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Focus sull'Azionismo Viennese: Arte o follia?


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Michela Danzi - Gennaio 30 - 2017

Il rosso è il colore che la gente percepisce meglio perchè è nello stesso momento il colore della vita e della morte, Hermann Nitsch

Hermann Nitsch, performance, 2010
Hermann Nitsch, performance, 2010

Vienna è la culla di artisti come Shiele, Klimt e Kokoschka dal temperamento forte e fragile allo stesso tempo, personalità angosciate da diverse turbe psichiche.
Vienna è l'ambiente dove nascono le teorie della psicanalisi teorizzata da Freud e da Jung: in questo clima si respiravano nuove concezioni, si avvertivano nuovi stimoli dettati dall'analisi delle ossessioni sessuali, dalle discussioni nell'ambiente culturale relative alle perversioni più forti e il confronto sulle metodologie terapeutiche. Dopo quasi cinquant'anni dall'inizio delle sperimentazioni psichiatriche, si sviluppa nella Prima Metà degli anni '60 l' “azionismo viennese”, una reazione alla chiusura mentale del dopoguerra certamente artistica ma anche sociale, antropologica e psicologica riflesso della presenza ancora forte in austria delle innovazioni freudiano.
Il gruppo si presenta da subito con un atteggiamento dissacrante, sado-masochista facendo del corpo il mezzo espressivo per eccellenza per una esternazione di malattie esistenziali. L'arte diventa la conseguenza di un gesto fisico e si assiste ad una netta inversione di percezione rispetto al passato: se prima il percorso creativo e  fruitivo dell'opera consisteva in un moto che procedeva dalla mente al corpo ora risulta il contrario, è il corpo che comunica alla mente e non viceversa. L'opera si trasforma anche in performance create da persone disposte a tutto, che si fanno cospargere il corpo di sangue, che interagiscono con le budella di animali squarciati, che subiscono azioni violente e sfacciate. Hermann Nitsch, uno degli esponenti più conosciuti di questa corrente artistica, ha fondato nel 1962 il “Teatro delle orge e dei misteri”, ossia la concezione di ambienti dove organizzare riti a sfondo dionisiaco, irriverenti ed esagerati. Le performance di Nitsch e degli altri componenti potevano durare anche giorni interi coinvolgendo moltissime persone che si prestavano alla violenza e allo svisceramento incauto di qualsiasi tabù. Gunther Brus arriva al limite del suicidio martoriando il proprio corpo. 
Gli artisti dell'azionismo viennese motivano la scelta concettuale di adottare procedimenti creativi così tragici con uno scopo terapeutico; il rituale acquista per loro una valenza catartica curativa.
Aristotele, parlando della tragedia, aveva spiegato che l'uomo comune, spettatore della scena, poteva raggiungere uno stato d'animo sereno grazie all'immedesimazione con la situazione mortale dei protagonisti: solo tramite questo processo, ci si poteva purificare, liberandosi dalle sofferenze perchè rivissute insieme al personaggio sul palco. Lo stesso procedimento psicoterapeutico è sostenuto e diffuso da Freud, il quale utilizza la catarsi come teoria, cercando di portare la psiche del paziente a rivivere gli stessi dolori che hanno causato la sua patologia perchè solo in questo modo poteva guarire da essa. Ecco perchè Nitsh sostiene che in ogni uomo è insita una potenza assassina che va liberata per purificarsi.
Le nuove teorie artistiche del gruppo non furono ovviamente accolte di buon grado dalle autorità e spesso gli artisti hanno avuto a che fare con la legge: Otto Mühul che utilizzava nelle opere sangue, liquidi corporali e pietanze di vario genere venne espulso dall'Austria.
Viene naturale una riflessione sul confine tra arte e psicosi, tra opera e reato, su quale sia il confine consentito e sull'incidenza delle teorie sulla psicanalisi nel mondo artistico. Ci domandiamo: sarebbe mai esistita questo tipo di arte senza Freud? A voi le conclusioni.


Michela Danzi - Gennaio 30 - 2017