Arte spagnola: gli artisti che hanno forgiato la tradizione culturale della Spagna


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Sandro Orlandi - Maggio 02 - 2017

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Jaume Plensa, Tel Aviv Man, 2007
Jaume Plensa, Tel Aviv Man, 2007
Nella storia dell’arte Europea la Spagna è presente con eccezionali traguardi artistici ed “imperdonabili” assenze. Nel lungo periodo della Reconquista (secoli IX – XV) in Spagna vi sono poche manifestazioni artistiche di ispirazione cristiana equiparabili ai livelli espressi da Francia e Italia nello stesso periodo. Agli inzi del secolo XVI El Greco (Domenico Theotocopulos) inaugura una stagione artistica dalle grandi conseguenze espressive e culturali per la Spagna che viene chiamata Siglo de Oro che va dal manierismo fino al pieno Barocco. Tra i maggiori interpreti citiamo Zurbaran (padre e figlio), Jose Ribera (Spagnoletto), Murillo e Velazaquez. El Siglo de Oro vede anche il tramonto di quella Spagna “sulle cui terre il sole non tramontava mai” come la definiva Carlo V e l’entrata invece in un periodo di involuzione di cui Francisco Goya sarà un grande interprete.A parte la figura di M. Fortuny, naturalista, che trascorre gran parte della sua vita tra Venezia (palazzo Fortuny) e a Roma, bisogna arrivare al modernismo e alle avanguardie parigine affinché gli spagnoli tornino ad essere internazionali. Con Primo de Rivera inizia una dittatura che impedirà la europeizzazione della cultura spagnola e manterrà il paese fuori dalla 1a guerra mondiale. Gli influssi europei giungono ugualmente in Catalogna e S. Dali può abbracciare il movimento Surrealista. Il nuovo contesto industriale del nord della Spagna favorisce gli architetti dell’ingegnosità di Gaudi il quale da vita a un modernismo mediterraneo (Parco Guell, Casa Batllo) con una forte connotazione religiosa (Sagrada Familia). Vi sono scultori come P. Gargallo e pittori come R. Casas e Rusiñol che appartengono a questa corrente e che saranno frequentati da Picasso nella sua permanenza a Barcellona. Presto Picasso assieme a J. Miro, J. Gris, J. Gonzalez e O. Dominguez lasceranno la Spagna per costituire la avanguardia spagnola a Parigi, ognuno avrà il proprio stile e seguirà correnti diverse.Il paese sperimenta in anticipo rispetto alle altre nazioni europee le sofferenze di una guerra totale con lo scoppio della guerra civile (1936-1939) di cui l’opera “Guernica” di Picasso ne è l’emblema, e si isola nuovamente con la dittatura di Franco nel mito dell’autarchia.Rimangono le testimonianze del dolore della guerra fratricida nelle opere di J. Gonzalez mentre molti artisti vanno in esilio (volontario o no). Negli anni ’50 giovani artisti formati dopo la guerra dirigono il loro sguardo critico verso la realtà soffocante del regime: A. Tapiès, A. Saura, M. Millares, E. Chillida, il gruppo El Paso (Canogar, Feito, Chirino, Millares, Saura), Equipo 57; tutti assorbono la corrente dell’arte informale diffusasi in Europa e vi aggiungono una connotazione politica forte assente in altri paesi. Altri artisti come Miro preferiscono l’evasione dalla realtà (famosa la sua serie delle costellazioni) per denunciare con l’indifferenza un clima insostenibile.Negli anni ’70, con la crisi dell’arte informal, torna una nueva figuración che non cessa di essere critica ma questa volta si dirige verso la società e la nuova dimensione che sta acquisendo soprattutto grazie alle influenze consumistiche americane che di li a poco prenderanno il sopravvento con la morte del caudillo Franco; tra questi Arroyo, Genoves, Barjola, Equipo Cronica (Valdes, Solbes, Toledo) esprimono la loro ironia con il linguaggio della Pop Art. Con l’affermazione della Repubblica in Spagna negli anni ’80 arrivano artisti che negli anni successivi si inseriranno in una dinamica espositiva e di mercato internazionale come Miquel Barcelo, Jaume Plensa, Juan Muñoz, Hernandez Pijuan, Pere Jaume, Antonio Lopez, Luis Gordillo, Pablo Palazuelo. Dopo la crisi economica degli anni ’90 e le Olimpiadi di Barcellona troviamo una generazione cresciuta insieme all’imporsi della fiera Arco di Madrid sulla scena internazionale e allo sviluppo di istituzioni come il museo Reina Sofia (Madrid) e Macba (Barcellona) tra cui E. Valdosserra, D. Villalba, D. Garcia (pad. spagnolo Biennale Venezia ediz. 54), C. Pazos, P. Espaliu, C. Calvo e tra i piu giovani Daniel Canogar, Patricia Dauder, Jordi Alcaraz e Jorge R. Pombo.

