Land art


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Paolo Mozzo

"Non bisogna far violenza sulla natura, ma persuaderla" Epicuro

Robert Smithson, Spiral Jetty, 1970
Robert Smithson, Spiral Jetty, 1970
Con numerosi punti di contatto con la Minimal Art e L'Arte Concettuale, l'Arte della Terra nasceva negli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta, da un lato come rifiuto del mercato consumistico e delle strutture preposte all'arte; dall'altro come volontà di tracciare una traccia, sia pure effimera, nel paesaggio ancora incontaminato dall'intervento umano. In ogni epoca le opere d'arte sono state disposte con estrema cura, in zone apposite, con supporti adeguati al fine di permettere la loro fruibilità ed il conseguente superbo orgoglio di chi le possedeva. Secondo la coscienza estetica tradizionale, l'opera deve esporsi allo sguardo che la contempla nella pienezza della sua autoreferenzialità. Molto spesso, nel campo dell'arte, è necessario fare una scelta indirettamente proporzionale tra il rispetto per l'opera e la sua fruibilità, data troppo spesso in pasto ad un osservatore distratto. Con l'avvio della Land art nascono opere in situ che risultano letteralmente intrasportabili, altrimenti il loro senso svanirebbe. I materiali utilizzati non hanno nulla a che fare con gli atelier artistici: terra, rocce, ghiaia, sabbia, fumo, catrame, ecc.. si riversano, si accumulano, corrodono e scavano i "supporti". La loro "cornice" è osmotica, pertanto l'opera non è più alienata dal contesto. La loro realizzazione è complessa, sublime in un certo senso perché l'uomo si ritrova a realizzare opere su grande scala, difficilmente coglibili nella loro totalità se non tramite una vista a volo di uccello. Tra i rappresentanti della Land art troviamo Walter De Maria, che predilige elementi modulari acuminati, sottilissimi, che trovano casa in territori dalle sterminate dimensioni come, ad esempio, "Chalk Piece": una croce di gesso realizzata nel Deserto del Nevada, dove ciascuno dei suoi bracci è lungo più di un centinaio di metri. Michael Heizer esegue scavi macroscopici, ai quali affibbia una forma minimale-geometrica, come in "Doppio Negativo" del 1970, presso il Virginia River Mesa, un lavoro di 450 metri nel quale egli spostava e ricomponeva masse di terra formando una linea che unisce due punti tramite due profonde incisioni lungo il pendio di una vallata della Mesa.Il motivo spiraliforme viene invece sviluppato da Robert Smithson con "Spiral Jetty (1970), un grande molo spiralico ottenuto tramite una massiccia gettata di roccia e terra riversata nel Lago Salato dello Utah.Imprese analoghe si hanno anche in Europa con l'olandese Jan Dibbets e i suoi solchi sulla sabbia, intenti a geometrizzare con angoli retti una realtà che da lì a poco li distruggerà senza neppure accorgersene. Europeo di nascita e formazione è pure il bulgaro Christo al quale si riconoscono le opere di Land Art più impegnative e dispendiose. Tramite l'utilizzo dell'"impacchettamento" e dello "sbarramento" con teli e corde, egli "confeziona" siti naturali, come ne è da esempio "Running Fence"(1972-1976). Caratteristica dei lavori di Earth Art è, quasi sempre, l'inaccessibilità: solo a gran distanza o attraverso la documentazione fotografica (divenuta ben presto oggetto di mercato) si può leggere l'opera.Questi earthworks formano un insieme eterogeneo, dove i procedimenti e le intenzioni dichiarati mutano notevolmente da un artista all'altro o da un'opera all'altra. Spostare pietre o tonnellate di terra, costruire labirinti ipogei o rampe d'accesso che non portano da nessuna parte, incidere tracciati nei prati o su impenetrabili lastre di ghiaccio artico, sezionare montagne, disegnare un tornado nel cielo con il fumo di un aereo a reazione, modellare vulcani, tracciare spirali nel cielo o su un lago salato, richiamare i fulmini, gettare asfalto in una discarica pubblica, vestire una vallata con un immenso telo... Tali operazioni accettano serenamente la loro temporaneità, e gli artisti che realizzano, nonostante titanici sforzi esecutivi, si arrendono pacificamente all'inevitabile consunzione che attende le loro opere. Interventi così estesi non possono di certo essere protetti dagli eventi atmosferici, tanto quanto la sabbia della battigia non può competere con la forza trascinatrice delle maree. Per questo motivo i lavori dei diversi e sparsi protagonisti della Land art furono raccolti insieme grazie a Gerry Schum, operatore cinematografico tedesco che ne fece un film nel 1968. Quello che oggi rimane da vedere è esposto solo nelle gallerie o nei musei, proprio quei luoghi da cui gli artisti intendevano prendere le distanze...

Paolo Mozzo