Arte cinetica


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Sandro Orlandi

Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima, Bruno Munari

imgL'arte cinetica concentra tutta la sua poetica sul movimento e sulla rappresentazione di esso.Il termine “Cinetico” infatti deriva dal greco “chinesis = movimento” e sta ad indicare chiaramente la volontà di studiare e descrivere un'arte in mutazione, dinamica.Le basi teoriche derivano fondamentalmente dal contesto futurista e riguardano la psicologia del movimento riflesso in arte o meglio l'arte in movimento.Per il futurismo la dinamica della figura e la rappresentazione della velocità erano i pilastri basilari già dai primi anni del Novecento. L'arte cinetica viene introdotta a partire dagli Anni Venti per conoscere poi il vero e proprio sviluppo negli anni Cinquanta e Sessanta: come nel futurismo, il movimento è il protagonista indiscusso dell'opera ma se nell'arte futurista il movimento veniva raffigurato, nell'arte cinetica viene introdotto nell'opera mantenendo la propria essenza reale. Non è disegno, simbolo o rappresentazione ma è movimento puro e vero.Franck Popper, teorico dell'arte ha cercato di stilare una classificazione delle diverse sfumature dell'arte cinetica nel suo scritto "Origins and Developmens of Kinetic Art" distinguendo i diversi tipi di opere per movimento reale o movimento percepito. In questo periodo si sviluppano infatti gli studi sulla psicologia della percezione umana del movimento rendendo possibile giochi di luci e forme tali da essere percepite dall'occhio umano come forme in movimento quando invece sono segni immobili.Si possono riconoscere tre tipi di opere cinetiche: quelle immobili, ossia quelle che generano un'impressione di movimento nello spettatore pur essendo disegni fermi, quelle in cui lo spettatore viene chiamato ad interpretare un ruolo attivo muovendo fisicamente qualche meccanismo dell'opera e quelle nelle quali il movimento è presente realmente e si palesa attraverso motori incorporati o campi magnetici creati da calamite. L'origine geometrica astratta delle diverse sperimentazioni ottiche derivano, oltre che dal Futurismo, anche dall'Astrattismo geometrico russo e dalla Scuola di Bauhaus ponendosi come obiettivo lo studio di una scienza dei fenomeni percettivi e della psicologia della forma intesi come linguaggio universale e chiaro.La problematica che sorge da questo tipo di rappresentazione è legata alla corrispondenza tra realtà come si mostra ai nostri occhi e realtà effettiva. In altre parole lo spettatore che si trova ad osservare alcuni quadri cinetici vede linee e forme in movimento ma poi avvicinandosi scopre disegni fermi e intuisce l'illusione ottica provata precedentemente. Tutto ciò induce il fruitore ad interrogarsi sulla corrispondenza tra ciò che sembrava e ciò che fisicamente è il quadro.Anche la visione dell'artista cambia radicalmente. Se in passato l'artista veniva visto come genio isolato che esprimeva con potenza il proprio io sulla tela, con l'arte cinetica l'artista diventa quasi uno scienziato che si esprime attraverso un linguaggio tecnico, universale e oggettivo.L'artista non utilizza più colori, pennellate, materia e gestualità ma preferisce presentarsi attraverso la lavorazione di materiali come l'acciaio, la luce, gomme, schemi e linee mettendo in crisi anche l'idea dell'unicità dell'opera e dell'impossibilità di riprodurla: con l'arte cinetica le opere sono frutto di uno studio geometrico riproducibile in serie da chiunque.Umberto Eco definisce questo tipo di lavoro “opera aperta” riferendosi al fatto che l'opera, per essere completa, necessita della percezione di un fruitore: il significato dell'opera prende forma solo attraverso la visione di un fruitore che sia in grado di percepirne gli effetti ottici che altrimenti rimarrebbero solo linee e schemi.La corrente cinetica conosce diffusione in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Italia dove nascono sottogruppi come il Gruppo 1, Il Gruppo '63 e l'operativo R che si sono sciolti poi in breve tempo.

