Voci del futurismo al Mart


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“...Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità...”, Manifesto del Futurismo
Rubrica per Art Weekly Report; 20 giugno 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena 
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Una delle esposizioni che il Mart ha allestito recentemente riguarda la corrente artistica del futurismo e quindi la fede nella velocità e nelle tecnologie.
Nella prima sala lo spettatore viene accolto da qualche informazione generale sulla fondazione del futurismo e sugli ideali che gli appartengono.
La prima parte della mostra riguarda perlopiù Marinetti e alcuni firmatari del Manifesto del 1910 come Boccioni, Carrà, Russolo, Severini e Balla. 
Davanti a noi rappresentazioni della città industriale, del ritmo frenetico, della scomposizione e dei rumori: la sezione intitolata “lo splendore geometrico meccanico e la sensibilità numerica. I numeri e le lettere dell'alfabeto appartengono alle sperimentazioni degli anni Venti e Marinetti esalta il gusto dei numeri attraverso una tridimensionalità strutturale.
Vengono proposte poi delle tavole a china e carbone realizzate da Fortunato Depero che si ispira alle forme geometriche, coni, cilindri, prismi ma anche forme piatte rivelando qualche influenza del periodo cubista. 
Sono esposti anche alcuni capolavori molto rappresentativi come Rotazione di ballerina e pappagalli del 1917 che trae ispirazione dalle esperienze teatrali di Depero: la ballerina ritratta sembra vivere in un vortice di movimento che si sviluppa attraverso colori vivaci tipici delle favole più belle. La figura possiede un'identità meccanizzata che caratterizza la mano dell'artista e che rivela il contrasto tra una realtà industrializzata e la fiaba di uno spettacolo.
Un altro artista presente in mostra, che manifesta qualche richiamo al cubismo, è Roberto Iras Baldessari, futurista fin dal 1915, che sperimenta dapprima la lezione boccioniana sulla simultaneità delle forme ma che intraprende poi una ricerca più incline alla costruzione formale, controllata da necessità strutturale, come si può vedere in Primavera del 1917.
Non manca la rappresentazione dell'aeropittura, teorizzata nel Manifesto del 1929 che apre gli orizzonti futuristi alla dimensione cosmica dello spazio. Si vedono impresse sulla tela le esperienze e le sensazioni che si avvertono nell'idea del volo. Enrico Prampolini dipinge “quadri aerei” e Tullio Crali sceglie il soggetto aviatorio per trasmettere allo spettatore la vertigine e l'ebbrezza del volare.
Una parte importante della mostra è dedicata alla fotografia futurista, approvata da Marinetti negli anni Venti e sostenuta da tecniche quali il fotocollage e il fotomontaggio ed un'altra sezione è riservata invece al teatro e alla danza che hanno avuto un ruolo da protagonisti nell'ambiente futurista, ispirando molte delle opere più belle. I corpi delle ballerine, i costumi di scena, i ruoli scambiati, la velocità del balletto sono solo alcune delle tematiche sviscerate dagli artisti.
A completare il quadro generale sul futurismo vengono proposte le opere che stanno sul confine tra arte pittorica e rivoluzione linguistica letteraria. Muovendosi dal concetto di Boccioni sulla simultaneità gli artisti futuristi conducono l'osservatore verso una percezione sinestetica dei suoni e dei segni. Le parole usate in libertà non hanno nesso narrativo ma sono scelte e posizionate secondo un puro senso di piacere nell'accostamento dei suoni e dei simboli. L'uso dell'onomatopea coniuga la sensazione visiva con quella uditiva creando un gioco piuttosto spiritoso.
E' vero, sono molte le mostre dedicate al futurismo ma ciò è dovuto anche alla risposta positiva del pubblico che dimostra sempre di apprezzare e di voler conoscere le diverse sfumature di questa corrente artistica e questa mostra è ben allestita e ben documentata in un ordine tematico che facilita la comprensione delle opere.

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