Arte Iraniana a Milano: Shirin Neshat


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla, Gibran Khalil
Rubrica per "Art Weekly Report" 21 marzo 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena
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La sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale di Milano ha ospitato dal 29 Gennaio al 28 Febbraio un'installazione video che ha impegnato Shirin Neshat dal 2004 al 2008. Gli schermi, strutturati in tre filoni alternano le visioni dei film ideati dall'artista: cinque video-opere rappresentative della condizione della donna in Iran negli anni Cinquanta. Il titolo di questo suo lavoro è Women without Men (donne senza uomini) totalmente concentrato sulla visione femminile del contesto storico e sociale iraniano.
Nella sala si raccontano le storie di cinque donne attraverso una regia misteriosa, dove le parole sono quasi assenti e prevalgono su tutto le espressioni, i rumori, i particolari e i pensieri.
Mahdokht è una donna che ha paura della sua sessualità ossessionata da un forte contrasto intimo: il terrore di perdere la sua verginità e il desiderio di essere madre. Decide così di abbandonare la sua vita umana per radicarsi a terra come un albero risolvendo in questo folle modo il suo dilemma. Zarin è una giovane donna che soffre di anoressia, lavora come prostituta e compie gesti autolesionistici. Si accorge di non riuscire più a vedere il volto dell'uomo del bordello e scappa verso l'ignoto. Munis è invece una donna che avverte fortissima l'esigenza di partecipare alla lotta politica e sociale per la conquista dell'indipendenza dal controllo inglese: assiste all'omicidio di un manifestante e decide di suicidarsi scoprendo magicamente che dopo la morte le è possibile parlare con il giovane ucciso e trova la forza per unirsi a lui nella battaglia.
Faezeh sogna solo di sposarsi ma un brutale stupro manda in frantumi tutti i suoi sogni. In Iran infatti una donna che subisce violenza è macchiata per sempre di vergogna e perde per sempre il diritto di essere felice e la costringe a dover affrontare i demoni che la tormentano.
Farokh a differenza delle altre donne appartiene ad una classe sociale influente ed ambisce ad una carriera di artista e vive un contrasto tra la serenità di un luogo intimo riservato alle donne iraniane e la contaminazione del mondo esterno necessaria per farsi conoscere.
Queste cinque donne sono accomunate da un luogo, un giardino che compare in tutte le storie come un rifugio dalla difficile realtà femminile.
I video sono tratti da un romanzo, vietato in patria nel 1989, della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur e Shrin Neshat ne mantiene il realismo magico presente nella narrazione ma concentra la sua regia anche sull'ossessione, la follia e il tormento della donna iraniana degli anni '50.
La paura, il disorientamento e la lotta contro una società che impone regole severe sui comportamenti sociali sono le emozioni che accomunano le cinque donne.
La spiritualità della riflessione conseguente alla visione di queste video-opere è accentuata dal modus operandi dell'artista, che predilige movimenti lenti, luci cupe, primi piani eloquenti e un silenzio molto pesante interrotto raramente da poche parole e dai suoni di una natura inconsapevole del loro dramma.
Certo, la comprensione di video creati con questo tipo di tecnica è molto difficile se non impossibile: i continui flashback, il sovrapposi disordinato dei piani temporali le immagini ricorrenti senza alcuna narrazione lasciano molta perplessità: senza il pieghevole illustrativo che riporta le vicende delle donne protagoniste, non si sarebbe capita né la trama né lo scopo di un simile lavoro che richiede molta concentrazione e interpretazione. In ogni caso vale la pena di fare uno sforzo in più.

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