Elogio della follia


CAFFèLARTE

Staff ARTantide.com

"L’arte non riproduce il visibile, piuttosto rende visibile, rende visibili forze che non lo sono"., Paul Klee

Rubrica per "Art Weekly Report" 3 Ottobre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgL'immagine che tradizionalmente si ha di un artista è di una persona piuttosto particolare, simile ad un genio sregolato e libero. Ma dove si trova esattamente il confine tra arte e pazzia? E soprattutto esiste?L'immagine dell'artista simile a quella di un pazzo, è stata probabilmente concepita ed alimentata a partire dal Romanticismo, periodo in cui la pazzia ha assunto un significato estetico nuovo ed affascinante. Basti pensare ai Bohemien francesi che vivevano senza alcun riguardo per le regole sociali e le consuetudini o al movimento letterario italiano della scapigliatura.L'uso di droghe, e di oppio in particolare, contribuì ad alterare lo stato mentale degli artisti che, in ogni caso, cercavano di distinguersi proponendo opere molto diverse dal figurativo tradizionale, considerando che l'esigenza ritrattistica della committenza poteva essere ora soddisfatta dalla fotografia. Ecco perchè l'attenzione della ricerca artistica si orientò maggiormente sulla sensibilità interiore della visione, sulle forme, le luci e i colori visti da una mente particolarmente sensibile capace di produrre opere intense, diverse e personali.Nella letteratura, nell'arte, nel teatro, nella danza e in ogni forma di espressione artistica, l'abbandono della razionale tradizione, dei canoni e del rigore tecnico diventò una necessaria esigenza di comunicazione. Con l'avvento delle avanguardie agli inizi del '900 questa nuova ottica nei confronti degli artisti diventò ancora più radicata e comparve il “Teatro dell'assurdo” nel quale si rifiutava categoricamente ogni trama logico-consequenziale per dedicarsi senza confini alla successione di eventi libera e incoerente. Certo, sulla scena o in un'opera in particolare può essere una scelta consapevole dell'artista che momentaneamente decide di lasciarsi andare completamente per creare l'opera per poi rientrare nella sana e razionale visione del mondo ma la storia dell'arte ci ha insegnato che molti dei più grandi artisti erano di fatto matti, ossia afflitti da una particolare patologia mentale che, alterando la loro sensibilità gli ha in qualche modo permesso di comunicare sensazioni e visioni così affascinanti da diventare capolavori universali.Partendo dal XVI secolo non si può non ricordare il grande Michelangelo, afflitto da una grave forma di depressione di origine psichica, nel dipingere il volto di San Bartolomeo mentre mostra al Giudice il coltello, l'artista riportò nelle pieghe della pelle del martirio un dolorante autoritratto.Esempio ancora più eclatante è quello di Vincent Van Gogh. In una delle lettere che l'artista scrisse al fratello Theo nel 1889, si legge: «Per diversi giorni sono stato completamente fuori di me.. Questa volta la crisi mi ha preso quando ero nei campi e stavo dipingendo in una giornata ventosa.. durante le crisi mi sento vile per l’angoscia e la sofferenza, più vile di quanto sarebbe sensato sentirsi.. allora non so più dove sono, la mia testa si perde». La sua malattia è stata oggetto di studio di molti psichiatri che hanno cercato anche di correlare la patologia alla sua passione per il colore giallo. Van Gogh, come molti che vissero nella sua epoca, consumava assenzio e fumava molto per ingannare la fame e tutto ciò ha contribuito ulteriormente ad alterare la sua visione. Sicuramente però, senza la sua malattia e la sua sofferenza, non sarebbe arrivato ai risultati che noi, al contrario dei suoi coetanei, apprezziamo tanto. Altri esempi sono Monet che soffrì di una depressione molto forte, Turner che venne definito a dir poco eccentrico, Francisco Goya che venne colpito da encefalopatia: i quadri degli ultimi anni vennero popolati da figure allucinate e scene raccapriccianti di "mostri generati dal sonno della ragione", come lui stesso ebbe a scrivere. Molti artisti di questo secolo soffrirono, come lo stesso Goya tra l'altro, di una forma di follia o meglio di alterazione della visione derivata dall'intossicazione da piombo, sostanza contenuta nei colori utilizzati per le opere d'arte. Vedremo la prossima settimana altri esempi di artisti pazzi e grandi geni.img

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