Il fluire dell'Arte: Fluxus


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Sandro Orlandi

“L'arte non dovrebbe essere differente dalla vita, ma un'azione della vita” John Cage

John Cage, 4' 33'', 1952
John Cage, 4' 33'', 1952
Fluxus è l'esigenza di universalizzare l'arte. Musicisti e artisti si uniscono con l'intento di inglobare il mondo nella loro arte, eliminando la distanza che ancora era rimasta con il reale. Ecco quindi che i pezzi proposti dai musicisti si distanziano enormemente dal fare compositivoconosciuto fino a quel momento, gli strumenti utilizzati sono anche oggetti comuni come sedie o sassi e spesso la parte da protagonista è regalata al silenzio. Tutto diventa azione liberata. Le esperienze artistiche performative, arrivate negli Stati Uniti già negli anni Trenta, si erano diffuse in tutto il mondo, risultando l'eco di una particolare volontà di identificare arte e vita. Fluxus sorge tra il 1961 e il 1962. Il nome fu dato dall’artista lituano George Maciunas ed il primo evento fu organizzato a Wiesbaden, in Germania, per poi arrivare in Giappone oltre che negli Stati Uniti e in Europa. Il termine “fluxus” sta proprio ad indicare un flusso continuo, una tendenza al mutamento costante, un fenomeno che non possiede forma nè tempo definiti. L'atteggiamento è mentale, scherzoso e leggero guidato dal caso e dal vivere personalmente l'arte. Nello specifico si può riferirsi a due differenti filoni a cui i diversi esperimenti artistici si possono ricondurre: le azioni casuali di Cage e quelle programmate di Kaprow. John Cage è un compositore che non scrive i suoi spartiti e preferisce sentire la musica nei rumori di tutti i giorni: nei pezzi per piano inserisce tra le corde del pianoforte svariati oggetti, di modo che l'esecutore produca suoni che non sono del tutto volontari. È uno studio sulla casualità del timbro ,molto spesso anche provocatorio. Il fluxus analizza anche il rapporto tra le arti, attraverso gli happening, performance che sintetizzano nello stesso tempo e luogo forme d'arte diverse. Il coreografo Merce Cunningham prepara delle esibizioni in cui si considera danza anche il semplice camminare o i movimenti creati dai gesti più quotidiani, improvvisando passi e ritmi, creando appunto un vero e proprio flusso di movimenti. Diverso è l'approcio di Kaprow il quale organizza performances dove il pubblico viene invitato a partecipare attivamente ad una sorta di show guidato dall'artista ma in alcuni momenti imprevedibile. Negli inviti Kaprow allega le istruzioni per la partecipazione, creando un fluire ininterrotto di azioni che includono il pubblico nell'opera stessa. La parte programmata (tempo, spazio e materiali) si confonde con il “flusso” casuale dell'esistere e quindi dell'arte più vera con le diverse reazioni dei protagonisti e attraverso l'irrepetibilità dell'evento. Alla base della corrente si può riconoscere la poetica new dada che sicuramente ha influenzato lo sviluppo internazionale del Fluxus il quale ne riprende il concetto di rendere arte un oggetto le cui connotazioni erano del tutto diverse in origine. Joe Jones, Nam June Paik, Charlotte Moorman, Philip Corner, George Brecht, Ben (Vautier),Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Ken Friedman, Wolf Vostell, Robert Filliou, Al hansen, GeoffreyHendricks, Milan Knizak, Alison Knowels, Yoko Ono, Gian Emilio Simonetti, Giuseppe Chiarisono solo alcuni degli artisti aderenti. La fase storica di Fluxus si esaurisce nella metà degli anni Settanta ed è causata probabilmente dall'estrema indefinitezza della corrente. Tutto è fluxus, il mondo è arte, l'arte è il mondo. Ogni singolo artista continuerà poi a sviluppare le proprie ricerche individuali senza dimenticare questa forte esperienza.

Sandro Orlandi