Saura, Cruciffixion, 1959
Saura, Cruciffixion, 1959
Gli artisti spagnoli del secolo XX e XXI dimostrano di aver ereditato la lezione del barocco e di rispettare una tradizione culturale che comprende la dimensione tragica della vita e l’ elevazione della propria cultura locale a una prospettiva universale. Alla matrice barocca si devono le emotività, la moralità, la riflessione sull’esistenza individuale, il tenebrismo e il rapporto con la storia, con la morte e con la religione. 
Le opere a tinte scure di Picasso come Guernica e Matanza en Corea (iconografia ripresa da Goya) sono d’esempio cosi come quelle di Manolo Millares con Homunculo, 1962, la Serie Negra, anni ‘60 di Rafael Canogar, le opere di Pepe Espaliu (anni ’90) o Somalia 92,1992 di Miquel Barcelo. Nelle opere di questi artisti emerge una concezione della morte come momento solenne della vita assieme ad aspetti di denuncia sociale e di coinvolgimento patetico. La tragicità della sconfitta è sempre presente cosi come l’invito a combattere richiamando lo spirito indomito e ironico del Quijote di Cervantes. 
Dal punto di vista stilistico Antonio Saura è forse l’artista spagnolo che più attinge alla tradizione barocca (Crucifixion,1959) con la sua pittura a base di nero e grigio e rivolta all’introspezione interna attraverso la creazione di personaggi, dove non solo abbondano segni grafici ma anche aspetti gestuali che sembrano derivare dall’espressionismo astratto americano. Saura pero non si allontanerà mai del tutto dalla figurazione coltivando cosi una sua originalità dovuta, come per molti altri artisti spagnoli, a una inattualità rispetto alle grandi correnti e movimenti internazionali. Gli autori spagnoli affrontano questioni contemporanee e problematiche socio-politiche comuni ai loro “colleghi” in altri paesi ma con temi e linguaggi familiari solo ai singoli artisti. 
Antoni Tapiès una volta abbandonato il surrealismo all’inizio della sua carriera abbraccia il movimento dell’arte informale creando però verso la fine degli anni ‘50 un suo proprio alfabeto astratto ma allo stesso tempo quotidiano ed immediato fatto di numeri, croci e parti del corpo. L’artista denuncia il regime di Franco non celebrando la condizione di vittima ma ispirando allo spettatore nuovi ideali. Il messaggio universale di libertà di Tapies si articola attraverso la difesa della sua cultura locale e l’utilizzo di elementi naturali e resti di manufatti come la sabbia, uova, legni e tele di iuta. 
Juan Muñoz e Jaume Plensa combinano l’universale con l’accidentale. Entrambi gli scultori pongono al centro della loro poetica l’uomo e la sua esistenza. Muñoz rompe la barriera tra lo spettatore e l’opera creando una continuità spaziale dove chi guarda si trova ad accompagnare le sue sculture piu che a osservarle. L’enigmatica fisicità delle figure umane crea uno stato di inquietudine che sembra in un principio originarsi dalle loro posture, dai volti anonimi e dalla consistenza irreale dei loro corpi ma in un secondo momento la sensazione di dubbio e angoscia finisce per rivolgersi allo spettatore che scopre di aver proiettato sensazioni interiori che vengono solo evocate dall’opera di Muñoz.
Plensa invece ritrae l’uomo immobile, ieratico, in posizioni primordiali come se fosse un clone scevro di identità personale. Le sue figure stanno contemplando (Tel Aviv Man, 2010) e sono da contemplare. La struttura in acciaio è composta da lettere di tutti gli alfabeti del mondo invitando a riflettere sul linguaggio come mezzo di auto definizione dell’uomo. La comunicazione continua quindi ad avere le sue fondamenta nell’essere umano anche se questo è diventato anonimo e vive in una società globale.
Le premesse per la continuità della tradizione culturale spagnola ci sono, spetta ai nuovi artisti rinnovarne l’originale vitalità in contesti sempre nuovi. 


Sandro Orlandi - Maggio 02 - 2017