Focus sul Gruppo degli Otto: L'italia degli Otto


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Marthe Happi - Marzo 01 - 2017

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Socrate

Giulio Turcato, Reticolo-Fabbrica, 1952
Giulio Turcato, Reticolo-Fabbrica, 1952

Il gruppo acquisì importanza e significato nell'ambito dell'arte contemporanea italiana, più per i singoli aderenti che per le idee espresse.
Prese forma dal disgregarsi del Fronte Nuovo delle Arti, un movimento attivo dal 1946 al 1948 in particolare a Venezia, Milano e Roma che si proponeva come soluzione stilistica un connubio tra realismo e astrattismo attraverso un'espressione formale vicina alle idee postcubiste. Dopo la scissione del fronte, si costituirono due filoni artistici diversi, l'uno figurativo e l'altro non figurativo e da quest'ultimo prese vita il gruppo degli Otto: otto artisti, italiani, presentati e sostenuti dal critico Lionello Venturi.
Non è possibile individuare tra loro una sicura omogeneità stilistica e lo stesso Venturi afferma: “ non sono astratti puritani, ma seguono i loro bisogni; l'astrazione non rifiuta il rapporto con la natura”.
La frase di Venturi spiega quindi come questi otto artisti non possano definirsi degli astratti accademici che fanno del rifiuto dell'oggetto e del reale il loro stendardo in quanto nella loro pittura è riconoscibile un'impronta ancora impressionista, un'attrazione, più o meno forte per i singoli individui, per la natura tradotta sulla tela in forma poetica.
Gli artisti di questa cerchia sono: Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato ed Emilio Vedova.
Chi conosce la produzione di questi artisti sa che è difficile trovare delle omogeneità a livello di contenuti e di stili perchè questi artisti sono tutte personalità molto forti e caratterizzate, che hanno sviluppato dei percorsi autonomi molto diversi. Il denominatore comune è il rifiuto del filone artistico prettamente figurativo ma anche l'allontanamento dall'astratto classico: ecco perchè Lionello Venturi conia il termine di “Astrattismo-concreto”.
Nello stesso anno dalla presentazione di Venturi del gruppo degli Otto, Enrico Baj e Sergio Dangelo firmavano il Manifesto della pittura nucleare, un altro tentativo di eclissarsi dall'antagonismo tra figurativo e astratto e cercare una nuova espressione attraverso una terza soluzione alternativa. 
Mentre a Milano in questi anni nasceva la rivista “realismo” punto di riferimento per il filone artistico figurativo, le sperimentazioni in altre direzioni portavano alla crescita dello Spazialismo, tentativo sicuramente meglio riuscito. Contemporaneamente Michel Tapié pubblica a Parigi Un Art Autre, il primo fondamentale inquadramento critico dell'Informale ed è sempre nel 1952 che Il critico americano Rosenberg pubblica  "Art News" in cui conia il termine di "Action Painting" (pittura d'azione) per designare la pittura degli artisti espressionisti astratti.
Il Gruppo degli Otto è inserito in questo contesto di ricerca ma non ha saputo trovare un legante e una vera alternativa di pensiero capace di rendere riconoscibile l'arte del gruppo piuttosto che del singolo.
La biennale di Venezia del 1954 ne segna la definitiva scissione dopo le diverse fratture e polemiche interne; la scissione fu inoltre favorita dall'avvento della poetica informale già annunciata con l'introduzione nelle loro opere di elementi materici e di modi gestuali. 

 

Gruppo degli otto: protagonisti

 

Mattia Moreni, Strutture, 1952
Mattia Moreni, Strutture, 1952
Il Gruppo degli Otto ha riunito personalità molto diverse tra loro accomunate dalla volontà di trovare una soluzione alternativa al figurativo e all'astratto accademico. Gli aderenti hanno così  costruito una ricerca artistica autonoma sviluppando ciascuno una personale tematica. 
Afro Basaldella definisce gli spazi con il colore e interagisce in continuazione con il segno che interviene spesso in maniera prepotente. Il suo astrattismo è influenzato dalla pittura dell'action painting e di Gorky in particolare, artista conosciuto durante un viaggio negli Stati Uniti: la potenza del gesto viene ripresa da Afro che la allarga in una dialettica poetica.
Renato Birolli mantiene più saldo il rapporto con la figura ma l'artista trasforma il disegno in semplice citazione dell'oggetto: nell'insieme di un assoluto edonismo del colore si intravede un tema e un rimando alla rappresentazione naturale, solo evocato. Antonio Corpora rende più vivace e rapido il segno, interpreta i colori attraverso un processo energico e vibrante che talvolta arriva alla rappresentazione della leggera serenità e talvolta, con l'utilizzo del nero e di segni più marcati, rimanda ad una sensazione più intensa, quasi violenta . L'artista stesso dichiara “io vorrei essere la luce”, a sottolineare la sua naturale tendenza a seguire le vibrazioni luminose per dare energia e significato al dipinto a discapito della figura riconoscibile.
Diversa è l'elaborazione artistica di Mattia Moreni, che si fa teatrante ricercando sempre lo stupore infantile in ogni segno attraverso un candore innocente che poi lo porterà negli anni maturi verso la figurazione grottesca che lo ha reso celebre, con la rappresentazione di visi dai caratteri infantili, mostruosi e improbabili. Ciò che caratterizza invece Ennio Morlotti è una pittura più stabile, meno fluttuante, che si fa più cupa attraverso la predilezione per i colori freddi. Certo la natura è presente in modo costante, il richiamo al paesaggio, a luoghi particolari, ameni e floreali è tema ricorrente per la pittura del Gruppo degli Otto degli anni Cinquanta ma il gesto e il linguaggio astratto utilizzato permettono di rendere più individuale e più sentimentale il risultato.
Santomaso riflette tutto il suo essere veneziano affermando: “Il mio è un tipo di reale che naturalmente viene vissuto dentro una cultura, la cultura veneziana che ha scoperto l'importanza di distruggere le forme per ricostruirle con il colore”, il reale è l'oggetto ma il colore diventa la vera forma per manifestarsi. Nelle sue opere si intravede spesso un rimando ai mosaici colorati veneziani, ai giochi di luce tipici della pittura di una città che sorge sull'acqua.
Le opere di Giulio Turcato rimandano all'idea di un viaggio immaginario in un'astrazione che rende pittura il fluttuare dei pensieri capace di rendere arte tutto l'universo. L'astratto viene sfruttato dall'artista per poter riflettere una visione del fare artistico totalizzante ed universale. La sua ricerca ha subito cambiamenti notevoli a partire dai “reticoli”, quadri astratti dalle campiture decise che si amalgamano in fasci di nervi, fino alle opere più delicate e musicali dell'ultimo periodo.
Per quanto riguarda Emilio Vedova invece, dopo una fase in cui prevalgono le forme geometriche,  si assiste ad un superamento dell'astratto a favore di una pittura informale, appassionatamente gestuale: la potenza del gesto viene scaricata sulla tela creando sentimenti, impressioni dirette e forti.
Il gruppo degli Otto, in definitiva, è l'anello di congiunzione tra le ricerche astratte e le nuove traduzioni informali, comprendendo la pittura di carattere geometrico con sfondo naturalistico e la trasformazione di questa in puro gesto e limpida emozione.

 

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Socrate 


Marthe Happi - Marzo 01 - 2017