Se il milanese prende il sopravvento...MIART 2016


CAFFèLARTE

Marthe Happi - Aprile 03 - 2016

Milan può far, Milan può dir, ma non può far dell'acqua vin
imgDall'8 all'10 Aprile è stata presentata Miart con una nuova filosofia: una selezione di 100 Gallerie riunite in un unico Padiglione. Una nuova strategia che mirava a proporre Milano come centro culturale delle Gallerie più selezionate per dare una visione generale e meno dispersiva, rivolta a diventare punto di riferimento per il mercato più qualitativo.
Passeggiando all'interno di questo unico Padiglione ci siamo fatti un'opinione un po' diversa.
Riteniamo interessanti alcune proposte particolari di alcune Gallerie come per esempio la Galleria Marie-Laure Fleisch che ha allestito lo stand esclusivamente con opere di autrici femminili o la scelta di rapire l'osservatore con le grandi installazioni delle opere di Xhixha adottata dall' Accademia Spirale di Milano, la stessa che ha messo in mostra un'opera di Pistoletto creata per i 150 anni dell'unità d'Italia, di imponenti dimensioni e chiare allusioni cromatiche.
Piacevole da un punto di vista estetico anche lo stand di Artesilva di Seregno, i cui protagonisti erano le opere cinetiche in bianco e in nero. La Galleria d'Arte Contini di Brescia invece ha puntato sull'effetto storico e maestoso delle sculture di Igor Mittoraj, ma lo stand che ci ha particolarmente colpiti e affascinati è sicuramente quello dello Studio Marconi di Milano il quale ha proposto, in una maniera originale ma storicamente fedele, la ricostruzione dello studio di Baj e di Lucio del Pezzo, collocando tavoli e materiali originali.
Più in generale, abbiamo notato la presenza più diffusa rispetto al passato di disegni e opere su carta, l'arte del Gruppo Cobra ci è apparsa meglio rappresentata rispetto alle precedenti edizioni con opere anche di dimensioni rilevanti di Appel e Corneille. 
Per quanto riguarda le opere storiche, alcune Gallerie hanno proposto opere importanti di artisti rappresentativi delle principali correnti artistiche come Fontana, Burri, Pomodoro, Pistoletto o Merz. Ma nel complesso il settore che riteniamo più interessante era quello riservato alle gallerie di nuova generazione che presentavano artisti giovani e le loro sperimentazioni.
Abbiamo chiacchierato con alcuni galleristi e collezionisti presenti al MIART deducendone alcune riflessioni sulla scelta coraggiosa da un lato e rischiosa dall'altro di questa nuova concezione espositiva. Innanzitutto la prima osservazione riguarda l'omogeneità delle gallerie presenti. Esclusa qualche partecipazione di carattere internazionale abbiamo contato 57 gallerie milanesi e una decina provenienti dalle vicinanze di Milano. Certo, la tendenza dimostra che sempre più Gallerie possiedono sedi diverse in Paesi differenti ma siamo convinti che non sia di grande stimolo per i collezionisti soprattutto per quelli milanesi, vedere un'offerta così vasta prevenire esclusivamente dalla propria città, nella quale si potrebbero muovere in altre occasioni. 
La fisionomia della Fiera risulta nel complesso confusa, non si nota più una distinzione tra artisti storici già affermati e nuove proposte, il tutto è riunito in un unico spazio, contribuendo ad un maggior disorientamento culturale.
Alcuni collezionisti ci hanno poi riferito di aver riconosciuto quadri esposti dalle stesse gallerie negli anni precedenti, palesando una certa amarezza. Alcune gallerie, inoltre, pur possedendo opere di qualità non hanno saputo curare l'esposizione e l'allestimento in modo adeguato; in una Fiera che cerca di proporsi quale Museo storico sono aspetti che meriterebbero più attenzione.
Sul piano delle vendite abbiamo notato pochi bollini rossi, probabilmente, viste le spese elevate da sostenere per la partecipazione alla Fiera, alcune Gallerie sono state costrette a mantenere prezzi troppo consistenti e c'è da chiedersi se l'andamento ancora difficoltoso del mercato non abbia convinto alcuni galleristi a non compromettere esponendole, le opere migliori in loro possesso.


Marthe Happi - Aprile 03 - 2016