Body Art


Arte Contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Marthe Happi

"Il mio corpo è più del mio corpo. Io non ho un corpo, io sono un corpo"., Emmanuel Mounier

img

E' al termine degli anni Sessanta che il baricentro dell'arte si è definitivamente spostato: l'artista non " rappresenta " ma presenta, non si preoccupa del fare, semplicemente è. I presupposti sono già evidenti nei lavori di Piero Manzoni e Yves Kline: si afferma una nuova concezione creativa nella quale si impongono pratiche legate alla mente e al corpo dell'artista. La Body Art si impone sul piano del comportamento contrapposto a "opera" che porta alle estreme conseguenze il processo iniziato con gli happenings e le performances. L’oggetto della Body art è il corpo dell'artista stesso, le cui azioni hanno un forte significato simbolico, incentrate talvolta su forme di autolesionismo, corredate da travestimenti, musica, testi e scenografie. Alcune performances risultano spesso estreme e pericolose, al fine di esorcizzare il corpo per liberare l’anima. L'artista utilizza la sofferenza fisica come presa di coscienza del proprio limite, passaggio iniziatico che ha come meta la catarsi e l'estasi. All'interno dell'Azionismo viennese troviamo gli esponenti più radicali e teatralmente masochistici della Body Art..l'impatto non è certo consigliabile a tutti gli stomachi, ma le loro azioni hanno fatto il giro del mondo per il loro eccesso spettacolare, dove veramente l'artista sorride in faccia alla morte. Hermann Nitsch, per citare un esempio, presenta "performance rituali" che fanno riemergere istinti dal gusto decisamente freudiano: Eros e Thanatos si mescolano con carne e sangue. Domina il monocromo rosso, in attesa della purificazione. Nitsch fece parte del famoso gruppo di bodyartisti viennesi insieme a Gunter Brus, Otto Muehl, Arnulf Rainer e Rudolf Schwarzkogler. Quest'ultimo, suicidatosi in circostanze ancora da chiarire, realizza le sue performance in privato, rendendole successivamente pubbliche attraverso le foto realizzate. Ferite, mutilazioni, autocastrazione, Schwarzkogler sublima la violenza dell'uomo sottomesso, schernito, oltraggiato, tramite l'unico strumento a sua disposizione: il corpo dell'artista. Passando ad altro genere di sperimentalismi corporei, troviamo un utilizzo sempre più accentuato delle nuove tecnologie, utilizzate come "protesi" laddove lo strumento-corpo risulta inadeguato (celebre è la costruzione del "robot di carne" di Marcel Lì Roca Antunez). A mezzi audiovisivi fanno ricorso artisti come Oppenheim, Graham, Plessi, Kubish. L'uso esclusivo dal video o della fotografia in sostituzione totale dell'azione, caratterizza i lavori di Valie Export, Hidetoshi Nagasawa e Lucas Samaras. Un'altra componente della Body Art è il ricorso ai travestimenti, validi strumenti passivi nelle citazioni mitologico-storiche di Luigi Ontani; nell'indagine della relazione uomo-donna di Urs Luthy e nella riproposta androgina delle dive del cinema holliwoodiano di Yasumasa Morimura. Un posto a parte merita la coppia Gilbert&George, in quanto il loro travestimento non era temporaneo ma quotidiano, indistintamente impastato di "abiti autorità" e giorni clonati l'uno sull'altro. Anche la riflessione sulla condizione femminile è passata attraverso la Body Art, insieme alle componenti socio-culturali riportate dai lavori di Katharina Sieverding, Ulrike Rosenbach e Rebecca Horn. Ma è con Gina Pane (focus della prossima settimana) che si raggiungeranno i risvolti più poetici di un corpo misticamente prestato all'arte.


Marthe Happi