Eppur si muove...

Victor Vasarely
Victor Vasarely
Negli anni 50 e 60, il periodo più importante per la diffusione dell'arte cinetica, in Italia emersero nomi destinati a segnare la storia dell'arte contemporanea.
Uno di questi è sicuramente Bruno Munari che nel 1952 scrisse il "Manifesto del macchinismo" anticipando di quasi un decennio lo sviluppo dell'arte cinetica basata sul movimento, sul gioco di forme e luci in moto e sulla passione per il progetto tecnico.
Bruno Munari è l'anello di congiunzione tra arte visiva e design, si è occupato di grafica, di pubblicità, di giocattoli, di libri per l'infanzia e molto altro sentendosi continuamente attratto da un tipo di arte ludica e ingegnosa, capace di creare meraviglia.
Un altro nome importante è quello di Getulio Alviani, che ha scelto di lavorare sulle conseguenze ottiche di strutture realizzate con acciai e allumini cangianti creando sculture improbabili, vibranti di leggerezza. E' lui stesso ad affermare, in un'intervista del 2006 a cura di Elisa Fongaro che non si reputa un “artista” ma piuttosto preferisce essere identificato come “artefice di qualche cosa di formalmente inedito ... ideatore plastico, progettista, studioso di problemi percettivi.” Nella stessa intervista Alviani spiega come il prodotto dell'arte cinetica sia presentato senza alcuno scopo di dialogo con lo spettatore il quale viene riconosciuto soltanto come organo tecnico ricettivo. Questi sono soltanto due dei nomi più rappresentativi in Italia.
Per quanto riguarda la diffusione internazionale non si può fare a meno di citare Vasarely come uno dei fondatori più importanti di questo genere di arte: già dal 1947 abbandonò la figurazione per dedicarsi alla scoperta degli effetti visivi creati da accostamenti di forme geometriche piatte creando illusioni ottiche e instabilità di percezione.
Jesús Rafael Soto, pittore e scultore venezuelano, è un altro degli esponenti internazionali più di rilievo: lavora sull'interazione tra spazio ed effetto ottico che muta al variare della posizione dell'osservatore. Realizza opere composte da tubi sottili pendenti, attraverso i quali l'osservatore è in grado di camminare cambiando il suo punto di vista.
Anche Carlos Cruz Diez orienta la sua ricerca nella medesima direzione: venezuelano d'origine ma attivo a Parigi, si concentra anche sugli effetti ottici del colore. Le singole cromie vengono disposte in sottili linee parallele creando illusioni ottiche cromatiche (per es. accostando il blu e il nero, l'occhio umano arriva a percepire un giallo). Accostando poi linee nere ottiene un effetto di multicolore e introducendo elementi in rilievo l'opera sembra prendere vita nel movimento. Ma è tutta illusione. Pur essendo concluso nella sua geometria, chi si muove davanti al quadro ha l' impressione di osservare continue vibrazioni.
Sempre a Parigi lavorava anche Julio Le Parc, di origine argentina, che prende parte attiva nella discussione teorica sul ruolo dell'arte contestando l'intero sistema culturale e cercando di indurre il mondo artistica ad un cambiamento radicale. Opera con estremo rigore tecnico e scientifico nella costruzione delle sue opere coinvolgendo lo spettatore anche fisicamente inducendolo ad attraversare l'opera, a camminare attraverso.
Il ruolo “sacro” dell'artista è completamente distrutto. Non esiste il protagonismo della creazione ma solo la dimostrazione scientifica di scoperte tecniche.
Anche Francois Morellet, fondatore del GRAV, intende smitizzare la tradizionale concezione dell'arte e crea volumi vuoti, con linee pulite che ingannano la percezione della tridimensionalità, lavora con onde luminose, neon e nastri adesivi.

"Che cos'è più preciso della precisione? L'illusione." Marianne Moore 


Sandro Orlandi