Alieni o “Pierini Della Francesca” contemporanei?


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Paolo Mozzo

“L'Arte deve disturbare, la scienza deve rassicurare.” Georges Braque

Spirale, Inghilterra. 1996
Spirale, Inghilterra. 1996
I cerchi nel grano, conosciuti anche come agroglifi o crop circles (dall'inglese crop = coltivazione, messe; circle = cerchio) sono aree di campi di cereali, o coltivazioni simili, dove le piante risultano appiattite in modo uniforme, formando figure geometriche, zoomorfe e frattali più o meno complesse, visibili nella loro totalità solo dall'alto. Le prime formazioni si hanno a partire dal 1970 e vengono rinvenute in Inghilterra, in particolar modo nella zona sud, ricca di colline e grandi appezzamenti di terra coltivata. Col passare degli anni, dai primi pochi cerchi nelle campagne inglesi, il fenomeno si è diffuso in tutto il mondo, anche in Italia. Ad oggi, migliaia di campi di grano hanno ospitato cerchi e figure sempre più complesse. Di tale fenomeno se ne trova testimonianza in un pamphlet del 1678 dove viene rappresentato il diavolo mietitore che traccia i confini in un campo. Ma si trattava di un comune libello morale, in uso in quell'epoca, riguardante la dualità ricco-povero, lungi dall'avere alcuna correlazione con i cerchi nel grano. In seguito l'argomento acquisì interesse scientifico e, nel 1880, venne trattato sulla rivista Nature da John Rand Capron (Nature 22, 290-291, 1880) che tentò di spiegare il fenomeno riconducendolo al turbinio di venti ciclonici. Tale ipotesi venne ripresa e sviluppata un secolo dopo, nel 1980, dal meteorologo Terence Meaden (della Dalhousie University, Canada). Ciò però non spiegava il comparire di immagini sempre più complesse, evidentemente realizzate da una volontà creativa, artistica, scientifica e matematica. Alcune testimonianze che parlavano di misteriosi dischi luminosi volteggianti sui campi, rafforzarono l'idea che a produrre tali opere fossero delle entità aliene, quantomeno non identificate. Gli ufologi e gli amanti dei misteri trascendentali esultarono di gioia ma, da lì a poco, nel 1991, due artisti buontemponi -Douglas Bower e David Chorley- confessarono pubblicamente di aver realizzato una burla nei campi dell’Hampshire, incitati dalla lettura di articoli che attribuivano tali formazioni all’intervento degli UFO. Dagli ultimi resoconti, Richard Taylor (professore di fisica, psicologia ed arte al dipartimento di fisica dell’Università dell’Oregon, Eugene, Oregon, USA) sostiene che dietro i cerchi nel grano ci sarebbero dei team, gruppi ben organizzati di artisti, matematici e informatici. Le loro realizzazioni rientrerebbero nella corrente che già da tempo è stata definita Land Art, dove le opere vengono "donate" alla natura, destinate a ritornare ad essere parte del paesaggio. I crop circles odierni sono tracciati con computer, puntatori laser e tecnologia satellitare. La particolare piegatura degli steli vegetali ha anch’essa una funzione artistico-estetica. Come spiega John Lundberg, uno dei rari cropartisti rivelatori: "accettiamo che l’uomo sia andato sulla Luna – anche se ancora qualcuno non ci crede – e non che possa fare dei disegni in un campo". Tra l'altro Lundberg sostiene di utilizzare “banali” software CAD per disegno tecnico. In Italia, il veronese Dario Gambarin, si dedica alla Land art con un trattore..A partire dal 1995, artisti e appassionati inglesi si riunirono per formare un gruppo in grado di creare disegni nel grano sempre più spettacolari. Il gruppo prese il nome di "Circlemakers"e le opere da loro prodotte sono tra le figure più complesse, intricate e geometricamente perfette mai viste prima, insomma dei piccoli Piero Della Francesca all'opera tra i cereali. Realizzano disegni nel grano anche su commissione, per conto di agenzie pubblicitarie e produzioni televisive. Gli “ingredienti” base sono: un metro a nastro, tavole di legno e paletti per marcare le posizioni. L'unica accortezza per raggiungere il campo “favorevole” è utilizzare le tramlines (linee usate dai mezzi agricoli) per non danneggiare la coltivazione e non lasciare tracce. Neppure l'oscurità della notte rappresenta un problema insormontabile..l'occhio umano si abitua velocemente al buio. Provare per credere....

Paolo Mozzo