Transavanguardia


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Sandro Orlandi - Aprile 04 - 2016

Transavanguardia significa apertura verso l’intenzionale scacco del logocentrismo della cultura occidentale, verso un pragmatismo che restituisce spazio all’istinto dell’opera, Achille Bonito Oliva

Paladino, San Francesco
Paladino, San Francesco

La transavanguardia ha risposto in termini contestuali alla catastrofe generalizzata della storia e della cultura, aprendosi verso una posizione di superamento del puro materialismo di tecniche e nuovi materiali e approdando al recupero dell'inattualità della pittura, intesa come capacità di restituire al processo creativo il carattere di un intenso erotismo, lo spessore di un'immagine che non si priva del piacere della rappresentazione e della narrazione.
Queste le parole utilizzate da Achille Bonito Oliva per descrivere l'interpretazione artistica di un gruppo piuttosto eterogeneo che ha partecipato alla sezione “Aperto 80” alla Biennale di Venezia del 1980 pensando ad un tipo di tendenza diffusasi dalla fine degli anni '70 fino agli inizi degli anni'80 che ha coinvolto sia l'Europa che l'America. Il gruppo degli italiani è costituito da Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Germanà e Mimmo Paladino. L'interpretazione soggettiva dell'artista è il cardine dello sviluppo di questa corrente artistica sia essa visionaria, innocente o ironica. Si nota anche una volontà di recupero del tradizionale mezzo espressivo pittorico come caratteristica diffusa rivelando il desiderio di riproporre il passato, pensato in chiave nostalgica, con nuovi mezzi espressivi: tele, pennelli e repertorio figurativo vengono rielaborati dalla personale sensibilità dell'artista.
Si attua sulla tela una sorta di trasfigurazione visionaria di un'immagine rendendola poco scontata ma riconoscibile nella sua interezza eludendo la rappresentazione della realtà come scopo dell'atto artistico. Il confronto con la storia e con il passato mantiene acceso il contrasto con le possibilità di spazio e tempo analizzate dall'arte nei periodi precedenti e riviste attraverso un'altra chiave di lettura. Alcuni critici hanno visto in questa corrente una sorta di “citazionismo” di altre manifestazioni artistiche come il surrealismo per esempio (a causa dell'inclinazione a mostrare un lato inconscio nell'immagine) o come il realismo magico, per l'aurea trasognante che molti dipinti della transavanguardia presentano, vedendo più in generale nella fusione di poetiche diverse una sorta di citazione dell'arte precedente. La Transavanguardia, pur nella totale singolarità delle sue manifestazioni, diviene una sorta di riflesso dell'interiorità umana, della condizione mentale della società, ricercando un segno narrativo rivolto all'intera universalità della storia e dell'umanità.
E' un'arte che decide di non privarsi della memoria storica, di non cancellare tutto per azzerare le contaminazioni e ricominciare da capo. Sceglie di studiare le avanguardie per arrivare ad un tipo di lavoro che abbia considerato il percorso artistico che la storia ha svolto fino a quel momento. Non si mira alla sperimentazione, all'innovazione e nemmeno a concetti precisi e ideologici ma si recupera l'arte intesa come espressione dell'interiorità e della sensibilità dell'artista.

Artisti della Transavanguardia

La Transavanguardia è il termine associato in Italia ad un fenomeno definito con diversi nomi a seconda del paese di origine: Neoespressionismo in Germania, in Spagna e in Francia, Nuova Pittura in Inghilterra, Neo-Expressionism negli Stati Uniti. Focalizzando la nostra attenzione sul territorio nazionale, gli artisti più rappresentativi facenti parte di questo movimento sono sicuramente Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.
Il primo sceglie di concentrare la propria ricerca sul colorismo acceso, sulla figurazione umana pregna di citazionismo nelle pose delle presenze umane: rielabora la poetica di Van Gogh riprendendo, talvolta, la tipica pennellata spiraliforme. Il colore acquista un significato proprio, non più soggetto all'oggetto rappresentato e si riconoscono i ritmi della fiaba e di una realtà immaginata ma ben figurata. E' l'artista stesso che afferma : “…per parlare non di pittura, ma alla pittura é meglio mimarne le figure, divenire una sua manifestazione, in definitiva é meglio apparire alla pittura come essa appare a noi”.
Francesco Clemente riflette nelle opere i suoi viaggi tra Roma, Napoli, l'India e l'America: la sua è una pittura più enigmatica, ricca di simboli e metafore che ruotano intorno alla riflessione sulla diversità delle percezioni umane.
Ecco quindi che vengono chiamati in causa la filosofia antica, la sociologia, l'antropologia e la religione trasformando la realta in arte deformata e ambivalente. Il suo citazionismo si riferisce all'interiorità di Shiele, al pensiero criptico di un'immagine lineare. Enzo Cucchi ha lavorato a stretto contatto con Sandro Chia e Francesco Clemente facendosi spesso distrarre dalla pittura per preferire l'arte poetica. Realizza installazioni libere nello spazio utilizzate come supporto al dipinto o alla scultura.
La sua produzione è una continua contaminazione, di materiali, di strutture ma anche di colori, di temi e di sensazioni creando in questo modo una tensione visionaria. In generale questi artisti rivendicano il diritto di volgere lo sguardo in diverse direzioni contemporaneamente comprendendo anche la storia passata al contrario di altre tendenze artistiche che proclamavano invece la necessità di guardare al futuro con una virata profonda rispetto al passato. A differenza degli altri protagonisti, Nicola De Maria sceglie invece un approccio astratto tradotto in un un colorismo molto vivace e intenso. Per lui l'arte è una partecipazione concreta nell'universo della creazione alla ricerca di una bellezza da svelare attraverso il brillare delle cromie.
Con le pitture murali, De Maria comunica definitivamente il lirismo proprio del suo linguaggio e una particolare sensibilità nei confronti della realtà. Per lui si potrebbe parlare di un citazionismo Kandinskiano. Mimmo Paladino riprende invece la figurazione che si fa rigida e teatrale. Regala richiami dell'arte egizia, greco-romana, paleocristiana e romanica, attraverso il ricorso a tecniche antiche come il mosaico e l'encausto, adottando sempre un particolare rigore nelle forme rendendole forti e misteriose. In conclusione la transavanguardia italiana ha concretizzato l'esigenza di agire a partire dal contesto a cui si appartiene ma anche il bisogno di un operare individuale e non più universale. I protagonisti infatti hanno saputo alimentare sempre un percorso soggettivo e personale. Nel prossimo weekly un approfondimento sull'arte contemporanea spagnola.

Un’arte in equilibrio precario, senza certezza, che non prende posizione davanti alla storia e alla geografia, Achille Bonito Oliva


Sandro Orlandi - Aprile 04 - 2016