cannella e Nunzio.
Inutile ribadire la vasta presenza di opere e artisti della Transavanguardia, anche se il movimento sembra avere perso lo slancio degli anni scorsi
Infine una menzione speciale merita il movimento Forma 1 ormai consolidato storicamente e proposto a prezzi quasi impronunciabili (comprare oggi Accardi, Perilli e Turcato è un'impresa per pochi).
Interessante invece osservare la presenza delle opere di Fabrizio Plessi, autore originale ed in continua crescita (con quotazioni già da capogiro), proposto da gallerie italiane, austriache e tedesche, a testimonianza dell'affermazione internazionale che sta ottenendo l'artista. Una delle novità che ci ha colpito, invece, è stato l'affermarsi di un gruppo di artisti rimasti ai margini per anni. Ci riferiamo alla generazione degli anni '70, agli artisti di Pittura Pittura o Art Minimal con opere di Giorgio Griffa, Claudio Olivieri, Paolo Cotani, Marco Gastini, Carmengloria Morales e Claudio Verna. I mercati televisivi si stanno già adeguando, inserendo anche questi artisti fra le loro proposte.
Ovviamente i mostri sacri erano adeguatamente rappresentati: Fontana, Burri, Manzoni, Boetti, Vedova, Capogrossi, Rotella, Dorazio, ecc...
Un'analisi separata merita il settore internazionale che quest'anno ha avuto una serie di conferme di rilievo, con la presenza di opere di artisti importanti come Keith Haring, Tom Wesselmann e Jean-Michel Basquiat, che sono ormai importantissimi e con loro Penck, Hartung e Vasarely. Le loro quotazioni, già alte, sono destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni.
Mentre, a nostro avviso, il settore delle nuove proposte si è mostrato un po' deludente, da quello che si è visto gli artisti stranieri non hanno davvero nulla da insegnare ai nostri giovani talenti, se non a gestire bene le proprie Public Relations.
Quello che ci preme indicare sono i nomi dei principali artisti stranieri presenti anche a Bologna, dopo averli visti ormai consacrati alla fiera di Basilea e sui quali suggeriamo ai collezionisti di orientare la propria attenzione: Tony Oursler, Thomas Struth, Thomas Ruff, Candida Hofer, Nobuyoshi Araki, Anish Kapoor, Tony Cragg, Nan Goldin, Urs Luthi, Vik Muniz, Tom Sachs, Andres Serrano e Sandy Skoglund solo per citare i nostri preferiti nel campo della fotografia e delle sculture/installazioni, generi molto diffusi all'estero e che si stanno affermando sempre di più anche in Italia. La pecca da sottolineare della Fiera di Bologna è stata proprio la scarsa capacità di attrarre gallerie che possano proporre in Italia gli artisti internazionali di maggior tendenza, per contribuire anche ad un ruolo educativo nei confronti del collezionismo italiano, rimasto ancora relativamente provinciale, nonostante il livello culturale ed economico messo in gioco: non c'erano opere di Frank Stella, Maurizio Cattelan, Gerard Richter, Damien Hirst, ecc... solo per citarne alcuni.
La speranza è che ogni anno si faccia un piccolo passo avanti, nel segno del miglioramento continuo.

Staff ARTantide.com