Focus sul Gruppo Cobra: Il COBRA non è un serpente....


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Michela Danzi e Sandro Orlandi / Febbraio 04 2016

“...lavora nel tuo disordine...” Christian Dotremont

Karel Appel, 1961
Karel Appel, 1961

 

Nel Novembre 1948, a Parigi, Christian Dotremont stilò un manifesto con il quale venivano delineati gli orientamenti e i concetti estetici di un nuovo gruppo costituito da artisti provenienti dall'Europa del Nord che si proponevano come avanguardia alternativa all'astrattismo geometrico da una parte e al realismo sociale dall'altra.
Questo gruppo si chiamò Cobra, acronimo derivante dall'accostamento delle iniziali delle città  protagoniste: COpenaghen, BRuxelles e Amsterdam. 
Da un punto di vista metaforico, pensando a Cobra, proprio come ad un serpente, si può individuare nella Danimarca la testa dell'animale, considerando il fatto che qui il clima culturale era molto brulicante, si erano già costituiti altri gruppi come “Liniens” (linea) e “Helhesten” (Cavallo dell’inferno) che irrompevano in modo rivoluzionario sulla scena artistica. Oltretutto durante l'occupazione nazista i danesi hanno saputo mantenere una coesione e si sono ribellati al regime in modo non violento riuscendo a conservare gli spazi per la libera espressione artistica repressa invece in altri paesi, dove un certo tipo di pittura era considerata sterile degenerazione e per questo bandita.
Il gruppo raggiunse circa 50 membri in tre anni e si sciolse nel 1951 dopo l'ultima esposizione a Liegi: i diversi gruppi formatisi al suo interno vennero inglobati poi in altri movimenti confluendo  perlopiù nell'Internazionale Situazionista, radicato in forme sociali anarchiche.
L'idea dell'arte Cobra è il rifiuto del dogmatismo e dei panegirici teorici alimentati in quel periodo dal surrealismo pregno di dietrologie filosofiche, preferendo invece un'arte naturale, spesso materica, concretamente forte, passionale, uno spazio in cui l'artista può dare completa libertà al potere gestuale del segno.
L' “automatismo psichico” del surrealismo di Breton, nel gruppo Cobra lascia spazio alla sorpresa di una creazione libera, spontanea e spesso violenta, densa di colori e di slancio artistico sfrenato ma cosciente.
Alla teoria si preferisce la pratica, allo studio dell'inconscio il puro edonismo del processo creativo.
Le tendenze personali degli artisti del gruppo Cobra sono piuttosto indipendenti ma le tematiche  rimangono solitamente legate alle tradizioni figurative: la donna, il sole, i paesaggi, il bestiario mitologico, ecc... E' arte tematica ma non narrativa.
Gli esponenti Cobra non nascondono nelle opere la loro origine nordica evidenziando spesso un legame molto forte con la tradizione favolistica nordeuropea. Nelle loro tele compaiono spesso figure deformate, demoni o folletti, casette isolate o animali fiabeschi. Non sono disposti a rinunciare alla tradizione popolare e artigianale e la riconsiderano prediligendo una percezione sentimentale ad un significato simbolico della narrazione. 
La loro arte ricorda segni primitivi, talvolta infantili, che sono carichi di pathos e di spontaneità.
Il nome Cobra risulta particolarmente calzante anche in un'ottica simbolica: il significato del serpente richiama il senso della libido e della vivacità ma evoca anche l'idea di un attaccamento alla terra (essendo animale strisciante), e quindi alle origini e ai tradizionalismi più sentimentali. Si riconosce oltretutto anche un significato di forza e pericolo (il cobra è velenoso) che rimanda alle immagini deformate e demoniache descritte attraverso colori violenti.Guillaume Corneille, Memoire de Cuba
Guillaume Corneille, Memoire de Cuba

 

Testa, corpo e coda del Gruppo Cobra

 

