Ora Pro Nobis: il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia


CAFFèLARTE

Katia Caloi

Colui il cui volto è senza luce non diverrà mai una stella. William Blake

Rubrica per Art Weekly Report; 18 luglio 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgPartire dall'opera dello svedese Karl Holmqvist, presente nel Padiglione Italia presso i Giardini della Biennale, credo possa essere motivo di riflessione, senza cadere nei vischiosi lacci di una critica che per l'appunto distingue e separa un elemento dall'altro. Il modello in scala 1: 36 del palazzo della Civiltà italiana riporta fedelmente l'epigrafe originaria: ITALIANI POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI E DI TRASMIGRATORI. Interessante l'assenza di punteggiatura: si crea così un flusso continuo dove affluenti e foci si riversano indistintamente gli uni nelle altre in una contaminazione reciproca di fatto inarrestabile. Con queste promettenti premesse mi reco al Padiglione Italia dell'Arsenale. Quali siano oggi gli esponenti tra le categorie di eroi, pensatori e scienziati presenti con orgoglio sul suolo italiano, non spetta certamente a me parlarne. Certo è che negli ultimi decenni gli artisti nazionali e internazionali sono senza dubbio "navigatori" e "trasmigratori". Terminato il periodo dei pericolosi "nazionalismi", viene meno un'arte "di nazione". L'artista viaggia fisicamente e virtualmente aiutato da mezzi informatici e supportato dalla possibilità dei mezzi di trasporto. Migrazioni private seminano sul suolo terrestre le più svariate poetiche ed esperienze artistiche. Il "nuovo" è ora il risultato di molteplici fattori: l'esplosione dell'arte occidentale è già avvenuta, lasciando il posto alla successiva implosione che sembra aver anestetizzato e saturato il campo. Parlando dell'Italia non è possibile omettere che sia pure un popolo di "santi" e, in questa 54° esposizione Internazionale d'Arte, credo sia uno degli aspetti più curiosi dell'Arte Contemporanea.
ILLUMInazioni è il titolo scelto da Bice Curiger e si inserisce in una ricerca che, a mio parere, sembra puntare oltre la reminiscenza dell'Illuminismo. L'arte contemporanea pare, a dispetto del suo significato, guardare indietro, cercando inconsciamente consolazione nel legame con una spiritualità più vicina al'esperienza dell'arte medievale e moderna, che all'agnosticismo secolarizzato del XXI secolo. I rimandi sono numerosi, ironici, ludici, agonizzanti, comici, lontani ormai da una provocazione anticlericale fine a se stessa, già vista tempo fa.
All'ingresso del Padiglione Italia ospitato dall'Arsenale, ci accoglie la performance di Elio e Veronica Barelli, rispettivamente nei panni di S.Francesco e S.Caterina. Sono calati direttamente dalle opere appartenenti al ciclo "Rebellio Patronis" di Paolo Consorti, distribuendo santini alla folla incuriosita e divertita dal boccaccesco teatrino. Gaetano Pesce ci rimanda alla Genesi ospitando sui suoi troni in lattice, contemporanei prototipi di Adamo ed Eva interpretati da due porno attori, dati per poco in pasto (il buffet era allestito a pochi metri da loro) a voyeuristi del fine settimana. I due progenitori dell'umanità guardano distrattamente il fluire degli osservatori alternando ieraticità e malizia ..Cranach aleggia nella sguardo complice di Vittoria Risi sotto lo sfondo degli Archi di Pasqua di San Biagio Platani, scenografica cornice nel Giardino delle Vergini.
Il Museo della mafia, pirandelliana esposizione nell'esposizione, propone la cronaca delle più significative vicende di mafia degli ultimi 150 anni. Al termine del corridoio delle anime perdute si giunge in una sala dove 10 cabine-confessionali riportano, insieme alle successive 4 sale, gli abusi edilizi, le stragi, le intimidazioni e il rapporto tra Cosa Nostra e la società, vittima di innumerevoli soprusi. Caino vs Abele. Un violino, virtuosamente suonato da una giovane ragazza, colpisce dritto allo stomaco, toccando note viscerali che, a volte, solo la musica riesce ad evocare. Odio, rancore e pietà si rincorrono nel buio dell'allestimento, serpeggiando la lontananza di un Dio invisibile e irraggiungibile dalle tragedie terrestri. Ma a catalizzare gli sguardi all'interno dell'Arsenale sono due opere maestose, le uniche a dare l'impressione di abitare felicemente gli spazi che le ospitano, senza manifestare un imbarazzante disagio. Sono due drammatiche interpretazioni della situazione contemporanea: "l'Italia in croce" di Pesce e la riproduzione in scala 1:1 del Ratto delle Sabine di Giambologna, riproposta dallo svizzero Fischer. L'Italia scarnificata cede il suo sangue sul Golgota veneziano davanti alle compassionevoli candele tricolore poste al "suo piede". Sono sempre le candele, emblema della preghiera, ora con ruolo pericolosamente attivo, a consumare la Sabina, arsa da una fiammella ipodermica, il cui stoppino acceso sulla punta delle dita minaccia più della cieca lussuria dell'uomo che la cinge possessivamente. L'avanbraccio è appena colato davanti ai nostri occhi che non possono far altro che assistere inermi la metastasi liquida e inarrestabile.
Queste Illuminazioni consumeranno l'Arte fino al dissolvimento integrale e inappellabile o renderanno visibile ciò che le tenebre ancora non restituiscono?
Inferno, Purgatorio e Paradiso si alternano e si con-fondono in questo calderone babelico tra incensi, ruggine e polvere.img

Katia Caloi