Il gruppo Gutai : Spirito nella materia


Arte Contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Sandro Orlandi - Maggio 02 - 2016

I nostri lavori sono il risultato di una ricerca di possibilità per portare il materiale in vita, Yoshihara

Shozo Shimamoto, 2006
Shozo Shimamoto, 2006

Spiritualità concretizzata nella materia. Questa è la traduzione che si può associare al termine “Gutai”, la corrente artistica nipponica fondata nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoschihara. Nel periodo che segue la Seconda Guerra Mondiale la sensibilità degli artisti esprime e riflette il clima storico e il contesto sociale contemporaneo. In particolare in Oriente si assiste alla perdita di potere dell'Imperatore e alla conseguente contaminazione di diverse culture.
L'arte e le culture sono più libere, le esigenze spirituali dopo un periodo difficile a livello globale, come quello passato negli anni 40, sono a disposizione di tutti. Non a caso il Gruppo Gutai in Oriente anticipa solo di qualche anno il fenomeno che in America si diffonde con il nome di Action Painting manifestando al contempo caratteristiche in comune con l'europeo Fluxus. Attraverso quindi una valutazione sinottica si può chiaramente individuare una diffusa e precisa volontà di creare forme espressive nuove, libere, diverse, dinamiche e svincolate da qualsiasi tipo di schematismo. L'accademico disegno, la preparazione didattica, la scolastica correzione degli errori non sono permesse perchè è cambiato il concetto di creazione artistica. Non è più la mente dell'artista che traduce i pensieri in arte creando forme che prendono significato attraverso il riflesso e la mediazione della mente, è l'arte che prende possesso della scena e vive di vita propria. Nel 1957 Shimamoto, uno dei protagonisti di questa corrente, firma il Manifesto “per una messa al bando del pennello”. Egli scrive: “Un colore senza materia non esiste. La bellezza della materia deve sopravvivere anche alla forzatura del pennello”. Significa che l'idea del colore costretto dal pennello sia vita forzatamente incanalata ed evidenzia la necessità di libertà di movimento e di energia per seguire la naturale inclinazione espressiva della materia. Tutto ciò che era concetto ora è materia concreta ma sciolta, che ha la sua occasione di vivere. L'aspetto più rilevante della filosofia di Shimamoto e del gruppo Gutai in generale rimane in ogni caso l'azione, il dinamismo della creazione che diventa rivelazione di sincerità.
Le mostre sono quasi sempre organizzate all'aperto e l'opera viene creata sotto lo sguardo presente dello spettatore che spesso viene chiamato a partecipare in modo attivo e fisico. Il rapporto con il pubblico rimane un aspetto basilare fino allo scioglimento del gruppo nel 1972 causato dalla morte di Yoshihara: nel 1955 Shimamoto presenta una mostra sperimentale al parco della città di Ashiya intitolata "Prego, camminate qui sopra". Composta da una serie di assi di legno e da un sistema di molle, l'opera reagiva al passaggio del visitatore alterando la sua stabilità. Allo stesso modo "Cannon Work" del 1956 testimonia la genesi delle sue azioni di pittura all'interno della poetica Gutai: sparati da un cannone, appositamente costruito dall'artista, i colori si posizionano in modo accidentale sulla tela, in un tempo e in uno spazio deliberatamente indefinito, accompagnati da un sottofondo musicale. La performance intesa come azione dell'uomo con valenza artistica vedeva alla base la speranza di annullare ogni distinzione tra l'arte e la vita.
E' la differenza sostanziale che esiste tra il “mostrare” e l'“essere” e nel momento in cui l'arte sceglie l'essere è diretta, corporea e viva. Usare il corpo che mettendosi in movimento crea è la soluzione più intensa e adatta. L'uso del corpo nell'arte vanta ora una vasta tradizione, si pensi a Pollock, Klein, John Cage, Gina Pane e non si diffonde a significare un azzeramento e un rifiuto totale dei valori precedenti che comunque rimangono un passaggio obbligato per arrivare a questo tipo di credo artistico ma rappresentano un'accelerazione nell'evoluzione creativa dettata da bisogni non più soddisfatti.
Lo “spirito” dell'opera d'arte va di pari passo con il materiale.


Sandro Orlandi - Maggio 02 - 2016