Asger Jorn è l'esponente più rappresentativo per il Cobra di derivazione danese: prevale in lui l'idea di una pittura polivalente, infatti il suo lavoro spazia dalla pittura alla scultura all'archeologia e le opere realizzate variano dai collage, alle tele, alle terrecotte, alle incisioni.
L'affermazione che più lo rappresenta è la seguente: “vi sono più cose nella materia d' un quadro che nell'universo della teoria estetica". Nei suoi lavori prevale quindi un'esclusione delle ricerche razionali per dare libero sfogo ad uno spazio del tutto umano e sentimentale. La sua idea, in parte romantica, di un'arte in cui viene impressa l'emozione di un momento specifico è ciò che chiamiamo  “ispirazione”. La sua è un'arte sperimentale, che in ogni manifestazione trova la sua originalità con l'aiuto del colore, delle tinte forti e delle pennellate rapide che citano temi e figure riconoscibili ma trasformate in un vortice di ispirazione, colori e voluttà. Per esempio ne “Il diritto dell'aquila” del 1950 si riconoscono occhi rapaci, piume nere, la velocità ma è tutto in trasformazione senza nessun canone tecnico.
Nel Belgio Christian Dotremont e Corneille approdarono a risultati simili: il primo è uno degli artisti più rappresentativi, poeta e scrittore, negli anni Cobra presenta una pittura coloristica accesa e successivamente, a partire dagli anni '60,  rielabora in senso autonomo la pennellata, allungandola e disponendola in arabeschi spontanei, facendola diventare una sorta di grafia orientale senza significato che si spande in nero sullo sfondo bianco (lavori che saranno poi chiamati logogrammi), il secondo, Guillaume Cornelis detto Corneille, lega la cultura belga con la tradizione Olandese. Nato in Belgio da genitori Olandesi, completa la sua formazione artistica in scultura e pittura ad Amsterdam decidendo poi di viaggiare in Africa, nelle Americhe, alle Antille creando paesaggi astratti e colorati, quasi delle tracce delle sue peregrinazioni. La sua partecipazione al Gruppo Cobra rappresenta la componente più simbolica e meno gestuale-espressionista: nei suoi dipinti la figurazione è ben riconoscibile, compaiono spesso uccelli e altri animali mitologici creando un linguaggio segnico primitivo e allusivo.
Nell'ambito Olandese il protagonista teorico è Constant Nieuwenhuys mentre in campo pittorico è senza dubbio Karel Appel. Constant è l'inventore di New Babylon, un modello di città in divenire, pensato per una popolazione in continuo mutamento e spostamento. Il nomadismo e la disponibilità al cambiamento sono le radici di una concezione di spazio senza legami con i vecchi modelli sociali   proprio come viene intesa la pittura dal gruppo Cobra: uno spazio libero dagli schemi psicologici e accademici continuamente proteso verso l'ispirazione del momento.
Karel Appel sviluppa un tipo di pittura talmente istintiva da impastare il colore direttamente sulla tela, senza nessun canone compositivo. Dalla sua ricerca ne derivano figure tra il drammatico e il beffardo, forme grottesche vagamente antropomorfe, animali mostruosi che riflettono le paure infantili delle fiabe. Il colore diventa ritmo e la materia energia pura intrecciando tra loro gli universi vegetali, animali e umani.
Altri protagonisti sono Noiret Joseph, Alechinsky Pierre, Pol Bury, Ejler Bille, Jean Michel Atlan, Robert Jacobsen, Karl Otto Götz, Mortensen, Carl Henning Pedersen, Kay Nielsen, Henry Heerup e Joergensen, Bengt Lindstrom. 
Questi sono solo alcuni dei circa cinquanta artisti che hanno aderito alle idee selvagge del Cobra e che hanno fatto di Parigi la loro culla della conoscenza e della sperimentazione, il centro dello scambio artistico più vivace.

Non ho mai cercato di eseguire un dipinto, piuttosto e' un grido, un qualcosa di nudo, e' come un bimbo, e' una tigre dietro le sbarre. Io sono un chirurgo dello spazio e un pittore degli spazi umani. (1956) Karel Appel

 

 

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Michela Danzi e Sandro Orlandi / Febbraio 04 2016