Follemente artisti


CAFFèLARTE

Paolo Mozzo - Maggio 02 - 2016

"La pazzia è una forma di normalità"., Luigi Pirandello

imgL'origine e lo sviluppo della malattia mentale non è conosciuta e ci sono ancora tanti misteri scientifici al riguardo ma l'unica cosa certa è che in moltissimi casi ha ampliato oggettivamente la capacità creativa di un individuo rendendola più intensa. La produzione artistica psicotica è considerata da qualcuno come un tentativo di arginare la destrutturazione psichica indotta dalla malattia, nello sforzo di rimanere ancorati al mondo “normale”. Per altri, lo sforzo creativo consente di liberare energie che rimarrebbero, nella vita quotidiana, represse o trascurate e che, con l'atto creativo, riescono a conquistare una concreta esistenza.Pensiamo per esempio ad Edvard Munch, il pittore norvegese autore dell'“Urlo”: nell'opera sembra voler sfogare tutta la sua angoscia che trasfigura tanto il suo intimo, quanto il paesaggio circostante. I contorni dissolti e la pennellata trascinata in modo ossessivo sono il mezzo espressivo per un'ansia probabilmente procurata dalla sindrome schizoide che lo aveva colpito.Antonio Ligabue venne ricoverato in una clinica psichiatrica e si racconta di come realizzasse spesso le sue opere abbandonandosi prima a strane danze e riti, emettendo versi molto particolari e imbrattandosi in modo istintivo con i colori che utilizzava.La parabola di eccessi di alcool e droga coinvolse anche Pollock che fu ricoverato per sottoporsi ad una cura psichiatrica dopo aver colpito con un coltello un tavolo, ripetutamente e per una notte intera. Eppure Pollock oggi non è ricordato come il pazzo ubriacone ma come il genio, creatore dell'action painting!La nevrosi di Egon Shiele, la sua ossessione erotica e pedofila, sono le caratteristiche che lo hanno reso un grande artista.Jean-Michel Basquiat morì nel 1988 per un'intossicazione da sostanze stupefacenti, a soli 28 anni, vissuti in modo tormentato e irrequieto. La situazione famigliare, gli episodi di razzismo hanno contribuito a riversare la sua rabbia sulle opere d'arte trovando nei graffiti la forma di ribellione più appropriata, ritornando spesso alle semplici linee di stilizzazioni iconografiche infantili, quasi come per rifugiarsi nell'ingenuità e nella sana ignoranza dei bambini che non hanno ancora capito le difficoltà che la vita impone.Mark Rothko, dovette lottare a lungo contro la depressione finendo per cedere: si suicidò nel suo appartamento di New York tagliandosi le vene. Nelle sue opere c'è la ricerca della spiritualità nei colori e della purezza di una serena visione, in contrasto con la complessità del suo animo.Tancredi Parmeggiani, dopo averci regalato le sue vorticose e colorate visioni, si tolse la vita gettandosi nel Tevere, dopo diverse crisi nervose e la diagnosi di schizofrenia paranoide.Un capitolo a parte sarebbe da dedicare ai protagonisti dell'azionismo viennese, le cui pratiche prevedevano l'uso di sangue e gesti di masochismo (es. Hermann Nietsche, Gina Pane ecc.).Se andassimo ad indagare le storie personali degli artisti più riconosciuti capiremmo che la follia, intesa come alterazione della propria sensibilità, ha coinvolto moltissimi dei protagonisti dell'arte.La linea di confine tra arte e pazzia non esiste. D'altra parte chi può dire quale sia la visione del mondo più corretta? Rimanendo circoscritti all'ambiente artistico non esiste una visione del mondo sana e una malata, sono solo diverse posizioni nei confronti di un'espressività sensibile.Edgar Allan Poe sosteneva che la follia fosse solo una maggiore acutezza dei sensi e già nel XVI secolo Erasmo da Rotterdam componeva un saggio intitolato: “ Elogio della follia”, un'opera originale che attraverso toni ironici ma persuasivi dimostra come tutta la vita umana sia un'esperienza nella follia, dandone una caratterizzazione positiva, incitando ognuno a lasciarsi andare alle passioni della mente. D'altra parte anche l'atto creativo di per sé, da cui inizia la vita, è un momento di abbandono alla passione irrazionale e illogica, simile alla follia.In generale possiamo sostenere che in ogni caso l'artista è dotato di una capacità diversa di sensibilità e di espressione che spesso si confonde nella pazzia in modo naturale e che se le opere comunicano delle emozioni anche agli individui considerati “mentalmente sani” è perchè sanno fare breccia direttamente nella parte meno conscia di tutti noi.

Paolo Mozzo - Maggio 02 - 2016