Forse un'occasione perduta! Mostra di Arcimboldo a Milano


CAFFéLARTE

Staff di ARTantide.com

In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso, Aristotele

Rubrica per "Art Weekly Report" 28 marzo 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

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Fino al 22 Maggio è allestita presso Palazzo Reale di Milano la mostra dal titolo “Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio”. Curata da Sylvia Ferino, Direttrice della Pinacoteca del Kunshistorisches Museum di Vienna, che ha prestato il nucleo più corposo di opere, in collaborazione con un prestigioso comitato scientifico, la mostra è divisa in nove sezioni e si propone come obiettivo fondamentale quello di presentare Arcimboldo come un artista formatosi e ispiratosi nella città milanese screditando in questo modo le teorie secondo cui il percorso artistico di questo pittore fosse da individuarsi fuori dall'Italia, presso la corte asburgica.
L'imponente statua posta nella piazzetta Reale che introduce al Palazzo, realizzata da Philip Haas che si ispira senza troppo celarsi all'“Inverno” di Arcimboldo, crea in noi molte aspettative.
Le prime sale sono dedicate al contesto italiano e milanese del '500 e sottolineano l'influenza leonardesca sul modo di disegnare le figure.
Vengono esposte poi alcune vetrate colorate che Arcimboldo ha realizzato per il Duomo di Milano e successivamente opere che riflettono l'importanza del libro illustrato con immagini scientifiche di animali e piante. Ben rappresentate anche le arti suntuarie con cammei, oggetti di oreficeria, tessuti ed armi.
Dopo aver preso coscienza delle rappresentazioni naturalistiche dei diversi artisti che lavoravano in quel periodo nelle officine artistiche milanesi (Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Antonio De Predis, Cesare da Sesto, Francesco Melzi, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovanni Ambrogio Figino) ci viene mostrato il lavoro che ha reso noto Arcimboldo: le “Teste Composte” (stagioni e elementi) opere realizzate a Monaco, Madrid e Parigi e qui messe a confronto affiancate l'una all'altra. Segue la sezione dedicata alla pittura ridicola, dove si notano opere di carattere grottesco, soltanto due attribuite ad Arcimboldo, e, dopo aver attraversato la sala che documenta il ritorno del pittore a Milano, introdotta da un autoritratto su carta ma dedicata per lo più a libri e poesie di autori vari, si arriva finalmente davanti alle teste reversibili e alle nature morte di Arcimboldo. Opere davvero spettacolari, ricche di letture diverse, di simboli e di sottile ironia, descritte con uno stile impeccabile e fantasioso allo stesso tempo. I commenti dei visitatori sono di assoluto stupore per la meraviglia delle opere e di ammirazione per la bravura dell'artista. “Priapo” è esposto con uno specchio sottostante per permettere la doppia lettura dell'opera e le “stagioni” incantano ogni sguardo che si posa su di esse.
Una musica solenne, diffusa lungo tutto il percorso della visita, cala il visitatore nell'atmosfera delle corti cinquecentesche, accompagnandolo piacevolmente da una sala all'altra.
L'idea più originale è quella di un video, proiettato alla fine del percorso, che rapporta il lavoro di Arcimboldo all'arte contemporanea: Breton individua in lui il caposcuola del Surrealismo, Man Ray ripropone una rivisitazione dell'opera “Inverno”, l'Euclide di Ernst e il Babbuino di Picasso ricordano le teste composte e un accenno viene fatto anche all'influenza di Arcimboldo sui cartoni animati di oggi. Peccato che questo confronto con l'arte contemporanea non sia stato sviluppato meglio, sarebbe stata veramente un'occasione unica e imperdibile di mettere a confronto il passato e il presente in un modo più stimolante.
Alla fine del percorso rimane una certa perplessità: le opere di Arcimboldo sono un numero molto contenuto rispetto al percorso museale e molte di queste  per di più sono solo attribuite al pittore e risulta un po' sforzato il tentativo di presentare Arcimboldo come pittore milanese, quando le opere inserite sono in maggior parte appartenenti alle collezioni asburgiche. E' una mostra ben allestita ma dedicata alla cultura artistica milanese del Cinquecento più che ad Arcimboldo.
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